Nilde Iotti: la politica come scelta di vita

Di Francesca Rao – Leonilde Jotti, comunemente nota come Nilde Iotti, donna di alto profilo umano, politico, morale, può essere considerata la madre della nostra Repubblica.

Conseguita la laurea in lettere, si dedicò poco all’insegnamento, preferendo di gran lunga l’attivismo politico tanto che, dopo l’adesione dell’Italia alla Seconda Guerra Mondiale, entrò nelle file della Resistenza, assumendo il ruolo di porta-ordini, uno dei più pericolosi assunti dalle donne, attraverso il quale i partigiani tessevano la fitta rete di intrecci politici, che portarono l’Italia alla liberazione dall’occupazione nazi-fascista.

Il suo impegno fra i partigiani, le consentì poco più che ventenne di essere designata responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, aperti alle donne di ogni convinzione politica e religiosa. I Gruppi di Difesa della Donna e di Assistenza ai Combattenti della Libertà, si diffusero su tutta la penisola ancora occupata, perseguendo l’obiettivo di mobilitare, attraverso un’organizzazione capillare e clandestina, donne di età e condizioni sociali differenti, per far fronte alla raccolta di indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani e per portare messaggi, custodire liste di contatti, preparare case-rifugio, trasportare volantini, opuscoli ed anche armi.

Nell’autunno del 1945 diventò segretario provinciale dell’Unione donne in Italia (Udi). Grazie alla capacità organizzativa e all’impegno dimostrati nei Gruppi di Difesa della Donna prima e nella conduzione dell’Udi poi, Nilde Iotti guadagnò apprezzamento e consensi a livello locale, tanto che venne eletta, nella primavera del 1946, al consiglio comunale di Reggio Emilia, come indipendente nelle liste del Pci. Successivamente si scrisse al Pci e il 2 giugno 1946 fu eletta deputato all’Assemblea Costituente, occasione d’incontro con il suo compagno di vita Palmiro Togliatti, leader carismatico del Pci.

Pur affermando il valore della famiglia, sostenne la necessità di emancipare la donna dalla condizione di arretratezza e di inferiorità in cui versa in tutti i campi della vita sociale e di garantirle una posizione giuridica che le riconosca la piena dignità di cittadina. Ha combattuto per l’affermazione del principio della parità tra i coniugi, del riconoscimento dei diritti dei figli nati fuori dal matrimonio e delle famiglie di fatto, dichiarandosi contraria all’introduzione del principio dell’indissolubilità del matrimonio nella carta costituzionale.

Nel 1963, rieletta deputata, divenne membro della Commissione affari costituzionali e si occupò del problema della collocazione delle donne nel mondo del lavoro e delle tematiche relative alla famiglia. A partire dalla V legislatura assunse un ruolo di punta nei dibattiti sulle riforme civili, impegnandosi a fondo nella battaglia in favore dell’introduzione del divorzio nell’ordinamento giuridico italiano e nella successiva battaglia referendaria per il mantenimento della legge.

Nel 1969, quando per la prima volta i parlamentari comunisti entrarono a far parte della delegazione italiana al Parlamento europeo, Nilde fu tra questi, esercitando il mandato parlamentare europeo per ben 10 anni. La priorità assoluta sulla quale si impegnò fu l’elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo.

Tra i protagonisti della riforma del diritto di famiglia, il cui iter parlamentare si concluderà nel 1975, il 20 giugno 1979 venne eletta come Presidente della Camera dei Deputati, la prima donna a ricoprire tale carica. Confermata nel 1983 e nel 1987, ha guidato l’Assemblea di Montecitorio per tredici anni consecutivi, esercitando il mandato più lungo della storia repubblicana.

Mi piace pensare che se i problemi di salute non avessero avuto il sopravvento nella sua vita, Nilde sarebbe potuta essere la Prima Presidentessa della Repubblica Italiana.

E’ proprio la visione alta della politica, come attività nobile e disinteressata, come strumento per cambiare la società e per promuovere dignità, diritti, libertà delle donne che fa di Nilde un esempio da proporre alle giovani di oggi. La sua attività a livello istituzionale ci offre dunque un insegnamento assai attuale, nel momento in cui siamo tutti chiamati a sventare il pericolo di uno stravolgimento della nostra Costituzione.

Tener viva la memoria di Nilde Jotti, significa anche rinfrescare il ricordo delle lotte delle donne italiane per la loro emancipazione, cui Nilde diede un contributo decisivo.


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