A un anno dall’elezione di Trump, la Cina sembra più amica

Di Rita Blandino – Sembra ieri quando in America veniva eletto il 45esimo presidente degli Stati Uniti; in quella giornata di novembre Donald Trump, imprenditore e personaggio televisivo newyorkese, superava le aspettative smentendo tutti i sondaggi e mandando in fumo il desiderio di quel 48% di americani al voto di vedere al potere la candidata del partito democratico Hillary Clinton.

Tra i numerosi punti che hanno contribuito alla sua ascesa emerge la questione cinese, che Trump si era ripromesso di risolvere entro un anno dalla sua vittoria e che, proprio in questo periodo di celebrazione del suo primo anno da presidente, torna al centro dei suoi pensieri e di quelli dei suoi seguaci.

Il fatto che la Cina sia stata oggetto di accusa nel corso di tutta la campagna elettorale del tycoon, non stupisce Pechino che si trova spesso al centro di dibattiti americani e che, andando oltre i discorsi di propaganda, sembra aver concepito positivamente l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Lo dimostrano i toni distesi mantenuti da Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, nonostante le accuse mosse da The Donald, secondo cui il Gigante asiatico sta «stuprando» il paese.

Chiaramente a tenere calmi gli animi a Pechino sono anche e soprattutto i numeri; è infatti indispensabile tenere a mente che mentre Trump accusava la Cina di approfittarsi delle libertà offerte da politiche globali di cooperazione e collaborazione, questa registrava da anni un avanzo commerciale crescente nei confronti degli Usa. Nel 2015 ha raggiunto 260,8 miliardi di dollari, valore che è continuato a crescere facendo allarmare sempre più gli States, da tempo in vetta alla classifica delle potenze commerciali di tutto il mondo. Da qui l’interesse di Xi Jinping di mantenere e rafforzare i rapporti con la White House e, rispettivamente, quello di Trump di cambiare il modo di gestire l’affare cinese cercando di apportare cambiamenti significativi.

A un anno di distanza i cambiamenti sembrano cominciare ad arrivare: i toni aspri del presidente americano hanno lasciato spazio al dialogo e a una nuova fase di collaborazione e intesa che ha preso corpo proprio a novembre 2017. Quest’occasione ha inoltre ribadito l’importanza e il peso  attribuiti dal governo statunitense alla questione cinese. Se non gestita in modo consono potrebbe compromettere – più di quanto non abbia già fatto – la crescita degli Usa.

Sulla base di questo Trump si è mosso per cercare di mettere in chiaro alcuni punti per lui fondamentali. Tra questi: la questione coreana e quella commerciale, entrambe al centro dell’attenzione nazionale ed internazionale.

Sulla prima sembra che Cina e Usa siano arrivati ad un punto di incontro in sede di Consiglio di Sicurezza Onu quando entrambi hanno espresso il loro voto a favore per le sanzioni contro la Corea del Nord e le politiche nucleari di Kim Jong-un. Chiaramente non sono mancati i dubbi soprattutto dopo che la Cina è stata accusata di aver venduto greggio al paese nonostante i divieti da essa stessa promossi. Tuttavia il presidente Xi Jinping ha sempre negato; in effetti un’azione simile sembra avere per poco senso poiché la Cina, detenendo il potere di veto al Consiglio, avrebbe potuto opporsi fin da subito all’imposizione di tali sanzioni dimostrando i potenziali danni economici e commerciali di cui avrebbe sofferto in sede di attuazione.

Sulla seconda persistono ancora incertezze dal momento che si tratta di una problematica che si protrae nel tempo portando gli Usa a soffrire un disavanzo commerciale in rapporto alla Cina pari a 347 miliardi di dollari nel 2016, cifra che tra l’altro, continua a crescere costantemente e che i precedenti governi non sono riusciti a gestire.

Ad ogni modo anche in questo caso non sono mancati gli sforzi di collaborazione da entrambe le parti ed un impegno serio del presidente Trump che ha portato alla stipulazione di accordi commerciali per 253 miliardi di dollari. Tali accordi dovrebbero attutire parzialmente il problema se non fosse che, secondo quanto riportato dall’incontro tra Trump e Jinping, l’avvio degli stessi avverrà nel lungo periodo e in modo non vincolante. Un velo di incertezza rimane presente. Tuttavia ciò non sembra compromettere i rapporti Usa-Cina, soprattutto se si considerano i dati aggiornati sulla crescita economica e commerciale della Cina che dovrebbero fungere da garanzia al mantenimento dei suoi impegni con lo stato americano.

Gli impegni presi dalle due potenze economiche dimostrano che non solo qualcosa si stia muovendo, ma anche che, contrariamente alle aspettative di un anno fa, i rapporti sino-americani si stanno consolidando dando spazio a una nuova era di collaborazione fra giganti.


 

 

 

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