Francia, Macron salva l’Europa, almeno per ora

Di Mario Montalbano – Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Repubblica francese. Le prime proiezioni e il successivo spoglio hanno confermato in numeri le sensazioni della vigilia. Più del 60% dei francesi ha deciso di premiare al ballottaggio il leader di “En Marche!”. Battuta Marine Le Pen, che come il padre nel lontano 2000 si deve fermare al secondo turno nella corsa all’Eliseo. Esultano i leader europei e i vertici comunitari, che vedono allontanarsi lo spettro di una exit in salsa transalpina.

«Stasera la Francia ha vinto», ha detto Macron all’arrivo sulla piazza del Louvre, davanti alla folla che lo attendeva. Poco prima, invece, il nuovo presidente tramite Twitter aveva dichiarato all’Afp che per la Francia si tratta di «nuova era di speranza e fiducia». Da parte di Macron, però, non solo parole di felicità. Piuttosto la coscienza «delle divisioni che hanno portato a voti estremi», con chiaro riferimento ai voti raccolti da Marine Le Pen.

Una consapevolezza che nasce direttamente dai contenuti che hanno caratterizzato la campagna elettorale delle Présidentielle. La paura per il terrorismo, le difficoltà economiche figlie del periodo di crisi globale, le tensioni sociali nelle zone più disagiate. Tutti punti discussi e nevralgici nel corso degli ultimi mesi. E che inevitabilmente hanno finito per incidere sulle urne, spingendo, dati alla mano, molti francesi a non andare a votare o persino ad annullare la propria scheda (oltre il 10%). Rilevante soprattutto l’oltre 25%, invece, di astenuti, record assoluto dal lontano 1969, che nasconde il disagio di un elettorato che non si è rivisto nella proposta della continuità di Macron, ma neanche in quella sovranista e nazionalista della Le Pen.

Numeri che rafforzano la convinzione che, forse, mai come questa volta si tratti realmente più di un’occasione mancata per la figlia di Jean-Marie che di una vittoria di Macron. Favorita per mesi, il leader del Front National non è riuscita ad allontanare da sé i giudizi che la inquadravano fin troppo nell’estremismo di destra. Vane e tardive sono state le parole moderate sulla Frexit e non solo. Il risultato è stato solo quello di spaventare quanti, seppur vogliosi di un cambiamento, hanno preferito non esprimersi. Lasciando spazio a chi comunque, al peggio rappresentato dalla Le Pen, ha preferito il “male minore”, Macron. Un giovane, che dopo esser stato ministro di Hollande, ha deciso di rendersi indipendente, a parole, dalla destra e dalla sinistra, per poi riuscire a vincere anche grazie al loro sostegno.

Di certo, la sua vittoria rende felice l’Unione europea, che dopo la Brexit, fa i conti con l’ennesimo pericolo euroscettico scampato dopo Austria, Spagna e Olanda. Ma, resta un dato: la Le Pen sola contro tutti gli altri partiti sta sopra il 30%, un terzo dell’elettorato insomma. Il pericolo è ancora vivo ed è bene che l’Europa lo capisca presto.


6 risposte

  1. 17 Maggio 2017

    […] Dopo la nomina di Edouard Philippe come primo ministro, ecco la composizione della squadra di governo per la presidenza Macron: […]

  2. 22 Maggio 2017

    […] tesi. Con una coalizione tutta da creare, sarà la “convivenza tollerante” la strategia del neoeletto Emmanuel Macron per mettere insieme le diverse istanze, quelle uscite sconfitte dal primo turno delle elezioni, […]

  3. 16 Gennaio 2018

    […] dopo il successo elettorale di Emmanuel Macron alle elezioni francesi dello scorso maggio, Parigi tornava ad evidenziare il proprio interesse per la Françafrique (l’insieme dei Paesi […]

  4. 21 Maggio 2018

    […] Francesco Paolo Marco Leti – L’inizio della Presidenza Macron era stato salutato con ottimismo, sia all’interno della Francia che all’estero. Sembrava che il […]

  5. 21 Maggio 2018

    […] in politica estera di Emmanuel Macron al primo anno da presidente della Repubblica francese. Da “salvatore” dell’Unione con il successo al ballottaggio di poco più di un anno fa, il 7 maggio 2017, nei confronti di Marine Le Pen, il giovane leader di […]

  6. 4 Giugno 2018

    […] per la Spagna, passando per paesi fondatori e centrali per le dinamiche comunitarie come Francia e Germania. Non è stato così per l’Italia, però, dove il voto del 4 marzo ha, invece, […]

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