Per qualche dollaro in più, il secondo capitolo della “trilogia del dollaro”

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Secondo capitolo della cosiddetta trilogia del dollaro, “Per qualche dollaro in più” viene proiettato in pubblico per la prima volta il 18 dicembre 1965. 


Dopo lo straordinario successo ottenuto nel 1964 con Per un pugno di dollari, il regista Sergio Leone insiste col genere western e, grazie al finanziamento dell’avvocato Alberto Grimaldi, già avviato nell’ambito della produzione cinematografica, il nuovo progetto inizia a prendere forma. Il soggetto partiva dalla storia di due cacciatori di taglie, uno giovane e uno anziano, che si alleano per catturare un fuorilegge. Ultimata la bozza del trattamento, Leone lavora alla sceneggiatura assieme al cognato Fulvio Morsella e allo sceneggiatore Luciano Vincenzoni. 

L’elemento chiave dell’azione è l’antagonismo tra i due protagonisti, cioè i due cacciatori di taglie: il Monco e il colonnello Douglas Mortimer. Per interpretare il primo personaggio la scelta ricade fin dall’inizio su Clint Eastwood, già assoluto protagonista in Per un pugno di dollari. Più complessa invece risulta l’attribuzione dell’altra parte, alla luce dei rifiuti degli attori Henry Fonda e Charles Bronson; a pochi giorni dall’inizio delle riprese, Leone riesce a convincere Lee Van Cleef. Scontata, così come per Eastwood, la conferma di Gian Maria Volonté – anche lui già impegnato in Per un pugno di dollari – nel ruolo del cattivo, il fuorilegge messicano El Indio.

Il film viene girato quasi esclusivamente in Spagna, eccezion fatta per alcune scene dei vari set interni, girate negli studi di Cinecittà, a Roma. Oltre a Eastwood, Volontè e Van Cleef, fanno parte del cast anche altri attori già visti nel primo film western di Leone, come Mario Brega, Joseph Egger, Lorenzo Robledo e Aldo Sambrell.

Le vicende della trama si sviluppano nel New Messico. L’Indio riesce a evadere dal carcere grazie all’aiuto della sua banda e organizza un assalto alla banca di El Paso, dove sono depositati oltre mezzo milione di dollari. Sulle loro tracce si mettono il Monco e il colonnello Douglas Mortimer, due cacciatori di taglie implacabili. 

Sebbene siano animati da scopi differenti e portino avanti il loro mestiere in maniera diversa, i due protagonisti trovano un accordo per seguire da vicino le mosse della banda dell’Indio e guadagnare così le taglie che pendono sulle loro teste. La scena del confronto tra il Monco e il colonnello è una delle più significative del film: al duello tra le capacità balistiche corrisponde il duello psicologico tra i due protagonisti.

Dopo aver concordato un piano di azione, il Monco riesce a infiltrarsi all’interno della banda, mentre il colonnello opera all’esterno. Assaltata la banca di El Paso e trafugata l’enorme somma di denaro, per l’Indio sorge il problema della custodia e della spartizione del bottino. Grazie alla collaborazione del fido El Nino, decide di sfruttare i due bounty killer contro gli uomini della sua banda, che vengono così eliminati uno dopo l’altro. 

Si arriva quindi alla resa dei conti finale tra l’Indio e il colonnello Douglas Mortimer, con il Monco nelle vesti di spettatore e al tempo stesso di arbitro. In questa scena il film raggiunge il suo apice e l’intreccio della storia trova la sua risoluzione. Il gioco di sguardi, le musiche, gli stacchi in primo piano sui tre protagonisti del film: sono tutti elementi fondamentali sui quali Leone tornerà nel triello finale de Il buono, il brutto e il cattivo.

La tecnica del flashback ci aiuta a comprendere il reale motivo per cui il colonnello si era messo sulle tracce dell’Indio: lo spietato messicano, follemente innamorato della sorella di Mortimer, ne aveva infatti provocato la morte, dopo averne ucciso il marito, in preda a un raptus di gelosia. Il duello si risolve in favore del colonnello, che elimina l’Indio, sotto lo sguardo attento del Monco, autentico regista della vendetta. 

“Ragazzo, sei diventato ricco” – “Siamo diventati ricchi” – “No, tu solo, e te lo sei meritato” – “E la nostra società?” – “Un’altra volta”. Questo è il dialogo conclusivo tra i due protagonisti, con il colonnello che rinuncia alla sua parte di bottino, pago di aver appunto vendicato l’uccisione della sorella e del cognato. Il Monco sarà quindi l’unico a incassare la ricompensa in denaro per taglia dell’Indio e della sua banda. L’ultimissima scena ritrae infatti il giovane cecchino davanti al carro pieno dei cadaveri, ciascuno dei quali corrisponde alla sua taglia. 

Leone ci riserva l’ennesimo colpo di scena, che però non ribalta minimamente il senso della storia. Groggy, l’ultimo degli uomini dell’Indio ad arrendersi, ferito ma non in maniera mortale, si era nascosto durante il duello finale. Il Monco, al conteggio delle varie taglie, intuita la minaccia, dimostra ancora una volta la sua freddezza, uccidendolo.

“Che succede, ragazzo?” – “No, niente vecchio, non mi tornavano i conti: ne mancava uno!”. Queste le due battute finali che suggellano il rapporto tra i due protagonisti del film – chiave di lettura centrale dell’intera pellicola – fondato sul mutuo rispetto e sulla stima reciproca.

Cala così il sipario sul secondo capitolo della saga western di Leone. Con un incasso pari a tre miliardi e mezzo di lire, il film risulta il più visto dell’intera stagione in Italia. Ancora oggi, nella classifica dei film italiani più visti di sempre, Per qualche dollaro in più occupa la quinta posizione, grazie ai suoi 14 543 161 spettatori. Le meravigliose composizioni musicali di Ennio Morricone scandiscono in maniera magistrale le scene più importanti della pellicola, attribuendogli ulteriore pathos. Ingredienti essenziali del film sono la fotografia di Massimo Dallamano, il montaggio curato da Eugenio Alabiso e Giorgio Serralonga, gli effetti speciali di Giovanni Corridori, la scenografia e i costumi di Carlo Simi, il trucco di Rino Carboni.

Il genio di Leone, assieme a quelli di Morricone e di Eastwood, darà vita anche a un terzo capitolo della trilogia del dollaro, l’anno successivo, con Il buono, il brutto e il cattivo. Se nel primo film Per un pugno di dollari venivano lanciati i tratti caratteristici di un genere, nel secondo si notano la conferma di alcuni di questi e l’introduzione di nuovi spunti. La collocazione mediana a livello temporale rende forse meno noto Per qualche dollaro in più rispetto agli altri due capitoli della trilogia. L’intreccio entusiasmante della trama, nonché il successo ottenuto al botteghino e tributatogli dalla critica, ne fanno comunque una delle più importanti produzioni della storia del cinema.


Francesco Polizzotto

Direttore editoriale di Eco Internazionale, responsabile "Storie di Sport". Tra le mie passioni segnalo la storia, il giornalismo ed il Milan. Sono strano, sono di destra ma ho anche dei difetti.

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