Olimpiadi ed economia | Il Comitato Olimpico Internazionale e i primi Giochi olimpici

Di Ugo Lombardo – Il Comitato Olimpico Internazionale, con sede a Losanna, è composto da 126 membri (atleti, leader delle federazioni internazionali e capi dei Comitati olimpici nazionali) eletti ogni anno, e da 205 comitati olimpici nazionali. Compiti del Comitato Olimpico Internazionale sono: ricevere le candidature per l’organizzazione dei Giochi olimpici estivi e invernali, procedere all’assegnazione tramite votazione dei propri membri ed inoltre, coordinare i Comitati Olimpici Nazionali e altre organizzazioni collegate, che assieme formano il Movimento Olimpico.

Nel corso della loro evoluzione storica, alle Olimpiadi è stata riconosciuta l’occasione per potere fare grandi affari economici. Infatti, dato lo spirito del capitalismo, si è instaurata una politica d’investimenti in opere pubbliche che ha portato da un lato a costruire molto, ma dall’altro ad edificare monumenti allo spreco facendo bruciare una quantità di denaro esagerata a chi ha osato troppo, con il rischio di banca rotta per il paese organizzatore.

Se si pensa, infatti, ai giochi olimpici di Atene 2004, le spese pazze per i lavori di preparazione (circa 10 miliardi di euro) hanno portato a fare crescere in modo esorbitante il debito pubblico greco (circa del 5,3%) contribuendo allo sviluppo delle crisi economica in questo paese con la conseguenza di sanzioni da parte dell’Unione Europea. Proprio per questo, a partire da Atene 2004, il CIO ha deciso di assicurare i giochi olimpici internazionali definendo una copertura assicurativa.

La storia delle Olimpiadi ha avuto un’evoluzione, sotto l’aspetto dell’investimento economico, decisamente interessante. Lo stesso barone de Coubertin aveva già intuito che, per dare maggiore risonanza all’evento, era inevitabile e necessaria una base economica concreta oltre al supporto dello Stato, ai fini dell’organizzazione delle Olimpiadi. Questo, nonostante la Carta Olimpica prevedesse che i Giochi dovevano essere affidati alle città e non alle nazioni.

Si è passati da un periodo in cui le Olimpiadi erano “povere” durante il quale i ricavi erano minimi, fino ad arrivare al periodo successivo alla seconda guerra mondiale durante il quale, l’avvento della televisione, la svolta dei diritti televisivi, l’incremento del marketing e delle sponsorizzazioni, hanno permesso grandi guadagni mutando completamente l’aspetto economico delle Olimpiadi.

L’organizzazione dei primi giochi Olimpici è stata realizzata tramite gli investimenti personali del barone de Coubertin, donazioni private e vendita di una serie filatelica di francobolli raffigurante corridori in azione. Tuttavia, l’unica Olimpiade in questo periodo a portare reali profitti fu quella organizzata a Los Angeles nel 1932. Nonostante gli effetti della crisi finanziaria del 1929, l’Olimpiade fu un totale successo grazie all’ottima politica del membro statunitense del CIO William Garland. Egli, infatti, aveva lanciato una campagna di sostegno emettendo “buoni olimpici” riuscendo a vendere 1.250.000 biglietti con un profitto netto, coperte le spese, di 1.000.000 di dollari, cosa che non si sarebbe ripetuta fino agli altri Giochi di Los Angeles del 1984.

Per la svolta economica fondamentale per i giochi Olimpici bisogna, però, aspettare il 1948. In quell’anno, infatti, fu stipulato il primo contratto con la televisione, documento che gettò le basi per la nascita di un rapporto sui diritti di ripresa e trasmissione concessi dal Comitato organizzatore, in nome del CIO, ad un canale televisivo. L’operazione avvenne con la BBC e l’impegno economico fu di circa 3.000 dollari. Questo portò nel 1958, durante la sessione olimpica di Tokyo, all’inserimento nella Carta Olimpica dell’articolo 49 che recita: «I diritti per le trasmissioni televisive saranno venduti direttamente dai Comitati organizzatori delle città che dovranno allestire i Giochi, ma sempre dopo l’approvazione del Comitato olimpico internazionale, e le entrate dovranno essere distribuite in accordo con le istruzioni del Comitato».

In Italia il primo grande contratto televisivo fu firmato nel 1960 per i giochi di Roma durante i quali Giulio Onesti, presidente del CONI in quel periodo, ottenne la garanzia economica da uno dei più grandi network televisivi degli Stati Uniti d’America la CBS (Columbia Broadcasting System). In questo modo si sostenne un’Olimpiade che disponeva già di 50 milioni di dollari accumulati tramite il totocalcio, utilizzati per costruire 12 nuovi impianti fra cui il villaggio olimpico oltre il Tevere collegato agli altri impianti da un nuovo ponte.

Roma gettò una nuova base sportiva per il paese facendo in modo che il denaro speso per quell’olimpiade servì realmente per la causa dello sport nazionale. I contratti televisivi fecero cambiare direzione economica alle Olimpiadi portando miliardi nelle casse degli organizzatori e del CIO che, in gran parte, furono spesi per lo sviluppo dello sport nel mondo.


 

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