Iran, i missili USA non erano mai stati così pronti

Iran. Missili USA mai così pronti

L’imponente assedio navale USA stringe l’Iran. La Casa Bianca valuta l’attacco, mentre i fragili equilibri diplomatici arrivano a un bivio.


La tensione geopolitica internazionale in Medio Oriente ha raggiunto una nuova soglia critica, delineando uno scenario tattico che non si registrava dalle imponenti manovre strategiche degli anni Novanta.

Nelle ultime settimane, il teatro operativo del quadrante dentro cui è inserita anche la questione di Israele ha visto un nuovo slancio delle forze armate statunitensi – questa volta di proporzioni eccezionali – configurando un dispositivo aeronavale e terrestre capace di proiettare le rivendicazioni belliche iniziate sotto la presidenza Trump con il bombardamento congiunto ad Israele delle presunte basi nucleari dell’Iran verso un nuovo caldissimo livello di tensioni.

Iran, i missili USA non erano mai stati così pronti

Fonti vicine ai vertici del Pentagono stanno lanciando messaggi di imminente incursione massiccia nel volgere al massimo entro il fine settimana. Le recenti rilevazioni satellitari e le analisi di intelligence confermano un massiccio potenziamento USA delle infrastrutture di difesa aerea, con l’attivazione di molteplici batterie missilistiche avanzate e scudi antimissile dislocati capillarmente nei presidi alleati strategici oltre che in Europa anche in Giordania, Kuwait e Qatar.

Ma non solamente queste, sul fronte marittimo la flotta americana ha mobilitato due imponenti gruppi d’assalto con portaerei a propulsione nucleare che stanno convergendo in direzione Iran, portando in dote squadroni di caccia multiruolo di ultima generazione, sofisticati velivoli invisibili ai radar e assetti tecnologici di avanguardia dedicati al disturbo delle comunicazioni e al controllo dello spazio aereo.

Questa mobilitazione, di fatto la più vasta dai tempi della Guerra del Golfo, risponde a una complessa logica di pressione adottata dalla Casa Bianca nei confronti del regime di Khamenei dentro lo schema di Trump nei confronti delle nuove guerre intrattenute dagli Stati Uniti.

Massimizzare i dividendi diplomatici con l’Iran e consolidare la leadership esterna USA

L’obiettivo più soft della complessa strategia multidimensionale americana di Trump è costringere il Regime di Teheran a cedere terreno prezioso sul fronte negoziale, arginando primariamente l’espansionismo regionale dell’establishment persiano.

Iran, i missili USA non erano mai stati così pronti

Parallelamente ai preparativi bellici, infatti, i corridoi istituzionali di Ginevra stanno ospitando consultazioni serrate e prolungate tra squadre diplomatiche di entrambi i paesi. Squadre di esperti e inviati speciali dentro la cornice del Board of Peace ufficialmente per risolvere la questione Gaza lavorano ininterrottamente per definire un rigoroso perimetro di accordo che scongiuri una deflagrazione delle fragili dinamiche di tutto il Medio Oriente venute allo scoperto dopo l’attacco di Israele.

Ma non è secondaria l´impostazione di Trump di voler capitalizzare il momento favorevole dopo la neutralizzazione del regime di Maduro – praticamente senza sparare un colpo d´arma da fuoco – incassando un altro regime change in uno dei paesi storicamente tra i più ferocemente avversi all´America ed all´occidente, fruttando la sospinta popolare delle proteste interne e la componente emotiva degli esuli iraniani sparsi per il globo per accrescere la sua figura di risolutore in scacco all´ordine internazionale.

La ristretta finestra di opportunità per un compromesso solido si sta rapidamente polverizzando, lasciando presagire giornate che segneranno irreversibilmente l’architettura della sicurezza contemporanea.

Lascia un commento

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere