Iran tra sanzioni e ribellione, Teheran spegne gli incendi col sangue
Iran sull’orlo del collasso: sanzioni record, inflazione galoppante e repressione nel sangue. Teheran sfida le proteste e l’ombra di Trump.
La nascita delle proteste in Iran
Le proteste di queste settimane in Iran che vanno avanti dal termine del 2025, dal 28 dicembre circa, nascono come molte altre proteste possono nascere. Si parte dalla motivazione economica, una economia debole e vacillante che non si è mai del tutto ripresa dal movimento inflattivo e dalle misure della pandemia. A questo si sono aggiunte le crisi dell’acqua e quella energetica, con un paese che vive continui blackout e ormai all’esasperazione totale.

Inoltre, la situazione di politica estera con la guerra di 12 giorni vissuta contro Israele, che ha visto il bombardamento dei siti nucleari iraniani. ha portato a una forzata interruzione, voluta dal governo di Teheran, del monitoraggio degli stessi da parte della comunità internazionale. Questo atto, preso come segno di ostilità, ha portato a un nuovo giro di sanzioni che ha alla fine smosso del tutto un equilibrio già di suo molto precario.
Il valore della moneta iraniana, il Rial, è al momento infatti paragonabile a quello della carta straccia. E questo ha suscitato le prime proteste proprio dalla roccaforte dei cosiddetti Bazaari, categoria che detiene il potere commerciale e molto cara alla teologia di Teheran. La protesta si è poi diffusa a macchia d’olio in altre città, e ha coinvolto anche tante altre parti della società iraniana, con un sommovimento che non conosceva numeri simili dal 2022, quando l’uccisione di Mahsa Amini da parte della polizia morale islamica portò ai cortei di massa sotto lo slogan “Donna, vita e libertà”. Ma, fino ad oggi, non ci si era forse resi conto di quanto potesse essere grave la situazione.
Le conseguenze a livello interno e internazionale
Le proteste, ad oggi, hanno portato il governo dell’Iran a una repressione nel sangue, con un blocco dell’internet e delle connessioni che impedisce di quantificare le vittime in modo preciso. Ma la repressione armata sembra contare già circa 500 vittime e diecimila arresti, grazie ai rapporti delle organizzazioni non governative presenti nel paese.
Questi numeri sono catastrofici e potrebbero portare ad una grave perdita di fiducia verso il governo, e quindi a un eventuale inasprimento delle sommosse già piuttosto gravi. I morti vengono abbandonati, secondo alcuni rapporti, davanti agli obitori degli ospedali in Iran. Gli attacchi dei soldati sono mirati a uccidere i manifestanti, nella speranza di reprimere una fiamma ormai accesa e parecchio pericolosa.
Inoltre, una situazione del genere potrebbe anche portare a una esposizione di un fianco piuttosto debole nei confronti degli avversari esterni, tra i quali figurano sicuramente due grandi nomi: Israele e USA.

Il governo iraniano ha fatto già sapere che qualsiasi interferenza da esterni verrà considerata un attacco diretto al regime, e porterà rappresaglie adeguate: ma rimane il fatto che Donald Trump, dal suo scranno nella Casa Bianca, delibera già eventuali possibili soluzioni militari e paramilitari, come un appoggio indiretto tramite lo Starlink dell’amico Elon Musk per ripristinare le connessioni internet mancanti. E questo nonostante lo scetticismo su una manovra militare che potrebbe causare l’effetto di riunire l’Iran contro una minaccia esterna. Rimane tuttavia il peso delle parole del presidente statunitense, che inneggia a come l’Iran ad oggi cerchi “libertà”. Ma rimane da vedere il prezzo che il popolo iraniano è disposto a pagare prima di averla.


