Il rapporto sessuale non esiste: la lezione di Jacques Lacan
C’è una frase di Jacques Lacan, che ancora oggi spiazza, divide, accende discussioni infinite: «Il rapporto sessuale non esiste.». Una sentenza che suona come una provocazione, ma che in realtà è una lente lucida e spietata sul modo in cui maschile e femminile si amano.
«Il rapporto sessuale non esiste.». Indubbiamente, la frase di Jacques Lacan profondamente significativa, apre ad una riflessione: il rapporto sessuale, quando accade, non è mai un rapporto pieno, né un incontro perfettamente reciproco.
Fra il desiderio maschile e quello femminile, o più in generale, fra due soggetti del desiderio (non necessariamente nella dicotomia uomo-donna) c’è sempre un disallineamento, un corto circuito strutturale. Il desiderio non è mai sincronizzato.
L’amore nasce dal vuoto
Per Jacques Lacan, psicoanalista e psichiatra francese del secolo scorso, l’essere umano desidera perché gli manca qualcosa.Ogni volta che desideriamo qualcuno, in realtà rincorriamo la nostra mancanza, quella parte di noi che si è smarrita nel linguaggio, nel tempo, nella storia personale. Massimo Recalcati, il più noto interprete italiano di Lacan, lo traduce definendo il desiderio come figlio della mancanza, non del possesso. È la traccia di un’assenza.
Ecco perché il desiderio non si placa con il possesso: il corpo dell’altro non basta mai. Appena lo raggiungiamo, qualcosa ci sfugge. Il piacere, dice Lacan, è un istante di verità che, inaccessibile per sua stessa natura, porta con sé una condizione di enigmatica intelligibilità. Vi sono sostanzialmente due desideri e, conseguentemente due lingue diverse.

Uomo e donna (nel senso simbolico, non biologico) abitano due grammatiche del desiderio. L’uomo tende a iscrivere il proprio godimento nella logica del “fallico”, del completamento, della conquista. La donna, o meglio, la posizione femminile del desiderio, si muove su un’altra traiettoria, più fluida, più enigmatica, dell’unicità.
Da qui nasce l’incompatibilità: il desiderio maschile e quello femminile non si traducono mai completamente. Non c’è un linguaggio comune, ma solo tentativi poetici, goffi, intensi, disperati. Recalcati lo dice chiaramente: «La donna è l’enigma del desiderio maschile. È ciò che non si lascia mai catturare.»
Nell’era dell’amore liquido
Mai come oggi questa asimmetria è visibile. Viviamo nell’epoca delle app di dating, delle relazioni istantanee, dei messaggi che iniziano con un cuore e finiscono con un silenzio. L’amore contemporaneo è veloce, distratto, reversibile.

Si consuma come uno schermo che scorre, come un’esperienza da archiviare. Il problema, ovviamente, non è l’amore in sé, bensì la nostra paura della mancanza. Siamo cresciuti in un’epoca che promette pienezza, connessioni, appagamento, disponibilità, ma l’amore, quello vero, vive solo dove c’è un vuoto da colmare. E quel vuoto fa paura.
Si può sopravvivere all’incompatibilità? Esiste un modo di soprassedere l’intraducibilità della grammatica del desiderio? Lacan ci direbbe che non esiste soluzione, esiste solo il lavoro del desiderio. Una permanenza nello stato del “desiderare” che nel momento in cui viene compiuto, si perde.
Recalcati, con il suo sguardo più contemporaneo, invece apre una via possibile. La chiama “fedeltà al desiderio”: non la fedeltà all’altro, ma al movimento stesso che ci lega a lui. Amare, in fondo, non significa trovare la metà che ci completa, ma restare nella mancanza senza fuggirla, accettare che l’altro non sia mai totalmente nostro. Accettare che l’altro ci resti incomprensibile.
La vera intimità, oggi, non è la fusione, ma la capacità di abitare l’imperfezione dell’altro. Non cercare l’amore che ci somiglia, ma quello che ci sposta, che ci mette in crisi, che ci apre.
L’amore come scommessa dell’impossibile
Se quindi, Lacan ha ragione ed il rapporto sessuale non esiste davvero, allora proprio per questo, l’amore diventa possibile. Perché amare è un atto di coraggio contro l’impossibile, un gesto poetico contro la logica. È il tentativo di scrivere, ogni giorno, con un corpo, con una voce, con una mancanza, la frase che la lingua non sa dire.
In un mondo che vive di connessioni, forse la vera rivoluzione è restare osservatori dell’enigma dell’altro, senza pretendere di risolverlo. Accettare che il gioco dell’amore, non sia un videogame a livelli. Che non ci sia una soluzione, una meta da raggiungere, ma solo un mare in cui perdersi.
Di Veronica Cappellini
In copertina: L’abbraccio di Egon Schiele


