Calogero Zucchetto, il cacciatore di latitanti
Calogero Zucchetto fu un giovane poliziotto siciliano che dedicò la sua vita alla giustizia. Dalla collaborazione con Ninni Cassarà alle indagini su Cosa Nostra, il suo coraggio e la sua dedizione restano un esempio per le nuove generazioni.
Lillo, il giovane poliziotto
Calogero Zucchetto, chiamato affettuosamente “Lillo” dagli amici, nasce a Sutera il 3 febbraio 1955. A soli diciannove anni decide di entrare in Polizia, frequentando il corso di formazione lontano dalla sua amata Sicilia. Una volta terminato, sceglie di tornare nella sua terra natale per restare vicino alla famiglia e alla donna che amava. Una decisione condivisa anche dai genitori: il padre, in particolare, gli disse con affetto: «L’importante è che passi lo Stretto di Messina».
Rientrato a Palermo, Lillo viene assegnato al nucleo di scorta del giudice Giovanni Falcone. Tuttavia, quel ruolo non riesce a sentirlo davvero suo. Era un giovane pieno di energia, dotato di un grande intuito; il suo desiderio era stare in strada, tra la gente.
Dopo aver fatto richiesta, viene trasferito alla Squadra Mobile di Palermo, alle dipendenze del commissario Ninni Cassarà. Da quell’incontro nasce un legame profondo, fatto di stima reciproca, fiducia ed amicizia.
L’amicizia con Cassarà e la lotta alla mafia
Lillo lavora instancabilmente, senza orari, giorno e notte. Spinto dalla passione e dalla spigliatezza dei suoi vent’anni, trascorre le notti nei quartieri più pericolosi della città, entrando nei locali frequentati da persone poco raccomandabili. Lo fa non per temerarietà, ma con metodo e intuito, per ottenere informazioni preziose utili a rintracciare mafiosi e latitanti.
È proprio durante queste lunghe giornate e nottate di lavoro che si consolida l’amicizia con Cassarà. Insieme, a bordo della Vespa 125 di Ninni – lui alla guida, Lillo dietro – percorrono le vie di Palermo, esplorando senza sosta e, soprattutto, senza paura.
Anni di indagini dure e meticolose porteranno a risultati di grande valore, tra cui il contributo decisivo di entrambi alla stesura del “Rapporto Greco +161”. In quel documento, redatto nel 1982, per la prima volta viene fatto il nome di Michele Greco, detto “U Papa”, e la sua diretta associazione a Cosa Nostra.

Zucchetto riesce anche a instaurare un rapporto di fiducia con il pentito Totuccio Contorno, ottenendo informazioni cruciali per ricostruire le lotte interne tra le famiglie mafiose e la nuova distribuzione territoriale delle attività criminali.
Forte dei suoi successi investigativi, Lillo continua ad esplorare i quartieri più difficili anche da solo, senza l’amico e collega Cassarà. Durante una di queste indagini solitarie, sorprende insieme tre importanti mafiosi: Pino Greco, detto “Scarpuzzedda”, Mario Prestifilippo e Salvatore Montalto, boss di Villabate.
Ma Zucchetto era solo e non poteva intervenire. I tre riescono quindi a fuggire, ma lo avevano visto e soprattutto riconosciuto: «È Lillo», dissero.
Nonostante il pericolo, Zucchetto non si ferma. Con la sua determinazione riesce ad ottenere nuove informazioni e, il 7 novembre 1982, guida i colleghi della Squadra Mobile sulle tracce di Montalto, che verrà arrestato nella villa dove si nascondeva durante la latitanza.
L’attentato
Era il 14 Novembre 1982. Lillo aveva trascorso una giornata tranquilla e a sera si era recato al Bar Collica per consumare un panino ed una birra. Uscito dal locale, si reca verso la sua Renault 5, ma una moto con a bordo i killer si avvicinò al poliziotto. Fu freddato con cinque colpi di pistola alla testa.
Erano le 21.25 di una domenica sera affollata quando cadde a terra l’ennesimo servitore dello Stato.

«Di mio fratello ho un bel ricordo che si ferma all’ultimo pranzo a casa, poche ore prima della sua uccisione. Portava avanti il suo servizio con cuore e con passione» queste le parole di Santina Zucchetto, in memoria del fratello.
La storia giudiziaria
Le indagini sull’omicidio di Zucchetto confluirono anche nel Maxiprocesso. Fu accertato che gli esecutori materiali furono Pino Greco e Mario Prestifilippo, mentre i mandanti dell’esecuzione furono Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e altri mafiosi della cupola.
L’omicidio di Zucchetto nel 2011 confluì anche nel processo “Tempesta 2011”: fu individuato il terzo killer nella persona di Giuseppe Lucchese.
In memoria di Lillo
Per il suo encomiabile servizio allo Stato, Calogero Zucchetto fu insignito della Medaglia d’Oro al Valore Civile. Nel suo nome e in onore del suo coraggio, il commissario Beppe Montana e il giudice Rocco Chinnici fondarono il “Comitato Lillo Zucchetto”, con l’obiettivo di incontrare i ragazzi nelle scuole e sensibilizzare le nuove generazioni alla legalità, invitandole a non stringere mai alcun patto con le famiglie mafiose.
In occasione del primo anniversario della sua uccisione, il Comune di Sutera pose un monumento in sua memoria. Nel 2012, lo stesso Comune, insieme alla squadra di calcio locale, istituì il “Premio di Poesia Lillo Zucchetto”, per ricordare il giovane poliziotto e trasmetterne i valori di giustizia e impegno civile.
Di Ivana Costa


