Palestina-Israele, riconoscimenti e condanne internazionali

Palestina-Israele, riconoscimenti e condanne internazionali

Mentre l’Europa si muove per riconoscere la Palestina, sanzioni internazionali colpiscono i ministri di Israele Ben Gvir e Smotrich.


Il blocco granitico che sembrava la posizione di Israele nel mondo ora pare si stia sgretolando poco a poco: le istituzioni democratiche sono in una situazione di squilibrio, e le azioni in merito alla striscia di Gaza si stanno poco a poco ripercuotendo sull’ordine mondiale e sulla collocazione israeliana al suo interno. Basterà l’alleanza statunitense a mantenere la posizione di forza tanto appoggiata da Benjamin Netanyahu e dal suo governo?

La situazione del popolo palestinese nella Striscia di Gaza

Il popolo palestinese sta soffrendo la fame e la miseria, e questo ormai appare evidente agli occhi della maggior parte del mondo. Ma Israele non sembra voler mollare la presa sul territorio: anzi, si sta avviando una procedura di apertura di nuove colonie israeliane nella Striscia, in zone ampiamente contestate o apertamente appartenenti ai palestinesi.

Gli attacchi alle infrastrutture già presenti sul territorio, come scuole e ospedali, rimane un altro fattore di un’azione mirata a forzare gli abitanti della Striscia di Gaza fuori dal proprio territorio. Inoltre, le ONG non appartenenti a Israele e gli altri Stati che cercano di portare aiuti hanno spesso difficoltà a operare, e quegli stessi aiuti arrivano solo in piccolissime quantità. Rimane inoltre il nodo degli attacchi ai palestinesi durante i rifornimenti: spesso e volentieri, l’esercito israeliano agisce attaccando chi, nell’ombra della miseria più nera, si trova costretto a ricorrere ai rifornimenti portati dalle ONG, sia israeliane che non.

Questa posizione di forza viene anche appoggiata dall’ala più estremista del governo Netanyahu: i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, infatti, sono da sempre promotori di una linea più dura, con le dimissioni portate avanti quando si ebbe un primo cessate il fuoco con Hamas, rientrate poi quando il governo israeliano ha terminato le trattative in merito. Proprio per questo, a giugno, Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia hanno deciso di sanzionare i due ministri, oltre che per le loro dichiarazioni sul fatto che sia corretto spingere i palestinesi fuori dai confini e sul privare di rifornimenti la popolazione della Striscia.

Palestina e Israele, il riconoscimento del popolo palestinese

La Palestina è osservatore neutrale nelle Nazioni Unite da parecchio tempo, ed è riconosciuta da 146 stati nel mondo. Nel G7, tuttavia, non gode ancora di uno status come nazione a sé stante. Ora, tuttavia, la Francia sta guidando un gruppo di quindici paesi occidentali che hanno espresso la loro volontà di riconoscere lo Stato palestinese, sei dei quali hanno già fatto, o hanno annunciato che prenderanno in considerazione la possibilità di farlo. Gli altri quattordici sono: Andorra, Australia, Canada, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, San Marino, Slovenia e Spagna, tutte finora incerte in merito al riconoscimento, ma che si sono mosse di fronte l’operato israeliano.

Rimane restia di fronte a questa mossa l’Italia, grande assente che ancora tituba sull’idea, avendo citato a più riprese il fatto che, sebbene la soluzione a due Stati Palestina-Israele sia auspicabile, il riconoscimento della prima come stato a sé possa apparire prematuro. Ovviamente, durissima appare invece la reazione degli USA, che continuano a minacciare dazi e contromisure economiche per le nazioni che hanno deciso di aderire a questa ondata di malcontento dovuta alle azioni di Israele.

Nelle ultime ore, inoltre, anche la Germania sembra aver decretato che, seppur a condizioni ben precise, la Palestina vada riconosciuta. A questa risposta, il ministro israeliano Ben Gvir avrebbe lanciato una dichiarazione piuttosto pesante, secondo cui «Berlino torna a sostenere il nazismo»: considerando le affermazioni dello stesso ministro, tuttavia, rimane in dubbio se sia solo un tentativo di coprire le proprie dichiarazioni controverse.

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