Santa Rosalia, il culto che unisce Nord e Sud: la ‘Santuzza’ tra i monti del Lario

Santa Rosalia, il culto che unisce Nord e Sud: la ‘Santuzza’ tra i monti del Lario

Dal Monte Pellegrino alle montagne lombarde, il culto di Santa Rosalia ha attraversato secoli e confini, portato dagli emigrati del Nord alla Sicilia e viceversa.


Un filo sottile ma resistente collega Palermo alle pendici alpine dell’Alto Lario, in un abbraccio spirituale che ha il sapore dell’emigrazione e della fede popolare. A Brenzio, minuscola frazione di Gravedona, sulle sponde del Lago di Como, si custodisce una delle collezioni più ricche di reliquie di Santa Rosalia al di fuori del capoluogo siciliano. Una realtà quasi sconosciuta, che però rivela legami profondi e antichi tra Nord e Sud Italia, risalenti all’epoca in cui non erano solo i meridionali a cercare fortuna altrove.

La chiesa di San Giovanni Battista di Brenzio ospita ben otto frammenti ossei della Santuzza palermitana, tra cui porzioni dell’ulna, della spalla e persino della pianta del piede. Accanto a queste reliquie, una più singolare: un frammento osseo fuso nella roccia, in passato ritenuto un fossile, ma certificato da un documento del 1628 come autentico resto della santa.

Santa Rosalia, il culto che unisce Nord e Sud: la ‘Santuzza’ tra i monti del Lario

Questo straordinario deposito devozionale non è isolato. Tra il 1626 e il 1706, il culto di Santa Rosalia si è radicato in molte comunità dell’Alto Lario, come Vercana, Livo, Germasino e Montemezzo, dove le reliquie furono accolte con devozione e custodite come scudo protettivo contro pestilenze e disgrazie.

Tra XVI e XIX secolo, molti artigiani e scalpellini del Lario migrarono verso Palermo in cerca di opportunità. Lì entrarono in contatto con la figura della Santuzza, che nel 1624 salvò la città dalla peste. Al ritorno, portarono con sé opere d’arte e riti, fondendo identità locali e spiritualità siciliana.

Santa Rosalia, il culto che unisce Nord e Sud: la ‘Santuzza’ tra i monti del Lario

A Brenzio, la devozione ha lasciato tracce anche nell’arte: nella parrocchiale spicca un dipinto con Santa Rosalia in primo piano e Palermo sullo sfondo, firmato da uno “scolaro palermitano” per devozione. Anche l’abbigliamento tradizionale femminile mostra l’influenza palermitana, con gioielli ispirati ai simboli della santa.

Santa Rosalia, lo sappiamo, non si ferma al confine lombardo. La sua protezione è invocata a Pegli (Genova), a Tereglio (Lucca), a Praga e perfino a Siviglia. Il suo culto ha attraversato oceani, portato dalle comunità di emigrati in America e Sudamerica, diventando simbolo di speranza e identità. Una santa “migrante” proprio come coloro che l’hanno resa famosa ben oltre la Sicilia.

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