Massacro di Srebrenica: 30 anni che pesano sull’Europa

Massacro di Srebrenica: 30 anni che pesano sull’Europa

Il Massacro di Srebrenica, avvenuto dal 11 al 22 luglio 1995, segna un doloroso spartiacque della storia europea.


Nel cuore della Bosnia orientale, l’enclave di Srebrenica, dichiarata “zona sicura” dalle Nazioni Unite nel 1993, divenne il simbolo dell’abbandono e della barbarie. Il Consiglio di sicurezza emise la risoluzione 819 per proteggere civili musulmani, ma la guarnigione di caschi blu olandesi, pochi e male armati, non poté fermare l’avanzata dell’esercito serbo-bosniaco guidato dal generale Ratko Mladić.

L’11 luglio 1995, le forze della Republika Srpska conquistarono Srebrenica e costrinsero ventimila donne, anziani e bambini a dirigersi verso Potočari, l’area protetta sede dei peacekeeper olandesi. Gli uomini e i ragazzi furono separati: molti tentarono la fuga nei boschi, ma furono catturati e uccisi uno dopo l’altro. Oltre 8.000 vittime – tra cui ragazzi – furono fucilate o strangolate, i corpi seppelliti nelle prime fosse comuni e poi spostati in siti secondari per occultare il genocidio.

La comunità internazionale, incapace di reagire in tempo, ha fallito sotto gli occhi del mondo. La tragica verità venne accertata dagli organismi giudiziari internazionali: il Tribunale dell’Aja (ICTY) e la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dichiararono il Massacro di Srebrenica un genocidio, il peggior crimine europeo dopo l’Olocausto.

Le vittime ritrovate dopo tre decadi

Anche a distanza di 30 anni, il dolore si rinnova: tra il 9 e l’11 luglio 2025 sono state riesumate e seppellite nuove vittime. Settemila resti identificati grazie all’analisi del DNA, e solo nei giorni scorsi i resti di sette persone sono stati deposti nel cimitero di Potočari. L’AP racconta come «le donne continuano a piangere i loro figli e mariti, scavando tra le fosse per dare loro un nome».

Ricordi che resistono: memoria, rifiuto, resistenza

L’anniversario del Massacro di Srebrenica non è solo un rito commemorativo: è una sfida al negazionismo. Alcuni leader serbi insistono nel non riconoscere i fatti, alimentando l’odio e la divisione. Oggi Srebrenica è custode di un Memoriale dove migliaia di lapidi bianche raccontano una ferita che resta aperta.

L’11 luglio è diventata Giornata internazionale di riflessione sul Massacro di Srebrenica. Le Nazioni Unite e Amnesty International avvertono: la memoria deve restare viva, perché negare equivale a perpetrare il crimine. Anche il Presidente italiano Mattarella, in un messaggio commosso, ha investito il trentesimo anniversario del significato del dovere civile contro i nazionalismi.

In cammino verso la pace

Ogni anno, migliaia di persone – giovani, civili, attivisti – compiono “la Marcia per la Pace”, ricalcando i 100 km percorsi nel 1995 dai sopravvissuti. È un percorso di memoria, ma anche di speranza: ricordando il Massacro di Srebrenica, si educano le nuove generazioni a combattere l’odio, a sostenere la giustizia, a difendere i diritti umani.

Trent’anni dopo, il Massacro di Srebrenica non appartiene solo ai bosniaci: è un patrimonio collettivo dell’umanità. In un’Europa che sembra annaspare tra egoismi, divisioni e revisionismi, quel genocidio ci impone di guardare oltre il tempo, rispondendo con la memoria e con l’impegno. Perché solo chi ricorda può davvero dire: mai più.

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