Un mondo a misura di donna. Breve guida per gli uomini
A pochi giorni dalla centoquattresima ricorrenza della Giornata Internazionale delle Donne, facciamo il punto di questi ultimi dodici mesi per le donne italiane. Quanto dobbiamo ancora lottare per vivere in un mondo a misura di donna?
Non troverete rabbia, non più del solito, in queste parole. L’intenzione è quella di trasmettere semplici fatti. Perché in una società in cui il femminismo è una brutta parola, non la rivendicherò in questa sede. Non voglio abbassare l’attenzione di chi questa riflessione deve leggerla fino alla fine e assumerne la piena responsabilità.
Noi donne non siamo stanche di lottare, lo facciamo da secoli, con una mano legata dietro la schiena, mentre con l’altra mandiamo avanti la società. Ma c’è un punto oltre cui non possiamo andare. Una linea che solo gli uomini possono valicare: l’autocoscienza. Solo valicando quella soglia, potremo puntare a costruire un mondo a misura di donna.
Non è colpa di chi legge, assolutamente. Tu sei uno di quelli che porta gli assorbenti della giusta marca alla propria compagna quando ne ha bisogno… Ma prova a rispondere a qualche domanda:
Quante volte hai assistito ad un’azione che ritenevi sbagliata, o semplicemente di cattivo gusto, nei confronti di una donna e non hai detto niente? Quante volte hai visto trattare diversamente una collega, una compagna, nel bene e nel male, solo perché femmina? E quante, invece, ti sei detto: “Magari fossi nato donna, tutto sarebbe più facile”?
Se la risposta a tutti e tre i quesiti è “Mai”, forse, un po’ di colpa dovresti sentirla. Non sei un carnefice, ma sei un ignavo. Le donne non cambieranno strada quando ti vedono, ma non stai contribuendo a rendere il mondo più sicuro per loro.
Puoi iniziare, poco alla volta. Facendo caso alle ingiustizie, non ridendo alle battutine “goliardiche”, leggendo di tutto ciò che noi non abbiamo e tu si, solo perché hai vinto la lotteria genetica.
Non regalarci mimose se prima non lotti per i nostri diritti.
Diritto alla vita
Nel 2024, l’Italia ha registrato 109 vittime di femminicidio, un incremento rispetto alle 104 del 2023, sottolineando la necessità di interventi più efficaci nella protezione delle donne.
Parità salariale
Nonostante un aumento dell’occupazione femminile negli ultimi dieci anni, il divario salariale di genere rimane significativo, con le donne che continuano a guadagnare meno degli uomini a parità di istruzione e mansioni.
Violenza economica
La violenza economica è riconosciuta come una forma di abuso che limita l’autonomia finanziaria delle donne, impedendo loro di accedere alle risorse economiche e di prendere decisioni finanziarie indipendenti.

Diritto di scelta: Aborto, Contraccezione, Maternità
Nonostante la legge 194/1978 garantisca l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, ancora oggi le donne affrontano ostacoli significativi, tra cui la carenza di informazioni tempestive e dettagliate sui servizi disponibili. Ad aggravare le difficoltà alla libertà di scelta, vediamo come l’accesso alla contraccezione femminile continui ad essere influenzato da disparità regionali e da politiche sanitarie locali. Sebbene esistano metodi contraccettivi sovvenzionati, la disponibilità e l’accessibilità variano.
Inoltre, il tasso di occupazione femminile nella fascia d’età 15-64 anni è stato del 52,5%, significativamente inferiore alla media dell’Unione Europea del 65,8%, evidenziando le sfide che le donne affrontano nel conciliare lavoro e maternità. Sebbene le politiche di congedo parentale siano state riformate, estendendo il periodo massimo indennizzato da 6 a 9 mesi e ampliando la finestra di fruizione fino ai 12 anni di vita del figlio, persistono differenze regionali nell’accesso e nella qualità dei servizi di assistenza all’infanzia, influenzando ulteriormente la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’effettivo equilibrio tra vita familiare e professionale.
Bias culturali: la cura di casa e famiglia
Gli stereotipi di genere continuano a influenzare la percezione della divisione dei compiti domestici e familiari, con le donne spesso viste come le principali responsabili delle cure e delle faccende di casa. Questo carico di lavoro non retribuito limita la loro disponibilità a concentrarsi sulla carriera e contribuisce al divario di genere nelle opportunità professionali. Le donne, infatti, dedicano molte più ore settimanali a queste attività rispetto agli uomini, riducendo il loro tempo per crescere professionalmente e accedere a ruoli di leadership. La persistenza di questi stereotipi non solo frena la realizzazione individuale delle donne, ma le tiene lontane da un’uguaglianza reale nel mondo del lavoro e nella società.
Tu cosa farai per cambiare tutto questo?



