Rimpatrio, l’UE propone un nuovo sistema europeo comune

Rimpatrio, l’UE propone un nuovo sistema europeo comune
Rimpatrio

Lo scorso 11 marzo, la Commissione europea ha proposto l’adozione di un Regolamento per instaurare un sistema europeo comune di rimpatrio.


Negli ultimi anni, l’Unione Europea (UE) ha adottato diversi strumenti per fronteggiare le sfide endogene ed esogene odierne, come il Next Generation EU (NGEU). La necessità di intervenire in tal senso ha condotto all’elaborazione di strategie volte a rendere l’UE più resiliente nei confronti delle crisi presenti e future. È proprio in tale prospettiva che la Commissione europea ha proposto l’adozione di un sistema europeo comune di rimpatrio, con procedure più rapide, semplici ed efficaci in tutta l’UE.

Il relativo quadro giuridico, basato su un apposito Regolamento, costituisce un elemento essenziale del Patto sulla Migrazione e l’Asilo (Patto) dell’UE. La Presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, aveva già preannunciato l’introduzione dello strumento legislativo in questione negli orientamenti politici con cui ha promosso la propria candidatura alla guida della Commissione europea.

Il contesto di riferimento sul rimpatrio

La migrazione non rappresenta, di fatto, una sfida del tutto nuova per l’UE. E, a ben guardare, il fenomeno migratorio ha da sempre caratterizzato la storia dell’umanità. Sebbene la relativa diffusione possa presentare delle connotazioni negative, secondo la Commissione europea la migrazione può contribuire alla crescita, all’innovazione e al dinamismo sociale, se supportata da un sistema funzionante. Proprio in tale ottica, il Patto – che entrerà in vigore nel 2026 – offrirebbe all’UE l’opportunità di cogliere dalla sfida sopra menzionata quanto possa esserci di positivo dal fenomeno migratorio.

Muovendo dal generale al particolare, la proposta di Regolamento della Commissione europea si fonda su due specifiche considerazioni. La prima riguarda i tassi di rimpatrio, che nell’Unione non superano attualmente il 20%; la seconda, maggiormente delicata, concerne la frammentazione dei diversi sistemi di rimpatrio, che ha condotto ad abusi.

In tale prospettiva, la nuova disciplina proposta dall’esecutivo dell’UE mira ad introdurre procedure improntate su una maggiore semplicità ed efficienza. Un nuovo quadro normativo che, di fatto, intende garantire una più elevata protezione dei diritti fondamentali, dotando gli Stati membri degli strumenti necessari.

Le caratteristiche del nuovo quadro normativo

Il Regolamento proposto dalla Commissione europea interverrebbe sul contesto normativo esistente. Nello specifico, qualora entrasse in vigore, andrebbe ad abrogare le Direttive 2008/115/CE e 2001/40/CE, nonché la Decisione 2004/191/CE. Tale strategia legislativa contribuirebbe a rendere le procedure di rimpatrio più rapide, così da favorire un trattamento più efficiente delle domande di asilo.

Entrando nel merito della disciplina proposta, il Regolamento in questione mira in prima battuta ad evitare la frammentazione dei sistemi di rimpatrio. Nel dettaglio, esso introduce procedure comuni per l’emissione di decisioni di rimpatrio e un ordine europeo di rimpatrio emesso dagli Stati membri. A ciò si aggiunge il riconoscimento delle decisioni di rimpatrio, ossia un Paese UE potrà riconoscere ed eseguire direttamente una decisione emessa da un altro Stato membro.

Il quadro normativo interviene, inoltre, in materia di rimpatrio forzato, incentivando quello volontario. Il primo si verificherà nel caso in cui la persona il cui soggiorno nell’UE è irregolare non coopera, fugge in un altro Paese UE, non lascia il territorio dell’Unione entro il termine stabilito per la partenza volontaria o costituisce un rischio per la sicurezza.

Rimpatrio, l’UE propone un nuovo sistema europeo comune

Obblighi e garanzie nel processo di rimpatrio

Il Regolamento prevede obblighi più rigorosi per i rimpatriandi, seppur bilanciati da specifiche garanzie. In particolare, vengono previsti obblighi di cooperazione con le autorità nazionali durante l’intero processo di rimpatrio. In caso di inadempimento, la nuova disciplina introduce conseguenze pratiche, come la riduzione o il rifiuto di sussidi o il sequestro dei documenti di viaggio.

Con riferimento alle garanzie, la nuova disciplina richiede che procedura nella sua interezza sia attuata nel rispetto delle norme fondamentali e internazionali in materia di diritti umani. In tal senso, il Regolamento statuisce procedure chiare e semplici, come il diritto di ricorso e il sostegno alle persone vulnerabili. A tal riguardo, una particolare attenzione viene dedicata ai minori e alle famiglie, nella piena garanzia del principio di non respingimento.

La Commissione europea, in aggiunta, ha proposto norme volte a rendere la riammissione come parte del processo di rimpatrio. Detta in altri termini, la decisione di rimpatrio verrà sistematicamente seguita da una richiesta di riammissione, nell’ambito di una procedura unica. In questo modo, l’esecutivo comunitario intende eliminare la discrasia tra la decisione e il rimpatrio effettivo.

Tappe future

Nelle prossime settimane, l’Europarlamento e il Consiglio dell’UE avranno il compito di analizzare il Regolamento e di svolgere i negoziati in tal senso. In quest’ottica, la Commissione europea supporterà l’operato dei due co-legislatori con un documento di lavoro. Quest’ultimo darà all’esecutivo comunitario la possibilità di illustrare gli elementi di prova su cui si basa la proposta di Regolamento e la sua importanza nell’ambito del Patto sulla Migrazione e l’Asilo.

Il sistema europeo comune di rimpatrio costituisce, quindi, parte integrante di quella strategia con cui l’UE intende incrementare la propria resilienza avverso le crisi future. In altre parole, potenziare la capacità dell’Unione di adattarsi alle prossime sfide è l’obiettivo primario da perseguire e raggiungere.

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