Salari minimi adeguati, rischio annullamento per la Direttiva UE

La Direttiva sui salari minimi adeguati rischia di essere annullata dalla Corte di Giustizia, a seguito del ricorso del Governo danese.
La Direttiva (UE) 2022/2041 relativa ai salari minimi adeguati nell’Unione Europea è entrata in vigore il 14 novembre 2022. Nella propria proposta del 2020, la Commissione europea aveva sottolineato la necessità di tale strumento per assicurare condizioni di vita e di lavoro adeguate, come pure per costruire società ed economie eque e resilienti.
Secondo l’Istituzione comunitaria, molti lavoratori non godevano di salari minimi adeguati, in un contesto socio-economico aggravato dalla crisi pandemica. In particolare, la Commissione europea ha ritenuto l’accesso a opportunità di lavoro e a salari minimi adeguati per i lavoratori come condizione essenziale per realizzare una ripresa economica sostenibile e inclusiva.
Il ricorso contro la Direttiva sui salari minimi
Lo scorso 18 gennaio 2023, il Regno di Danimarca ha proposto un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE, secondo la procedura prevista dall’art. 263 TFUE. Nel dettaglio, il Governo danese ha chiesto di annullare la Direttiva in questione, poiché introdotta in violazione del principio della ripartizione delle competenze tra l’UE e gli Stati membri. La Danimarca ha agito contro il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE, ossia le Istituzioni comunitarie deputata all’espletamento della procedura legislativa ordinaria, a seguito dell’iniziativa della Commissione europea.
Successivamente, diverse decisioni del Presidente della Corte hanno autorizzato l’intervento in causa di ulteriori parti. A supporto del ricorso proposto dal Governo danese è intervenuto il Regno di Svezia. L’Europarlamento e il Consiglio dell’UE, invece, hanno ottenuto il sostegno della Commissione europea e di alcuni Stati membri (Belgio, Portogallo, Germania, Francia, Grecia, Lussemburgo).
Le norme violate
Nel proprio ricorso, il Regno di Danimarca ha indicato le ragioni per le quali la Direttiva sui salari minimi violerebbe l’ordinamento dell’UE. In primo luogo, nell’introdurre tale strumento legislativo, le Istituzioni comunitarie avrebbero agito in contrasto con il regime delle competenze previsto dai Trattati dell’Unione.
In altre parole, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE avrebbero operato al di là dei poteri che gli Stati membri hanno conferito all’Unione attraverso i Trattati. Nell’ottica del Governo danese, infatti, l’obiettivo della Direttiva sui salari minimi adeguati interverrebbe in materia di retribuzione, in violazione dell’art. 153 TFUE.
Tale disposizione consente all’Unione di sostenere e completare l’azione degli Stati membri in specifici settori di politica sociale. Il paragrafo 5 del medesimo articolo, tuttavia, esclude l’applicazione della disposizione in esame alle retribuzioni, al diritto di associazione, al diritto di sciopero né al diritto di serrata.
In secondo luogo, il Regno di Danimarca ha contestato la Direttiva in questione in relazione alla procedura legislativa con cui è stata adottata. In tal senso, il Governo danese ha ritenuto che tale strumento persegue due degli obiettivi inseriti nell’art. 153 TFUE. Nel dettaglio, essa non solo regolamenta le condizioni di lavoro, come sostenuto dalle Istituzioni comunitarie, ma anche la rappresentanza e la difesa collettiva degli interessi dei lavoratori.
Per legiferare in relazione a tali obiettivi, tuttavia, l’art. 153 TFUE prevede procedure diverse. Difatti, in caso di condizioni di lavoro, lo strumento legislativo viene adottato a maggioranza; nel secondo caso, invece, è richiesta l’unanimità. Procedure legislative, come ben si comprende, che risultano incompatibili tra di loro.

Il parere dell’Avvocato Generale Emiliou
Il tema dei salari minimi adeguati e del ricorso proposto dalla Danimarca è emerso nuovamente nei giorni scorsi. Lo scorso 14 gennaio, infatti, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia, Nicholas Emiliou, ha consegnato il proprio parere nell’ambito delle fasi conclusive della causa intentata dal Governo danese per richiedere l’annullamento della Direttiva.
Nelle proprie conclusioni, l’Avvocato Generale Emiliou ha evidenziato le criticità giuridiche sottese allo strumento legislativo in questione. Nel dettaglio, come sostenuto dai Regni di Danimarca e Svezia, la Direttiva costituirebbe un’ingerenza dell’UE nelle prerogative nazionali in materia di retribuzione. Di conseguenza, le relative disposizioni violerebbero l’art. 153(5) TFUE.
A tal riguardo, l’Avvocato Generale ha specificato cosa bisogna intendersi per retribuzione e cosa tale definizione comprenda. In particolare, ha ritenuto errata l’impostazione fornita dalle Istituzioni comunitarie, secondo cui l’art. 153(5) TFUE limiti l’azione dell’UE solo con riferimento alla determinazione del “livello” di retribuzione. Secondo l’Avvocato Generale, il termine di “retribuzione” risulta più ampio, comprendendo anche tutti gli aspetti dei sistemi di determinazione delle retribuzioni. Ciò vuol dire che tale espressione include altresì le modalità o le procedure per stabilire il livello di retribuzione.
E, guardando alla Direttiva in quest’ottica, l’Avvocato Generale ha sottolineato come le relative disposizioni stabiliscano dei criteri volti ad incidere direttamente sulla regolamentazione della retribuzione a livello nazionale. Si pensi, ad esempio, all’art. 5 che disciplina la procedura per la determinazione di salari minimi legali adeguati.
Cosa potrebbe accadere?
Con il proprio parere, l’Avvocato Generale Emiliou ha proposto alla Corte di Giustizia dell’UE di annullare la Direttiva (UE) 2022/2041, stante la relativa incompatibilità con l’art. 153(5) TFUE. Costituendo un’interferenza nelle prerogative nazionali degli Stati membri, la normativa in questione sarebbe in contrasto altresì con l’art. 5(2) TUE.
Tale disposizione disciplina il principio di attribuzione, secondo cui l’UE agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Ciò vuol dire, al contrario, che qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri.
Nelle prossime settimane la Corte di Giustizia sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso proposto dal Governo danese. Se i giudici di Lussemburgo dovessero accogliere le articolate argomentazioni dell’Avvocato Generale, la Direttiva sui salari minimi adeguati verrebbe annullata. Di conseguenza, essa cesserebbe di esistere all’interno dell’ordinamento giuridico dell’UE.


