Eurogruppo, indiscrezioni sul MES e nuove pressioni per l’Italia

Il 20 gennaio scorso, l’Eurogruppo si è riunione per la prima volta nel 2025. Sembrerebbe essere tornato alla ribalta il tema del MES.
Nella giornata del 20 gennaio, l’Eurogruppo ha svolto la sua prima riunione del 2025. Com’è noto, tale organo informale dell’Unione Europea (UE) comprende i ministri dell’Economia e delle Finanze dei soli Stati membri dell’Eurozona. In tale prospettiva, esso si occupa principalmente di garantire uno stretto coordinamento delle politiche economiche tra i Paesi UE che hanno adottato la moneta unica, nonché di favorire le condizioni per una maggiore crescita economica.
La riunione del 20 gennaio
Diversi i temi all’ordine del giorno affrontati durante la riunione dello scorso 20 gennaio. Tra questi, l’Eurogruppo ha discusso i progressi in materia di euro digitale, nonché le priorità e sfide relative alla zona euro nel nuovo ciclo programmatico europeo. I Ministri hanno altresì dialogato sui risvolti dell’innovazione nei pagamenti all’ingrosso, alimentando un dibattito sull’uso di tecnologie innovative, quali la tokenizzazione e la tecnologia a registro distribuito.
Sebbene non inserito quale punto all’ordine del giorno, l’annosa questione legata alla ratifica della nuova versione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è emersa indirettamente. Artefici di tale effetto le parole del Direttore esecutivo dell’organismo internazionale in questione, Pierre Gramegna.
Nel dettaglio, Gramegna ha espresso nel suo discorso la propria preoccupazione per i rischi derivanti dall’attuale contesto geo-economico globale. Dinanzi ad uno scenario ricco di incertezze, la stabilità finanziaria rimane un prerequisito essenziale, secondo il Direttore esecutivo del MES. Per tale ragione, la ratifica di tale strumento assume estrema importanza per fronteggiare l’odierno panorama politico ed economico, nonché per garantire la resilienza dell’Eurozona.
L’Eurogruppo e il MES
La storia relativa alla ratifica del MES non è per nulla recente. Già durante la crisi dei debiti sovrani, tale strumento aveva mostrato le proprie lacune con i propri percorsi di aggiustamento. La pandemia da COVID-19 ha offerto l’opportunità per riaprire il dibattito, nell’intento di individuare le modifiche adeguate.
Ad oggi, tuttavia, il percorso finalizzato all’entrata in vigore di una nuova versione del MES ha subito dei rallentamenti nel corso di questi anni. Difatti, è opportuno precisare come un testo modificato esista già dal 30 novembre 2020, quando gli Stati membri dell’Eurozona avevano firmato il nuovo Trattato. In quell’occasione, anche l’Italia aveva espresso il proprio consenso, nonostante l’iniziale reticenza e perplessità che avevano rallentato i lavori.
Tale scenario lascia ben sperare sulla successiva ratifica del Trattato del nuovo MES già nel gennaio del 2021. Ad oggi, in realtà, l’Italia non ha ancora provveduto, impedendo di fatto la piena applicabilità di tale strumento e creando tensione all’interno dell’Eurogruppo.
Cosa prevede il nuovo MES?
La nuova versione del MES rappresenta un cambio di rotta rispetto al passato, sebbene ancora non entrato in vigore. Nel dettaglio, l’accordo previsto dall’Eurogruppo ha previsto la sostituzione del Memorandum of Understanding (MoU) con una lettera d’intenti. In altri termini, la rigida condizionalità che obbligava Paesi beneficiari ad accettare di adottare politiche di austerità in cambio dei fondi svanirebbe. Al suo posto, lo Stato richiedente il supporto finanziario dovrebbe semplicemente impegnarsi a rispettare le regole del Patto di Stabilità e Crescita (PSC).
In secondo luogo, l’accordo raggiunto in seno all’Eurogruppo consentirebbe l’introduzione di un backstop comune, volto ad assicurare l’efficienza dell’economia e la stabilità finanziaria dell’area euro dalle risoluzioni bancarie. Si tratta, nello specifico, di una rete di salvataggio che contribuirebbe a fornire un sostegno al Fondo di Risoluzione Unico (Single Resolution Fund o SRF), attraverso una linea di credito tratta dal MES e con un tetto nominale fissato a 68 miliardi di euro quale limite assoluto.
Quali pressioni per l’Italia dall’Eurogruppo?
Le parole del Direttore Gramegna, soprattutto con riferimento alla necessità del backstop comune, hanno posto nuovamente al centro dei riflettori la posizione dell’Italia sul MES. Nonostante il proprio consenso alla firma dell’accordo del 30 novembre 2020, in realtà il Governo italiano ha ulteriormente tardato la ratifica del nuovo Trattato negli ultimi anni.
Basti pensare che, il 5 luglio 2023, la Camera dei Deputati approvava la sospensione dei lavori parlamentari sul MES per un periodo di quattro mesi e, il 21 dicembre dello stesso anno, respingeva la proposta di legge volta alla ratifica del nuovo Trattato. Un elemento non di poco conto, se si considera che il backstop comune avrebbe dovuto essere operativo a partire da gennaio 2022.
Sebbene l’Eurogruppo sembrerebbe non aver mai esercitato particolari pressioni, è facile immaginare come l’organo informale UE non continuerà a mostrarsi paziente a lungo sulla questione della ratifica del MES. Detta in altri termini, il Governo Meloni nella persona del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, potrebbe ritrovarsi a dover fornire risposte concrete nel breve periodo.


