Optimus Gen 2, i robot Tesla come in un racconto di Asimov

Optimus Gen 2, i robot Tesla come in un racconto di Asimov

Si chiamano Optimus Gen 2, e sono i nuovi prototipi di assistente robot  prodotti da Tesla, presentati durante l’evento We, Robot. Quanto c’è di reale nell’interazione con queste macchine così simili a quelle di Io, Robot?


Sono stati presentati da Elon Musk all’evento We, Robot, il “robotaxi” Cybercab (l’automobile completamente robotizzata con soli 3 tasti) e i nuovi prototipi di Optimus Gen 2 di Tesla che hanno suscitato molto scalpore, soprattutto durante la loro sfilata, proveniente quasi da un racconto di Asimov. Movimenti fluidi, interazione con il pubblico, ottimi baristi. Quanto cinema c’è dietro?

I robot di Asimov, una fantasia ben lontana dalla realtà

Nella fantascienza esistono delle leggi, dette le Tre Leggi della Robotica. Sono precetti ideati dalla penna di Isaac Asimov negli anni ‘40 che recitano: 

  1.  Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Le leggi nacquero per una necessità di regolamentare ideologicamente l’esistenza di queste macchine, che erano ben strutturate e utili se non nelle mani sbagliate. Le leggi erano così ben strutturate che da quel momento anche gli altri scrittori le utilizzarono nelle loro opere, senza mai citarle espressamente, perché in quello poteva solo il suo creatore.

Anche se inizialmente le leggi erano semplicemente delle salvaguardie attentamente ingegnerizzate, nelle storie successive Asimov dichiara che occorrerebbe un investimento significativo nella ricerca per creare dei robot intelligenti che siano privi di queste leggi, perché esse sono una parte inalienabile della fondazione matematica che sottende al funzionamento del cervello positronico.

Nel mondo reale queste leggi non sono di facile applicazione, in primis perché l’evoluzione dell’intelligenza artificiale non è ancora a questi livelli di autonomia e soprattutto perché i maggiori investitori sulla robotica sono nel campo militare ed è improbabile che queste leggi vengano applicate soprattutto su robot da guerra.

Le interazioni con le AI possono essere un problema

Quello che ci propone Tesla con Optimus gen 2 è una sorta di assistente domestico, che in un futuro non lontano sarebbe capace di affrontare compiti basilari, come portare la spesa, ritirare la posta, cucinare, intrattenere i bambini. 

La cosa più simile che abbiamo a disposizione oggi sono le AI nei nostri dispositivi, che siano mobili o quelli che regnano in molte delle nostre case, come Alexa. Per quanto riguarda l’interazione abbiamo come esempio Chat Gpt che è diventato uno strumento molto utile. 

Ma anche in questo caso il volere da loro interazioni simili a quelle umane mette in gioco varie ripercussioni etiche. Qualche mese fa i ricercatori della divisione AI dell’azienda, DeepMind, hanno pubblicato un lungo documento tecnico intitolato L’etica degli assistenti AI avanzati, in cui sottolineano che l’aumento degli agenti basati sull’intelligenza artificiale e progettati per comportarsi in modo simile alle persone potrebbe causare problemi di ogni tipo, dai rischi per la privacy a nuove forme di dipendenza tecnologica, passando per la creazione di strumenti più potenti di disinformazione e manipolazione. Già oggi, molte persone passano parecchio tempo in compagnia di chatbot o fidanzate AI, e la tecnologia sembra destinata a diventare sempre più coinvolgente.

I prototipi di Tesla ispirati dalla pellicola Io, Robot?

Gli Optimus gen 2 di Tesla hanno però un aspetto molto familiare, così è effettivamente sembrato anche ad  Alex Proyas, regista di Io, Robot, film del 2004 con Will Smith, ambientato nella Chicago del 2035, ispirato alla raccolta pubblicata nel 1950 da Isaac Asimov. 

Dalle immagini si può notare una effettiva somiglianza sia tra i robot umanoidi che con la vettura Tesla Robovan che è una sorta di navetta a guida autonoma. Gli utenti sui vari social hanno messo in evidenza queste somiglianze tacciando Musk di mancata creatività.

Creatività che pare abbondare durante la manifestazione per la loro presentazione. Ma ci sono dei retroscena interessanti. Durante la sfilata gli Optimus pare abbiano interagito con gli esseri umani, con balletti o risposte molto (troppo) rapide. Dunque il sospetto è che alcune macchine fossero telecomandate da lontano da umani. Alcuni addirittura presentavano toni di voce diversi l’uno dall’altro. Dunque si è trattato più che altro di una dimostrazione di abilità più che di intelligenza.

Siamo ancora lontani dagli scenari alla Asimov e al libero arbitrio alle AI o alla presa di coscienza dei robot come nel videogioco Detroit: Become Human,  videogioco d’avventura del 2018, sviluppato da Quantic Dream e pubblicato da Sony Interactive Entertainment per PlayStation 4 e Microsoft Windows. La trama del titolo si concentra sulle vicende di tre diversi androidi e riprende direttamente il contesto narrativo proposto in una demo pubblicata da Quantic Dream il 7 marzo 2012 per mostrare la tecnologia di motion-capture all’epoca utilizzata su PlayStation 3. Il gameplay si sviluppa con una modalità di gioco dove il giocatore prende delle decisioni durante il percorso. Il giocatore, non la macchina.

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