Biden contro Trump, inizia la sfida in modo disastroso il candidato Dem
Il primo incontro tra Joe Biden e Donald Trump per la sfida alla presidenza Stati Uniti per i prossimi quattro anni si è rivelato un disastro per il candidato democratico. Scopriamo cosa è successo.
Il 27 giugno, negli Stati Uniti (l’alba del 28 in Italia) ha avuto luogo il primo di una serie di incontri tra l’attuale presidente degli Stati Uniti e il suo sfidante, un ritornato Donald Trump che sembra intenzionato a combattere di nuovo nonostante la sua situazione precaria a livello giudiziario.
In realtà, il tycoon sembra non aver risentito minimamente dei suoi problemi: è infatti uscito dal dibattito convincendo una percentuale notevole di persone che lo avrebbero visto come vincitore del duello, circa un 67% degli spettatori intervistati in un sondaggio. Ma c’è da dire che il merito non risulta tutto nelle arti oratorie dell’ex presidente; il vero problema, allo stato attuale, sembrerebbe essere interamente nelle condizioni dell’attuale presidente, Joe Biden.
Le circostanze del dibattito, proposte perlopiù dallo staff dello stesso Biden, avrebbero dovuto essere adatte a un confronto solido, con entrambi i candidati pronti a contrastarsi l’un l’altro in un campo asettico, privo di pubblico dal vivo e senza la possibilità di sovrastarsi a vicenda, con i microfoni spenti durante il turno di parola del proprio avversario.
Anche la data è stata decisa così presto aggirando la CdP, la Commissione per i dibattiti Presidenziali, che sarebbe stata accusata nel 2020 di aver creato più momenti di tv trash piuttosto che di ascolto per lo spettatore. Altro punto chiave sarebbe stata l’assenza di appunti, e di consultazioni tra i candidati e i loro collaboratori durante le due interruzioni pubblicitarie.
Tutto questo, però, assieme ai tentativi di preparazione per il dibattito a Fort David durante tutta la settimana precedente l’incontro effettivo, non è valso a molto: Joe Biden non è riuscito a dare il meglio di sé e non è stato in grado di mostrare i suoi punti di forza durante il confronto con un Donald Trump che si è lanciato invece in parole articolate sui punti di forza del suo mandato, veritiere o meno.
Anche i reciproci attacchi non sono stati molto forti o credibili, anche se in questo ambito il tycoon ha comunque avuto la meglio; Biden aveva, tra i punti di forza del suo discorso, a malapena citato, anche un colpo diretto a Trump riguardo la sua condanna penale al tribunale di New York.
La condanna, per la quale la pena sarà stabilita l’11 Luglio, sarebbe avvenuta per aver falsificato documenti contabili della campagna elettorale del 2016, serviti a nascondere l’esistenza di pagamenti per comprare il silenzio della pornoattrice Stormy Daniels, su una relazione sessuale avvenuta dieci anni prima. Poca incisività dall’attuale presidente anche riguardo i temi dell’aborto, grande capolista della campagna conservatrice di Donald Trump, e l’assalto al Congresso avvenuto il 6 Gennaio 2021.
Dal canto suo, Trump ha potuto invece approfittare della più volte rimarcata debolezza di Biden, riuscendo persino a restare sorpreso quando, in risposta a uno dei punti del presidente, il tycoon avrebbe risposto “non ho idea di cosa abbia detto, e credo che non lo sappia neanche lui”. Tutte le affermazioni da campagna elettorale di Trump sono rimaste incontestate, e Biden, oltre a non riuscire a dare risposte chiare, si è trovato a volte a sciorinare numeri e parole fin troppo calcolate.
Il dubbio ora serpeggia tra i democratici: molti iniziano a dubitare della forza di Joe Biden e della sua capacità di reggere le prossime elezioni, oltre a un altro mandato. Ma la possibilità di ritiro deve necessariamente essere presa in primis dall’attuale presidente, e non si può quindi deliberare senza la sua parola. Ma un eventuale cambio di candidato darebbe due mesi di tempo ai dem per prepararsi alla sfida. Scopriremo presto cosa accadrà.


