AttualitàEsteri

Biden contro Trump, il rematch del 2024

A un anno dalle elezioni, Biden e Trump si fronteggiano di nuovo, mentre l’elettorato si trasforma e le tensioni politiche alimentano incertezza sul futuro della democrazia americana.


A poco meno di un anno dalle elezioni presidenziali statunitensi, la media dei sondaggi nazionali sul 2024 rileva che, ancora una volta, Biden e l’ex presidente Trump sono attualmente in una situazione di testa a testa, con l’attuale presidente al 42,4% contro il 42,9% del suo avversario

“A week is a lifetime in politics”, figurarsi quasi un anno. Tuttavia, il quadro attuale fornisce delle significative chiavi di lettura per il 2024. 

Tra tutti, uno dei timori più grandi attorno le elezioni presidenziali riguarda le loro immediate conseguenze: memori dell’assalto al Campidoglio e del fallito colpo di Stato, suscita preoccupazione che un’evenienza simile danneggi nuovamente il sistema politico e mini il passaggio pacifico tra una presidenza e un’altra. Soprattutto considerato che, molto probabilmente, la competizione presidenziale vedrà gli stessi due candidati l’uno contro l’altro. 

Sebbene siano numerose le figure a candidarsi per le elezioni del 2024, la maggior parte di loro è oscurata dall’influenza dei due uomini che si sono contrapposti nel 2020: il presidente Biden e l’ex presidente Donald J. Trump.

Quest’ultimo supera tutti i suoi concorrenti nei sondaggi, in parte a causa della severa frammentazione del campo, che ha reso complesso per gli elettori trovare un’unica alternativa, e in parte a causa del solido controllo che, ad oggi, l’ex presidente esercita sulla base del partito. 

Nonostante i significativi problemi legali, che includono due procedimenti giudiziari per aver cercato di bloccare la certificazione delle elezioni del 2020, la sua posizione tra i repubblicani rimane stabile e relativamente non troppo danneggiata fino ad ora. 

Parallelamente, già considerato come uno dei principali contendenti alla presidenza, è rilevante la posizione del governatore della Florida, Ron DeSantis, il quale ha suscitato interesse sia per le sue posizioni politiche che per la sua sfida diretta nei confronti di Trump nel panorama elettorale.

Dopo un avvio problematico della campagna a maggio su X, DeSantis ha assunto una posizione più conservatrice rispetto a Trump su diverse questioni sociali rilevanti, come ad esempio l’aborto. Nonostante la sua campagna ben finanziata, ha incontrato difficoltà nel guadagnare consensi, e il suo principale finanziatore ha annunciato il suo rifiuto di supportare ulteriormente il governatore della Florida a meno che non adotti una posizione più moderata. Nonostante i ripetuti licenziamenti del personale e i tentativi di rilanciare la sua campagna dall’inizio di maggio, tali sforzi hanno apportato scarsi miglioramenti alla sua candidatura.

A collocarsi nella corsa del GOP verso il 2024 c’è anche Nikki Haley, ex governatrice della Carolina del Sud e ex ambasciatrice di Trump presso le Nazioni Unite. Haley ha 51 anni e ha già posto l’accento sulla sua relativa giovinezza rispetto a Biden e Trump, oltre al suo background di figlia di immigrati indiani quale fattore di appeal per quella fascia più moderata del partito. 

Nonostante ciò, Haley gode di un solido riconoscimento per il suo solido conservatorismo, posizionandosi come una figura credibile per l’elettorato. Tuttavia, i sondaggi di opinione indicano un supporto relativamente basso.

Sul fronte democratico, Joe Biden spicca di nuovo. L’attuale presidente, infatti, è proiettato a ricandidarsi. Tuttavia, rimane diffusa fra gli elettori una crescente frustrazione dovuta all’inflazione persistente, oltre a preoccupazioni legate all’età del Presidente, oggi ottantunenne e già detentore del primato come il Presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti.

L’attuale presidente verosimilmente dovrà persuadere gli elettori della sua capacità di reggere altri quattro anni in carica, nonostante le preoccupazioni legate all’età e un calo nei sondaggi. Al contempo, la maggior parte dei democratici sostiene che Biden sia l’unico candidato democratico capace di sconfiggere Trump.

Da parte sua, Biden ha sottolineato il suo impegno a difendere la democrazia americana, facendo riferimento all’attacco al Campidoglio degli Stati Uniti. Kamala Harris, Vice Presidente, sarà di nuovo la sua candidata alla vicepresidenza.

Parallelamente all’attuale presidente, si posizionano altre due figure dem nella corsa alla Casa Bianca. 

Marianne Williamson, autrice di best-seller e figura di spicco nell’ambito del self help, ha intrapreso la sua seconda candidatura alla presidenza degli Stati Uniti. Nel corso delle primarie presidenziali del 2020, si era precedentemente candidata come esponente del partito democratico; tuttavia, era caduta abbastanza presto tra i rinunciatari. 

Accanto a lei, Dean Phillips, volto relativamente poco noto del Congresso, ha annunciato nel mese di ottobre la sua intenzione di sfidare la candidatura di Biden, fondando tale decisione sulla convinzione che il presidente attuale non sia in grado di terminare un secondo mandato.

È significativo notare come i potenziali candidati per le elezioni del 2024 emergano in un contesto di trasformazioni dell’elettorato. Risulta particolarmente interessante analizzare i dati riguardanti la composizione attuale e l’orientamento di specifici segmenti dell’elettorato.

Ad esempio, negli ultimi anni, l’interesse sul legame tra gli afroamericani e il Partito Repubblicano ha suscitato considerevole attenzione. Le discussioni hanno spaziato dall’analisi del perché gli uomini afroamericani abbiano registrato un sostegno più elevato per Donald Trump rispetto alle donne afroamericane nelle elezioni presidenziali del 2020, fino ai più recenti dibattiti sull’attrattiva dei candidati in linea con il GOP, sia a livello nazionale che locale.

I repubblicani afroamericani sono in media più giovani rispetto ai loro omologhi democratici. Approssimativamente, tre su dieci repubblicani afroamericani (28%) hanno un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, percentuale superiore rispetto ai democratici afroamericani (17%) e ai repubblicani bianchi (10%). 

L’avvicinamento degli elettori afroamericani e ispanici al GOP rende i due potenziali avversarsi estremamente competitivi in una misura del tutto maggiore rispetto alle elezioni del 2020. 

A distaccarsi dalla narrazione polarizzata dell’elettorato è anche la posizione della popolazione in merito a determinati temi sociali: uno di questi è l’aborto. Il successo del diritto all’aborto nella costituzione dell’Ohio sta delineando un possibile modello per i sostenitori di tale causa in altri stati caratterizzati da un’identificazione politica conservatrice e moderata, al fine di promuovere provvedimenti analoghi.

Organizzazioni attive in stati come l’Arizona, Nevada, South Dakota e Colorado stanno attualmente avanzando con iniziative volte a includere il diritto all’aborto nell’agenda elettorale per il prossimo anno. In questo contesto frammentato, l’incertezza e la tensione caratterizzano il clima politico statunitense a meno di un anno dalle prossime elezioni presidenziali. Un interessante rapporto di settembre di un gruppo di esperti per il Safeguarding Democracy Project avverte come non si possa più dare per scontato che gli elettori accettino i risultati come legittimi, mettendo di fatto la stessa democrazia sotto stress.

Il futuro delle elezioni del 2024 negli Stati Uniti appare quindi opaco e dipenderà dall’evoluzione di vari fattori, tra cui la capacità dei candidati di porsi credibili sul piano geopolitico e costruire un consenso solido in un panorama politico estremamente frammentato.


rosalinda accardi

Rosalinda Accardi

Classe 1999, studio Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e lavoro nel settore degli appalti. Coltivo la curiosità come "forma più pura di insubordinazione".