Perché esiste ancora la pena di morte?

Perché esiste ancora la pena di morte

Può sembrare incredibile che nel 2024 in ben 53 Stati al mondo su 205 si attua ancora la pena di morte. E che alcuni di questi sono note superpotenze mondiali.


Il dibattito intorno alla pena capitale, esploso a partire Settecento sull’ondata di opere quali “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, ai nostri giorni continua ad essere acceso. Dei 193 membri delle Nazioni Unite attivi nel 2024, 54 (il 28%) mantengono la pena di morte sia nella legge, sia nella pratica. E tra di essi, figurano alcune tra le più potenti economie mondiali.

Ci troviamo di fronte ad opposti orientamenti: da un lato i sostenitori di tale pratica, che propugnano concetti perentori quali “giusta punizione”, “sollievo per le vittime” o che addirittura sconfinano in questioni di “efficienza economica” (allo Stato costa meno che la detenzione fino all’ergastolo).

Dall’altra parte ci sono coloro che si oppongono avvalorando l’assunto che nessun uomo, né individualmente, né come rappresentante della comunità, abbia il diritto di togliere la vita ad un altro uomo, indipendentemente dalla gravità delle colpe, accollandosi il rischio purtroppo concreto di uccidere un innocente. E aggiungono come il supplizio capitale si dimostra uno strumento di discriminazione sociale, in quanto vengono spesso giustiziati criminali appartenenti alle classi sociali più deboli e marginali.

Perché esiste ancora la pena di morte

Nel 2022 secondo i rapporti di Amnesty International, le esecuzioni nel mondo sono state quasi 900. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese occidentale che applica la pena di morte (in 13 Stati). Nel mondo, a fine 2022, circa 30mila persone erano detenute nei bracci della morte.

Le quasi 900 esecuzioni certificate sono avvenute quasi tutte in tre Paesi: Arabia Saudita (196), Iran (576) ed Egitto (24). Rispetto al 2021 il rialzo è stato del 53 per cento e a queste cifre mancano i dati di Cina, Vietnam e Corea del Nord, che non sono resi pubblici ed in cui si stimano almeno un migliaio di esecuzioni all’anno. Tra i reati più puniti figurano omicidio volontario e aggravato, spionaggio, alto tradimento, terrorismo e traffico di droga.

Pena di morte, pratica disumana

Riprendendo spunto dal titolo, proviamo a rispondere per comprendere quanto la pena capitale non abbia proprio ragione di esistere. È una pratica disumana, che innanzitutto viola il diritto alla vita. Inalienabile. Inestimabile. Nella sostanza si configura come un omicidio premeditato dello Stato, ed è un atto che “giusto” non lo è per definizione.

La pena di morte, ed è dimostrato, fa spesso rima con discriminazione e con repressione, peraltro con un risibile valore deterrente e con la mostruosa alea di poter uccidere una persona innocente. Elimina ab origine qualsiasi possibilità di riabilitazione, infliggendo sofferenza ai familiari dei condannati senza per contro dare certo conforto ai familiari delle vittime.

Perché esiste ancora la pena di morte

Lungi dal voler tirare conclusioni superficiali utilizzando pesi e misure diverse su una materia così delicata, densa di contenuto umano e purtroppo ancora molto divisiva, teso che una persona è una persona a tutte le latitudini del globo, non possiamo però ignorare i contesti, la visibilità mediatica ed il peso specifico politico, economico e culturale di talune geografie rispetto ad altre.

Affermiamo che la pena di morte non possa in nessun caso configurarsi come una soluzione percorribile, un rimedio (cosa potrebbe mai rimediare?), un robusto deterrente, tantomeno una pratica certificata e codificata da alcuno Stato e non possiamo non evidenziare come tale macabro esercizio venga regolarmente attuato anche in superpotenze mondiali come Cina, Giappone, India e Stati Uniti, Paese che si appresta ad eleggere democraticamente il suo 47esimo Presidente della storia.

Il filosofo Blaise Pascal già nel Seicento sosteneva: «è necessario uccidere per impedire che ci siano dei malvagi?» e rispondeva: «questo significa farne due invece di uno».

di Francesco Volterrani

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