Chiacchiere siciliane: storia e tradizione dei dolci di Carnevale
Ogni Carnevale che si rispetti viene celebrato con le chiacchiere, dolci tipici della festività preparati in tutta Italia, soprattutto in Sicilia. Ma come nascono questi dolci carnevaleschi?
In tutto il Sud Italia il Carnevale è una festa particolarmente sentita: l’evento più famoso è sicuramente il Carnevale di Sciacca con i suoi carri e le sue maschere, ma sono tantissimi i comuni e borghi che dedicano eventi e sfilate alla festività. Sotto il profilo culinario, c’è un piatto che regna sovrano, iconico e rappresentativo di tutto il periodo di festa: parliamo delle chiacchiere di Carnevale.
Come tantissimi piatti tipici del Meridione, le chiacchiere (o chiacchere) vedono una preparazione semplice e con materie prime povere, motivo per cui hanno avuto una così larga diffusione in tutta Italia.
A seconda della Regione in cui ci troviamo però, assumono nomi diversi: chiacchiere, cenci, frappe, crostoli, galani. Nome a parte, le differenze stanno in piccolissime “sfumature” nell’impasto e in fase di preparazione: insomma, cunzala comu vuoi, sempre cucuzza è. La domanda quindi sorge spontanea: da dove nascono le chiacchiere di carnevale?
Gli antenati delle chiacchere sono i “frictilia”, antichi dolci romani che tradizionalmente venivano preparati nel mese di febbraio per celebrare i Saturnali, feste e banchetti in onore di Saturno che troveranno corrispondenza con la Quaresima cristiana.

Vista la loro estrema semplicità di preparazione, venivano distribuite in grandi quantità a tutta la folla in festa. Essendo dei veri e propri antenati delle chiacchiere che oggi tutti conosciamo, qualche differenza c’era: prima tra tutti lo strutto al posto del burro (certamente meno facile da reperire), come dolcificante veniva utilizzato il miele. Essendo una pietanza dalle note sapide, e a condimento usavano pepe macinato e semi di papavero, dal valore simbolico e di connessione con la dea della fertilità.
Anche la farina per l’impasto era certamente diversa, presumibilmente di farro, mentre la forma non era a strisce come oggi, ma più rotonda: da qui, nel corso dei secoli, rinominati “globus”, come vengono indicati i tutte le fonti storiche a disposizione, da Catone a Petronio.
Nel corso dei secoli questa ricetta si è trasformata, perdendo la sua “identità” originaria, finché non è stata ripresa dalla tradizione mediterranea durante il rinascimento proprio per l’accessibilità degli ingredienti: farina, uova e zucchero.

Secondo una leggenda ambientata nel XIX secolo, la regina Margherita di Savoia (la stessa a cui è dedicata la celebre pizza margherita) chiese al cuoco Raffaele Esposito un dolce in vista di una cena tra intimi, qualcosa di veloce e facile da preparare adatto alle “chiacchierate” con i suoi ospiti. L’uomo portò a tavola queste paste sottili, leggere e delicate, perfette da mangiare con le mani senza sporcare e senza alcuno sforzo.
E così le chiacchiere passarono dal celebrare i saturnali alla quaresima cristiana, arricchendo il piatto con colori, ingredienti e vini d’accompagnamento sempre diversi in base alla Regione d’Italia. Infatti, la chiacchiera siciliana, rispetto a quella napoletana (“chianchiera”), non prevede l’utilizzo di uova, e in genere si sostituisce il vino con il marsala (o con il limoncello). Restano i dolci di carnevale per eccellenza, tra i più antichi e amati in tutto il mondo, perfetti per rappresentare lo spirito allegro e colorato delle feste carnevalesche.


