La Tunisia non è un paese sicuro

Tunisia, non è un paese sicuro

Oppressione, xenofobia, razzismo, terrorismo: il mito della sicurezza della Tunisia deve crollare.


La Tunisia ha subito un’ulteriore regressione nel rispetto dei diritti umani. Secondo quanto sostengono tante organizzazioni tra le quali ISPI e Amnesty International, quanto accaduto negli ultimi mesi in Tunisia si inserisce sullo sfondo di una progressiva erosione dello stato di diritto e delle libertà politiche e civili, una dinamica che si è particolarmente intensificata da inizio febbraio 2023.

Nel secondo anniversario dell’assunzione di pieni poteri da parte del presidente Kais Saied, Amnesty International ha dichiarato che le autorità della Tunisia hanno inasprito la repressione, incarcerando decine di oppositori politici e di figure critiche nei confronti del potere, violando l’indipendenza del potere giudiziario, smantellando le garanzie istituzionali sui diritti umani.

«Nell’ultimo anno, il presidente Saied ha imprigionato dozzine dei suoi oppositori e critici, alimentato il razzismo e la xenofobia contro i migranti e i rifugiati neri e minacciato le attività della società civile – ha affermato Salsabil Chellali, direttore per la Tunisia di Human Rights Watch – L’incarcerazione dei dissidenti e l’assoggettamento della giustizia sono oggi più estesi di quanto lo siano mai stati dalla rivoluzione del 2011».

Kais Saied, presidente Tunisia

Human Rights Watch ha denunciato che le autorità tunisine hanno continuato a minare l’indipendenza della magistratura, prendendo di mira anche gli avvocati per quello che dichiaravano nelle proprie difese o per le loro opinioni. A settembre 2023 almeno 27 avvocati sono stati processati davanti alla giustizia civile o militare.

Questo clima di tensione ha fatto nascere gruppi di opposizione aspramente repressi dal governo. Bisogna, infatti, registrare nel Paese anche la presenza di almeno due grandi gruppi terroristici attivi sul territorio tunisino: il gruppo Ansar Al Sharia ed il gruppo Katiba Uqba bin Nafi (KUIN), entrambi affiliati ad Al Qaeda.

Il mito della Tunisia “paese sicuro”

È allora evidente che è assolutamente necessario superare il mito della sicurezza della Tunisia che viene spesso utilizzato contro i migranti richiedenti asilo nel nostro paese. Ma la concezione di “paese sicuro” da dove nasce? Bisogna risalire all’inizio degli anni ‘90 per constatare la nascita del concetto di “sicurezza” dei paesi nel dibattito europeo.

Questa nozione è stata formalizzata prima nella direttiva prevista dal trattato di Amsterdam direttiva n. 2005/58/ CE e poi nella direttiva n. 2013/32/UE del 26 giugno 2013 relativa alle procedure comuni per assicurare la messa in opera di un regime d’asilo europeo comune (detta “direttiva procedure”). Nella legislazione nazionale tale direttiva si è tradotta in un decreto interministeriale riportante una lista di paesi sicuri tra i quali figura la Tunisia.

I criteri utilizzati dall’Italia e le fonti sulle quali le autorità italiane hanno basato la propria valutazione per considerare la Tunisia all’interno della lista nazionale dei “paesi di origine sicura” restano tuttavia incerti e non trasparenti. 

Del resto, il fatto che più di 1/3 dei migranti arrivati in Italia dal 2019 siano originari di uno di questi 13 stati, sembra confermare la tesi che tale lista sia utile al solo scopo di ridurre le domande di asilo. Appare opportuno notare, inoltre, l’assenza della Tunisia nella lista dei “paesi di origine sicura” di Francia, Belgio, Germania e Inghilterra.

Conseguenze sui richiedenti asilo tunisini in Italia

Ebbene, l’inserimento della Tunisia nella lista italiana dei paesi sicuri ha delle conseguenze sulla modalità mediante la quale le domande di asilo dei migranti sono esaminate.  Questo sistema, infatti, accelera la gestione delle domande di asilo: l’esame delle istanze è portato avanti sul preconcetto secondo cui il richiedente asilo tunisino non fugge da una persecuzione o da trattamenti inumani e degradanti dato che la Tunisia è paese sicuro.

Questa presunzione di assenza di fondamento della domanda conduce lo Stato a mettere in discussione l’affidabilità e la veridicità degli elementi indicati dal richiedente (che nella maggior parte dei casi viene giudicato non credibile) e genera pertanto trattamenti iniqui: ci sono, in sostanza, richiedenti asilo di serie A e richiedenti di serie B.

tunisia, ragazzo su edificio distrutto

La Commissione si esprime, spesso, sui richiedenti tunisini con provvedimenti standardizzati e “fotocopiati”. Addirittura in molte decisioni della Commissioni si legge: «la Tunisia è divenuta un esempio virtuoso di democrazia» o anche «la popolazione ha goduto di un buon livello di diritti politici e di libertà civili senza precedenti».

Queste decisioni, relative a cittadini provenienti da un paese nel quale vi sono violazioni sui diritti umani di grave entità, dove la ricerca da parte delle Organizzazioni ha dimostrato la repressione delle opposizioni, sono davvero inaccettabili.

L’esame della domanda di asilo si svolge, inoltre, nel quadro di una procedura accelerata: ricevuta la domanda, la prefettura deve trasmettere senza ritardi i documenti necessari alla Commissione Territoriale, la quale deve procedere all’audizione entro 7 giorni e adottare la decisione nei due giorni seguenti. Il termine per il ricorso contro la decisione di rifiuto della domanda d’asilo è a sua volta ridotto della metà, ovvero, anziché 30 giorni si può impugnare entro 15 giorni. Ciò rende più complesso il lavoro della difesa e può pregiudicare i diritti dei richiedenti asilo.

Inoltre, il ricorso contro la decisione di rigetto della domanda d’asilo non ha effetto sospensivo. Di conseguenza, se l’avvocato non richiede immediatamente la sospensione dell’efficacia della decisione, il richiedente rischia di essere rinviato in Tunisia in attesa della decisione.

A ciò è doveroso aggiungere che, spesso, i giudici rigettano la richiesta di sospensione proprio sul presupposto che la Tunisia è paese sicuro, non ravvisando alcun periculum in mora e svilendo, di fatto, anche il lavoro degli avvocati i quali si trovano ad argomentare, spesso senza risultato, sul grave pericolo al quale gli assistiti potrebbero andare incontro se rimpatriati.

In sostanza, i cittadini Tunisini, sia in fase di esame di richiesta d’asilo che in fase di giudizio, subiscono discriminazioni soltanto sul presupposto del decreto ministeriale del 2019 che elenca la Tunisia tra i paesi sicuri. Non resta che riportare la richiesta delle varie organizzazioni e dell’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) che chiedono al Governo Italiano di rinunciare alla nozione di paese sicuro che ha svuotato e svilito il diritto d’asilo.

vignetta sicurezza tunisia - Castiglione
vignetta di Giuseppe Castiglione

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere