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Famiglie arcobaleno, a rischio i diritti dei figli delle coppie omogenitoriali

Continua la battaglia del governo nei confronti delle famiglie omogenitoriali con lo stop alle registrazioni dei certificati anagrafici e l’opposizione al certificato europeo di filiazione.


Sono bastati due giorni e due diversi provvedimenti per gettare ancora una volta l’Italia nell’arretratezza culturale e sociale, vanificando ogni sforzo e ogni singola conquista per cui la società civile, e la comunità LGBT in particolare, lottano da decenni e innescando forti polemiche, culminate nello sciopero dello scorso 18 marzo. 

A finire nel mirino dei due provvedimenti sono state le “famiglie arcobaleno”, definizione cui si fa generalmente riferimento per indicare le famiglie che si discostano da quelle “tradizionali” e quindi, non binarie

Rientrano nella suddetta definizione, ad esempio, persone single omosessuali che scelgono di diventare genitori attraverso la fecondazione assistita all’estero o per mezzo dell’affido o adozione; coppie omosessuali che pianificano o scelgono di diventare una famiglia mediante il ricorso alla fecondazione assistita o tramite il cd. coparenting; famiglie formate da coppie omosessuali in cui uno o entrambi i partner sono genitori di figli nati da precedenti relazioni eterosessuali.  

Lo stop alle registrazioni dei certificati anagrafici

Il primo di questi provvedimenti risale al 13 marzo scorso, seppur le prime avvisaglie si erano manifestate già a partire dal mese di gennaio. Si tratta della circolare inviata dal prefetto di Milano all’omonimo Comune, dall’oggetto “coppie omogenitoriali-Atti di stato civile”, con cui viene intimato lo stop alle registrazioni dei certificati anagrafici dei figli di coppie omogenitoriali, pena il loro annullamento mediante intervento della Procura. 

A rischio sono, dunque, i diritti di 150 mila bambini nati da coppie omogenitoriali, costretti a convivere in un clima di assordante silenzio da parte del legislatore e ostilità da parte delle forze più conservatrici del Paese.

Il processo di riconoscimento delle famiglie arcobaleno, in Italia, è soggetto a continui ritardi e passi indietro, con rare e lacunose tutele concesse esclusivamente da pronunce della Consulta. Di fronte al vuoto normativo in materia di diritti di coppie omogenitoriali, il sindaco di Milano, Beppe Sala, era intervenuto la scorsa estate aprendo la strada alla formazione dei primi certificati anagrafici dei figli di due papà o due mamme, incontrando, già allora, il malcontento delle forze politiche più conservatrici.

A fronte di un simile provvedimento, il sindaco Sala è stato costretto ad interrompere le registrazioni per evitare che i funzionari del Comune venissero accusati di abuso di ufficio e ha, con rammarico, definito siffatto orientamento come «un passo indietro dal punto di vista politico e sociale», schierandosi al fianco delle famiglie arcobaleno e pronto a combattere per il riconoscimento dei loro diritti.

Non è difficile immaginare cosa comporti un tale divieto per i figli provenienti da coppie omogenitoriali. Si ritroveranno ufficialmente soltanto con una mamma o con un papà e la strada per ottenere il riconoscimento come figli di entrambi i genitori sarà lunga, traumatica e onerosa. Infatti, escludendo la registrazione diretta nei registri di stato civile, l’unica strada percorribile resta quella giudiziaria attraverso la procedura di adozione del figlio da parte del genitore non biologico. 

L’opposizione al certificato europeo di filiazione

A peggiorare e pregiudicare la già precaria situazione delle famiglie arcobaleno è, poi, intervenuta la risoluzione con cui la Commissione Politiche Europee del Senato ha espresso parere negativo nei confronti della proposta di regolamento europeo sull’introduzione del certificato europeo di filiazione, che, tra le altre cose, comporterebbe che la filiazione accertata in uno Stato membro dell’Unione Europea venga automaticamente riconosciuta in un altro Stato membro, senza l’attivazione di alcuna procedura speciale e non comportando alcuna modifica nella disciplina ivi vigente in materia di filiazione. 

Come si legge nel comunicato stampa, il regolamento intende perseguire il preminente interesse del minore nonché gli interessi dei figli, garantendo la libera circolazione all’interno dell’Unione Europea di tutte le tipologie di famiglie che si spostano per le più svariate ragioni: viaggio, soggiorno, visita a famiglie residenti o domiciliate in uno degli Stati membri. 

In particolare, prosegue il comunicato stampa, mira a garantire che i figli provenienti da qualsiasi tipo di famiglia possano godere dei diritti derivanti dalla filiazione in materia di successione, diritti alimentari o diritto dei genitori di prestare assistenza e manifestare il consenso, in qualità di rappresentanti legali dei figli, per ragioni di salute e/o socializzazione. 

L’attuale governo italiano giustifica il voto negativo in tal senso espresso, adducendo come pretesto che l’adozione del regolamento violerebbe i principi di sussidiarietà e proporzionalità e, dunque, contrasterebbe con il diritto interno. In particolare, secondo la maggioranza di governo, il regolamento si porrebbe in aperto contrasto con il divieto vigente nell’ordinamento nazionale della maternità surrogata. 

In realtà, il regolamento non comporterebbe alcuna modifica al diritto di famiglia interno degli Stati membri, i quali resterebbero liberi nella scelta di disciplinare la filiazione. Al contrario, il regolamento accoglierebbe gli orientamenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, in più sentenze, ha riconosciuto il rapporto di filiazione nelle coppie omogenitoriali e la loro libera circolazione tra gli Stati membri.

Con siffatti provvedimenti, il governo nazionale sembra ribadire chiaramente l’ostilità nei confronti delle minoranze e della diversità, schierandosi dalla parte di Polonia e Ungheria e confermando l’esistenza di figli di serie A, quelli delle coppie eterosessuali, e figli di serie B, quelli delle coppie omosessuali, privati ingiustamente di ogni diritto. 

Le giustificazioni che le forze conservatrici sono solite invocare nelle loro battaglie contro le famiglie diverse da quelle “tradizionali” spaziano dalle obiezioni contro la maternità surrogata, definita “compravendita” dei bambini, alla convinzione, e conseguente opera di persuasione, dei rischi per i bambini figli di coppie omogenitoriali di diventare, a loro volta, omosessuali o di essere condizionati nella loro identità di genere. Convinzioni che imperversano nonostante le evidenze scientifiche sembrino dimostrare il contrario. 

Interessanti, a tal proposito, risultano i risultati di una metanalisi pubblicata lo scorso gennaio sul British Medical Journal Global Health e condotta da un team di ricercatori, capeggiati da Yun Zhang, su una varietà di studi, culminati in articoli scientifici pubblicati nel periodo dal 1° Gennaio 1989 all’Aprile 2022, aventi ad oggetto i Paesi che hanno riconosciuto legalmente le famiglie omogenitoriali nonché l’analisi e il confronto tra famiglie con genitori eterosessuali e quelle con genitori omosessuali, tenendo in considerazione una serie di variabili quali, ad esempio, la salute fisica, l’identità di genere e l’orientamento sessuale dei bambini, la relazione genitore-figlio, il funzionamento della famiglia, il supporto sociale, etc. 

Il risultato dello studio non ha evidenziato disparità rilevanti tra i due tipi di famiglie in molte delle dimensioni esaminate anzi, al contrario, ha messo in luce la presenza di vantaggi in alcuni delle dimensioni analizzate per i bambini che crescono in famiglie diverse da quelle tradizionali, in particolare in quella relativa all’adattamento psicologico e alla relazione genitori-figli. Si osserva, ad esempio, una migliore qualità delle relazioni genitori-figli nelle famiglie omogenitoriali, in cui sembrano esserci maggiore calore, supporto e interazione rispetto alle famiglie eterosessuali. 

“Giù le mani dai nostri figli”

Le prese di posizione della maggioranza di governo non sono passate inosservate. Al contrario, hanno suscitato un grande scompiglio nell’opinione pubblica, culminato nella manifestazione organizzato dall’Associazione Famiglie Arcobaleno lo scorso sabato a piazza della Scala a Milano dal titolo “Giù le mani dai nostri figli”, per salvaguardare i diritti dei figli di coppie omogenitoriali.

Circa diecimila persone tra genitori, figli, nonni ma anche politici e personaggi noti, sono scesi in piazza a gridare: “È l’amore che crea una famiglia”. 

Una giornata all’insegna di bandiere arcobaleno, magliette fucsia e un emozionante flash mob durante il quale, ad un certo punto, i partecipanti hanno puntato al cielo la mano sinistra stringendo una penna come simbolo della firma di tutti i genitori non legalmente riconosciuti. 

Alla manifestazione hanno preso parte anche il sindaco di Milano e la neosegretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, la quale ha garantito appoggio alle famiglie arcobaleno non solo in piazza ma soprattutto in Parlamento, promettendo che sarà fatta pressione affinché venga presto calendarizzata la proposta di legge ideata insieme alle associazioni Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford.


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Mimma Randazzo

Appassionata del diritto in tutte le sue forme. Strenua sostenitrice dei diritti umani, trascorro il mio tempo libero studiando e scrivendo di diritti delle donne e di parità di genere.