Schioccate le dita: è arrivata Mercoledì Addams

Dal 23 novembre è disponibile su Netflix la serie Mercoledì Addams, spin off appartenente al ramo della celebre famiglia macabra e strampalata creata dalla mente di Charles Addams e che ha fatto la sua apparizione a metà degli anni ’60, accompagnando generazioni di ragazzi (e non solo).


«Edgar Allan Poe ha detto: “non credete a nulla di quanto sentite, né alla metà di ciò che vedete”»: questa frase è solo una delle innumerevoli citazioni che l’adolescente Mercoledì Addams sciorina in uno degli otto episodi della serie Netflix che la vede protagonista, e che ben può riassumere il fulcro dell’intera trama. 

Al suo esordio come ideatore di una serie tv (e regista dei primi quattro episodi della stessa), Tim Burton non ha deluso i suoi spettatori, anzi: Mercoledì è stata, infatti, con le sue 341,23 milioni di ore visualizzate nella prima settimana di programmazione, la serie in assoluto più vista – tra quelle di lingua inglese – nella storia di Netflix, battendo Stranger Things.

La rivincita degli “strambi”

Ancora una volta Tim Burton basa la sua opera su creature strambe, facendo diventare “normale” l’anormale. Mercoledì è, infatti, un’adolescente come tanti, che condivide gli stessi problemi dei suoi coetanei: il rapporto conflittuale con i genitori, e in generale con l’autorità (la preside Weems, lo sceriffo), la difficoltà a integrarsi, i primi amori, l’impegno nel riuscire ad affermare se stessi e la propria (stramba) personalità.

«Non perderla mai Mercoledì, la capacità di non farti definire dagli altri» dice la professoressa Thornill, interpretata da Christina Ricci, la Mercoledì del 1991 che ha passato il testimone alla bravissima Jenna Ortega, trentuno anni dopo.

E in effetti Mercoledì è tutto meno che omologata agli altri, una “strana” persino tra gli strani; con le sue trecce corvine, il pallore e i suoi vestiti monocolore si distingue dalla massa, e chi le sta attorno non può che prendere atto della sua ribellione e della sua personalità, a cominciare da sua madre Morticia (interpretata da Catherine Zeta Jones).

Mercoledì non è più una bambina, ma un’adolescente problematica che attraversa solitudine e insicurezze, e che si chiude dentro la corazza del cinismo e dell’anaffettività («Io non produco lacrime» afferma con orgoglio), apparentemente inespressiva (ma in realtà parla con lo sguardo), e ferma nei suoi obiettivi e propositi, ma restia a chiedere aiuto, coraggiosa ai limiti dell’imprudenza. Che in fondo non sia poi così tanto diversa dai suoi coetanei “normali”?

Gli opposti si attraggono

L’intera serie è costruita sui contrasti: il nero del vestito di Mercoledì nell’iconica scena del ballo (ispirata a Siouxsie Sioux) e il bianco di tutti gli altri partecipanti alla festa; il biondo dei capelli di Goody, antenata di Mercoledì, e il nero corvino delle sue trecce; ma soprattutto i colori sgargianti di Enid (Emma Myers) spiccano nella palette monocromatica della compagna di stanza. Le due ragazze non potrebbero essere più distanti (anche fisicamente, Mercoledì non perderà tempo a dividere la camera con una linea, come a rimarcare dei confini, fisici e ideali, che non devono essere mai valicati), eppure si riveleranno così unite: entrambe in disaccordo con la propria famiglia, entrambe a fare i conti coi disagi della crescita, col sentirsi diverse e per certi aspetti “inadeguate” al mondo circostante.

Enid emotiva ed estroversa, Mercoledì glaciale e pungente: un’amicizia che va oltre i pregiudizi, oltre le smancerie inutili («Se ti spezza il cuore userò la sparachiodi» è una delle frasi più “dolci” che Mercoledì riuscirà a dire alla sua amica lupo mannaro), che si rivela autentica, profonda, e soprattutto genuina.

Un po’ come quella con Mano (interpretato dal bravissimo illusionista rumeno Victor Dorobantu), un mix geniale e perfetto tra un angelo custode, una guardia del corpo e un grillo parlante (a gesti).

Un’esplosione di citazioni

Mercoledì è pieno di riferimenti cinematografici, che probabilmente hanno contribuito al successo della serie: la scuola di Nevermore è palesemente ispirata a quella degli X-Men mutanti, gli spunti presi da Harry Potter si sprecano, i due schiocchi di dita con cui si accede alla stanza segreta dei Belladonna richiamano il motivetto iconico della famiglia Addams conosciuto in tutto il mondo.

E poi ancora, Mercoledì e il suo gruppo di amici sembrano una Scooby gang giusto un po’ più inquietante; la testa rimpicciolita nell’ufficio della preside Weems è un’autocitazione di Burton al suo Beetlejuice.

Non solo applausi

A fronte di questo successo, però, non sono mancate le critiche. Alcuni hanno ravvisato la mancanza del “tocco” tipico di Tim Burton, definendo Mercoledì una serie troppo adolescenziale, quasi un teen drama, a tratti un po’ banale e assolutamente poco dark, considerando gli standard a cui il regista ha abituato il suo pubblico; Burton è stato persino accusato di razzismo da parte di alcuni fan, che non hanno potuto fare a meno di notare che i personaggi “cattivi” della serie siano tutti di pelle scura.

Inoltre, c’è chi è stato fuorviato ed è rimasto deluso perché si aspettava di vedere un’avventura che coinvolgesse l’intera famiglia Addams, laddove invece Morticia, Gomez, lo zio Fester, Lurch vengono ridotti a delle semplici comparse, poiché la storia si sviluppa totalmente in un’altra direzione.

È vero, forse Mercoledì non convincerà pienamente i figli degli anni ‘80 e ‘90 cresciuti a “pane e Nightmare before Christmas”, ma non si può certo ignorare il fatto che essa si sia rivelata un vero e proprio fenomeno televisivo di enorme portata, grazie anche alla bravura di Jenna Ortega, al momento tra le attrici più popolari proprio grazie alla serie. 

«Fingo che non mi importi se alla gente non piaccio, ma nel profondo, in realtà, mi piace»: stavolta ti sbagli, cara Mercoledì, perché a noi sei piaciuta. E anche tanto.


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Silvia Scalisi

Segretario di Eco Internazionale. Laureata in Giurisprudenza, alla passione per il diritto associo quella per la letteratura, il cinema e la musica.