La perdita di lavoro generata dal Covid-19 secondo il rapporto dell’OIL

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L’ultimo rapporto dell’OIL ha analizzato le conseguenze sul mercato del lavoro a seguito della crisi senza precedenti del 2020, causata dalla pandemia.


La crisi del mercato del lavoro, innescata dalla pandemia da Covid-19, continua a provocare perdite occupazionali che non verranno recuperate almeno fino al 2023. Quanto detto emerge chiaramente da una recente analisi elaborata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). Secondo tale rapporto il deficit relativo ai posti di lavoro, indotto dalla crisi globale, raggiungerà 75 milioni nel 2021, prima di scendere a 23 nel 2022. 

Nel 2020, l’8,8% delle ore lavorate a livello globale sono andate perdute. Questa perdita corrisponde a 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Le perdite di ore lavorate sono state particolarmente elevate in America Latina e nei Caraibi, in Europa meridionale e in Asia meridionale. Nel 2020 le perdite sono state circa quattro volte superiori rispetto a quelle registrate durante la crisi finanziaria mondiale del 2009. Invero, si sono registrate perdite occupazionali senza precedenti a livello mondiale, che si sono tradotte principalmente in un aumento dell’inattività piuttosto che della disoccupazione. 

Con il 71% delle perdite occupazionali globali, l’inattività è aumentata di 81 milioni di unità, con una conseguente riduzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro globale di 2,2 punti percentuali nel 2020, al 58,7%. La disoccupazione globale è aumentata di 33 milioni nel 2020, con un aumento di 1,1 punti percentuali del tasso di disoccupazione, pari al 6,5 %.

Si stima che nel 2020 il reddito da lavoro globale (tale stima non prende in considerazione le misure di sostegno al reddito) sia diminuito dell’8,3%, pari a 3.700 miliardi di dollari, ovvero al 4,4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) globale. La perdita maggiore di reddito da lavoro è stata registrata per i lavoratori delle Americhe, ovvero il 10,3%, mentre la perdita minore è stata registrata in Asia e nel Pacifico (6,6%).

La crisi da Covid-19 ha ampliato le disuguaglianze preesistenti, colpendo più duramente i lavoratori vulnerabili. La diffusa mancanza di protezione sociale ha comportato conseguenze catastrofiche sui redditi familiari e sui mezzi di sostentamento. In particolare, l’occupazione femminile è diminuita del 5% nel 2020, rispetto al 3,9% di quella maschile. Una percentuale maggiore di donne è anche uscita dal mercato del lavoro, diventando inattiva. Le responsabilità domestiche supplementari, a causa del confinamento, hanno inoltre creato il rischio del ritorno a una visione tradizionale dei ruoli di genere.

A livello globale, l’occupazione giovanile è scesa dell’8,7%, rispetto al 3,7% degli adulti, con il calo più pronunciato nei paesi a reddito medio. Quanto detto è probabilmente stato causato dalle perturbazioni economiche che hanno frenato la partecipazione dei giovani al mercato del lavoro e ciò potrebbe durare per anni.

La nota dell’OIL descrive, infine, tre scenari per la ripresa: uno scenario di base, uno pessimista e uno ottimista.

Lo scenario di base (che si fonda sulle previsioni del Fondo Monetario Internazionale dell’ottobre 2020) prevede una perdita del 3% delle ore lavorate a livello mondiale nel 2021 (rispetto al quarto trimestre 2019). Tale perdita equivale a 90 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

Lo scenario pessimista – che presuppone un progresso lento nella somministrazione dei vaccini – prevede una perdita di ore lavorate pari al 4,6%, mentre lo scenario ottimista prevede una diminuzione delle ore lavorate dell’1,3%. Questo dipenderà da quanto la pandemia sarà tenuta sotto controllo e dalla ripresa della fiducia dei consumatori e delle imprese. 

«La ripresa dalla crisi del Covid-19 non è solo una questione sanitaria. Anche i gravi danni alle economie e alle società devono essere superati. Senza uno sforzo mirato per accelerare la creazione di posti di lavoro dignitosi e sostenere i membri più vulnerabili della società e la ripresa dei settori economici più duramente colpiti, gli effetti persistenti della pandemia potrebbero durare per anni sotto forma di una perdita di potenziale umano ed economico e di un aumento della povertà e delle disuguaglianze», ha detto il direttore generale dell’OIL, Guy Ryder. «Abbiamo bisogno di una strategia globale e coordinata, basata su politiche incentrate sulla persona e sostenuta da azioni e finanziamenti. Non ci può essere una vera ripresa senza una ripresa dei posti di lavoro dignitosi».

Da ultimo, la Nota include una serie di raccomandazioni per le politiche per la ripresa:

– Politiche macroeconomiche espansive anche nel 2021 e oltre, incluse misure di stimolo fiscale dove possibile, e misure per sostenere i redditi e promuovere gli investimenti;
– Misure specifiche per donne, giovani, lavoratori poco qualificati e con bassa retribuzione, e altri gruppi duramente colpiti;
– Sostegno internazionale ai Paesi a basso e medio reddito – che dispongono di minori risorse finanziarie per avviare il programma di vaccinazione e promuovere la ripresa economica e occupazionale;
– Sostegno ai settori più colpiti;
– Dialogo sociale per implementare le strategie di ripresa necessarie a creare economie più inclusive, eque e sostenibili.


Rosa Guida

Laureata in giurisprudenza e attivista per i diritti umani. Appassionata di economia, storia e arte.

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