Ebrima Darboe, il coraggio di credere nei propri sogni

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Nato in Gambia e approdato in Italia attraverso la Libia, Ebrima Darboe è il protagonista di una favola calcistica a lieto fine.


Il 2001 è un anno ricco di eventi e anche di brutti ricordi ma per i tifosi della Roma è un anno indimenticabile: quello della vittoria del terzo scudetto. Proprio in quell’anno così importante per i giallorossi, precisamente il 6 giugno, nasce a Bakoteh, in Gambia, Ebrima Darboe. Come tanti ragazzi nativi del Gambia, Ebrima – “Ibra” per gli amici – sogna un futuro migliore per sé e per la sua famiglia e così, all’età di quattordici anni, decide di lasciare la sua terra d’origine. 

Il Gambia è un Paese devastato, che si è da poco lasciato alle spalle 22 anni di dittatura del colonnello Yahya Jammeh. Nonostante il nuovo governo, guidato da Adama Barrow, abbia come obiettivo quello di rendere il Gambia la “capitale dei diritti umani in Africa”, il Paese è ancora instabile dal punto di vista politico e rimane poverissimo, risultando al 173esimo posto su 188 nella graduatoria basata sull’Indice di sviluppo umano. 

In questo contesto complicato, Ibra coltiva un grande talento calcistico, riconosciuto dal suo amico più caro, che lo incita a lasciare il Paese africano, per avere la possibilità di giocare in Europa, in un club di alto livello. Ebrima, nonostante le poche risorse economiche familiari, prova in maniera ufficiale a ottenere il visto, ma senza successo. Decide quindi di intraprendere il viaggio più pericoloso, ma purtroppo anche il più comune: raggiunge così la Libia assieme a due amici e da lì sale su un barcone diretto a Lampedusa. Il suo coraggio lo ricompenserà perché, una volta approdato in Italia, potrà finalmente vivere la sua più grande passione: quella per il calcio. 

La svolta che Ebrima aveva sognato per anni è sempre più vicina. Essendo arrivato in Italia senza genitori, entra a far parte dello Sprar, il sistema di protezione per i richiedenti asilo, quindi arriva a Rieti. Qui inizia a giocare nello Young Rieti e disputa il torneo “Scopigno Cup”. È proprio durante questo torneo che Ebrima viene notato dall’agente sportivo Miriam Peruzzi, che rimane colpita dalle sue capacità tattiche e dalla sua maturità di gioco. Ed ecco arrivare il primo provino nel club che gli cambia la vita: la AS Roma, che lo fa debuttare nella Primavera nel 2019. Forse era proprio destino che Ebrima, nato qualche giorno prima dello scudetto giallorosso, diventasse un calciatore della Roma. 

A luglio dello stesso anno Darboe firma il suo primo contratto da professionista, che lo lega al club giallorosso fino al 2023, un momento che ricorda con commozione come «la realizzazione di un sogno». Il primo stipendio viene inviato per metà alla famiglia rimasta in Gambia. Per Ibra i grandi cambiamenti e le emozioni non si fermano. Nella stagione appena conclusa fa il suo esordio in Serie A, il 2 maggio, contro la Sampdoria.

Quattro giorni dopo arriva l’emozione più grande e inaspettata: giocare allo Stadio Olimpico di Roma contro il Manchester United in semifinale di Europa League. Ai microfoni di Sky Sport, Ibra si emoziona, raccontando la sua storia e commentando la grande opportunità che ha avuto: «Giocare contro il Manchester United è una cosa indescrivibile, non so come spiegarmi».

Un grande cambiamento nella sua vita personale sta per avvenire proprio grazie alla famiglia di Miriam Peruzzi. È della scorsa settimana, infatti, la notizia che il padre di Miriam firmerà le carte legali per adottare il calciatore e renderlo a pieno diritto parte della loro famiglia. Ebrima quindi prenderà anche il cognome della sua nuova famiglia italiana.

La favola calcistica di Ebrima Darboe è l’ennesimo esempio di come valori quali la determinazione, la passione e il coraggio possano fare la differenza e siano in grado di poter cambiare radicalmente un’intera esistenza.  

Chiara Sciacca

Redazione

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