Alcol e pandemia, quanto rischiamo che l’uso diventi abuso

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L’avvento della pandemia ha esasperato tantissime situazioni, compreso l’abuso di alcol. Necessario rivolgere lo sguardo a vecchie e nuove abitudini riguardanti il consumo di bevande alcoliche.


Sin dai tempi delle popolazioni antiche, le bevande a base alcolica sono state uno strumento conviviale per festeggiare commemorazioni locali oppure per condividere banchetti. Nei secoli, l’impiego di bevande alcoliche è diventato comune fino a diventare di uso quotidiano; in ogni famiglia ormai è consuetudine consumare vino o birra durante i pasti e superalcolici a scopo digestivo a fine pasto.

L’avvento della pandemia, come si nota osservando tutti gli indicatori in generale, ha esasperato determinate situazioni, compreso l’abuso di alcol. Si può osservare come negli ultimi mesi il bisogno dei giovani di uscire per andare a bere insieme agli amici sia stato al centro dell’agenda politica. La movida – normalmente definita sfrenata e sregolata – è infatti da anni motivo di scontro tra amministrazioni locali e cittadini: se da un lato si cerca di prevenire disturbi e disagi, dall’altro c’è una richiesta di spazio sociale e condivisione, ancor di più in un contesto storico come quello di quest’ultimo anno.

alcol movida

La dipendenza da alcol è una condizione patologica inserita nel DMS-5 nella sezione relativa alle dipendenze da sostanze. Non bisogna credere che il problema della dipendenza da alcol sia solo il consumo perché, osservandolo bene, è molto più profondo. La dipendenza, infatti, innesca patologie correlate che riempiono posti letto ospedalieri e appesantiscono la spesa pubblica sanitaria. Inoltre, diventa, di riflesso, un problema sociale non indifferente che spesso sfocia in condizioni di violenza e disagio.

I numeri del consumo in Italia

Ma dove sta il limite tra “uso” e “abuso”? Bere una birra al giorno è uso? Ubriacarsi una volta a settimana rientra già nella condizione di dipendenza? Analizzando i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità si può notare come la condizione di rischio sia più diffusa di quanto si pensi.

I dati raccolti tra il 2016 e il 2019 mostrano che nella fascia di età compresa tra i 18 e i 69 anni un individuo su 6 fa un “consumo a maggior rischio” di alcol; questa incidenza aumenta fino al 34 per cento nella fascia tra i 18 e i 24, in particolare in soggetti economicamente avvantaggiati e con un alto livello di istruzione. 

Per consumo alcolico a maggior rischio si intende una condizione che include il consumo abituale elevato, il consumo episodico eccessivo e il consumo fuori pasto; viene valutato in base al consumo abituale e alle modalità di consumo. Al contrario, il consumo di alcol è la condizione di un uomo o una donna che ha consumato bevande alcoliche almeno una volta negli ultimi 30 giorni.

Acquisto di alcol alle stelle

La pandemia ha indotto condizioni di ansia dovute alla reclusione in casa, accendendo la miccia di tutte quelle situazioni potenzialmente rischiose. Spesso, in ragazzi molto giovani che hanno cercato consolazione nell’uso di alcol, l’impossibilità di uscire di casa ha causato un’impennata delle vendite online di alcol fino al 250 per cento in più rispetto agli anni precedenti, con la conseguente riduzione del controllo sull’età anagrafica di chi acquista. Dall’aumento delle vendite di bevande alcoliche si presuppone un aumento del consumo.

Le nuove modalità straordinarie di socializzazione, attraverso le piattaforme online e le videochiamate, hanno cambiato anche il modo di consumare alcol, avvicinandolo ancora di più a un bisogno personale a discapito del “momento sociale”, aumentando il fattore di rischio per l’abuso.

Non è possibile avere una stima numerica sull’aumento di consumo e del consumo a maggior rischio in quanto la raccolta dei dati richiede un’analisi diretta molto lunga in termini di tempo sulla popolazione, a dimostrazione del fatto che il consumo e l’abuso di alcol sono fattori di rischio a lungo termine.

Uso, abuso, educazione e non demonizzazione

Un altro aspetto molto pericoloso e da tenere sotto stretta osservazione è il bingo drinking, ossia quella condizione in cui un soggetto assume quantità di alcol molto superiori alla media e in un periodo di tempo molto ristretto. Questo tipo di comportamento è tipico negli adolescenti. Un consumo così alto di alcol è allarmante, soprattutto nelle fasce d’età giovanili, perché dimostra la presenza di difficoltà psicologiche che vengono combattute attraverso l’abuso di sostanze.

Risulta necessario, ancora una volta, ancora di più adesso, educare la popolazione a un uso critico e responsabile dell’alcol, e non limitarsi alla programmazione di inutili campagne di denigrazione nei confronti della sostanza. 

È importante parlarne nelle scuole di ogni grado, nelle piazze della movida, nei locali stessi dove si consuma. L’obiettivo non deve essere la demonizzazione di qualcosa che ha un valore aggregativo sociale importante, bensì rimodulare le modalità di uso e consumo, rendendolo meno rischioso e più consapevole.

Di Francesco Lo Secco


Redazione

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