Dalla Corea del Sud dilaga la K-culture

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A un anno dalla vittoria degli Oscar di Bong Joon Ho, il fenomeno della K-culture ha preso il sopravvento, incrementando il numero dei cultori in tutto il mondo e attirando l’attenzione di molte piattaforme streaming sulla Corea, tra cui Netflix.


È passato appena un anno da quando quel 9 febbraio 2020 al gran gala degli Oscar si è riscritta la storia del cinema. Le quattro statuette vinte da Bong Joon Ho con il suo Parasite hanno segnato un percorso che ha aperto la strada al cinema e alle serie tv asiatiche, soprattutto quelle coreane. Il fenomeno è in forte crescita: l’interesse per la sua cultura si sta espandendo in tutti i campi, dalla musica al cinema, dallo studio della lingua alla cucina, dal makeup allo sport, così in Italia come in altre parti del mondo.

Nel nostro Paese, in particolar modo, l’opera di divulgazione è nelle mani delle pagine istituzionali dell’Ambasciata d’Italia in Corea e dell’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia e, soprattutto, dell’Istituto Culturale Coreano che, con le sue continue attività e contenuti, offre a tutti la possibilità di poter approcciarsi alla sua tradizione e alla sua cultura attraverso corsi di lingua, contest, curiosità, film in streaming e molto altro. 

Accanto a questi, vanno poi considerate le diverse associazioni presenti sul nostro territorio, ad esempio l’Associazione ARCOI (Artisti coreani in Italia), e i tantissimi account sui vari social network di italiani in Corea del Sud: come Mattia (sui social lo trovate come Vivere in Corea del Sud) trasferitosi a Daegu per lavoro già da un po’ di anni, o di italo-coreani; come Giulia (sui social la trovate come My K-Mall) che dalle sue pagine social offre diversi contenuti di informazione legati alla tradizione culturale, oltre ad avere anche un sito in cui vende prodotti di diverso genere, tutti doverosamente coreani; o ancora, semplici appassionati e amanti di questa Nazione, che riescono ad attirare migliaia di persone che ne hanno un interesse.

Fino a qualche anno fa il fenomeno era di nicchia: la K-culture presentava pochi contenuti di facile accesso e circoscritti. Oggi, con la nascita di piattaforme streaming, in cui è possibile trovare un vasto catalogo di film e drama, con il crescente successo di gruppi K-pop, BTS e Blackpink, fra i più popolari con numeri da record – e il dilagare della K-beauty, una più ampia fascia di popolazione, soprattutto di giovani, è sempre più attratta dalla penisola asiatica.

Il legame forte che la Repubblica di Corea sta riuscendo a costruire con il mondo occidentale è tale che il 2021 si è aperto con due notizie da menzionare.

Netflix punta sulla Corea

La prima, la piattaforma streaming Netflix investe nella produzione di pellicole e serie tv coreane. A seguito delle continue richieste degli utenti abbonati per la visione di vecchi e nuovi programmi coreani, Netflix risponde investendo nell’apertura di due nuovi studi di produzione, uno a Paju e l’altro a Yeoncheon, a nord di Seoul. Nel messaggio pubblico in piattaforma, Netflix annuncia di «essere entusiasta di intensificare gli investimenti in Corea e in serie e film coreani» e l’apertura degli studios consentirà la produzione di contenuti originali per Netflix. 

La piattaforma ha stimato che dal 2015 al 2020 sono stati investiti circa 770 miliardi di won (circa 700 milioni di dollari) per la produzione di oltre 80 contenuti originali prodotti in Corea e, data la richiesta attuale e in crescita, non ha alcuna intenzione di frenare tale rincorsa. 

Il catalogo di Netflix Italia resta, però, a oggi, tra i più poveri, seppur continua a crescere la disponibilità di nuove serie tv. Gli interessanti contenuti, anche meno recenti, visibili in altre Nazioni nel mondo non sono accessibili dalla nostra piattaforma, ecco perché gli appassionati fanno affidamento al VPN (Virtual Private Network), che consente, una volta installato, di poter cambiare Nazione e “fingere” di stare navigando da quel luogo, accedendo a un catalogo più ricco.

La bandiera del cinema coreano alla Biennale di Venezia

La seconda notizia: la 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha nominato come presidente di giuria l’ormai acclamato Bong Joon Ho. Dopo il successo di Parasite, che ha trionfato al Cannes Film Festival, al Golden Globe Awards e agli Oscar, il Consiglio di Amministrazione della Biennale non poteva non nominare il regista coreano presidente della giuria della prossima Mostra di Venezia che si terrà dall’1 all’11 settembre 2021.

Alla nomina, Bong Joon Ho ha di buon grado accettato l’incarico e ha dichiarato di esserne onorato «di essere coinvolto nella sua meravigliosa tradizione cinematografica». Non dimentichiamo che il cinema italiano è sempre stato di grande ispirazione per i grandi registi, e lo stesso Bong Joon Ho ha voluto ricordarlo nel suo capolavoro: raccontare le diseguaglianze di classe, la miseria e la ricchezza, le contraddizioni della società; il tutto accompagnato da musiche a noi familiari, come In ginocchio da te di Gianni Morandi e la lirica, passaggi tratti dal Rodelinda di Handel, le cui arie sono cantate in italiano.

Il fenomeno Parasite ha fatto poi registrare un aumento nelle proiezioni di sala (quando ancora il Covd-19 non aveva bloccato l’accesso ai cinema), con film coreani, anche in lingua originale, di altri grandi registi, come Kim Ki Duk, recentemente scomparso, o Park Chan Wook, per citare i più conosciuti.

Non ci rimane che attendere l’evoluzione degli eventi e, nel frattempo, provare a scoprire una cultura tanto bella quanto ricca di contraddizioni. La Corea del Sud non è mai stata così vicina come oggi e le intese economico-culturali tra i due Paesi disegnano prospettive interessanti da tenere sott’occhio.


Mariangela Pullara

Agrigentina, ma palermitana di adozione. Cresciuta a pasta e libri: la Fenomenologia dello Spirito di Hegel e lo Statuto dei lavoratori sono i miei romanzi preferiti.

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