Argentina e aborto: il sogno dei fazzoletti verdi è quasi realtà

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Il Presidente dell’Argentina Fernández annuncia su Twitter la sua proposta di legge per la legalizzazione dell’aborto, un sogno auspicato da centinaia di migliaia di attiviste argentine. 


Alberto Fernández Prensa, presidente dell’Argentina da meno di un anno, comunica al popolo argentino su uno dei social network più gettonati e usati dai leader politici di tutto il mondo, di aver inviato al Congresso martedì 17 novembre la sua proposta di legge che prevede la legalizzazione dell’aborto, un diritto da troppo tempo negato alle donne argentine, le quali sono costrette a ricorrere a pratiche clandestine mettendo in pericolo la loro vita.

«La legalizzazione dell’aborto salva la vita delle donne e preserva la loro capacità riproduttiva. Non aumenta la quantità degli aborti né li promuove. Risolve invece un problema che riguarda la salute pubblica» ha dichiarato il Presidente Argentino nel video pubblicato martedì scorso su Twitter. Prendendo come esempio il modello politico dell’Uruguay e di Città del Messico, dove il diritto all’aborto è riconosciuto, seppure con alcune limitazioni, Fernández ha dichiarato inoltre che con il sistema sanitario sarà facilitato l’accesso ai metodi contraccettivi per prevenire gravidanze non intenzionali.

La dichiarazione del Presidente argentino ha indubbiamente generato entusiasmo da parte di centinaia di migliaia di attiviste riunitesi intorno al Congresso a sostegno dell’approvazione della proposta di legge.

È importante ricordare, infatti, che a regolamentare l’aborto in Argentina è una legge risalente al 1921, ormai di quasi cento anni fa, che prevede la possibilità di abortire solo in caso di stupro o di rischio di morte della madre, entro le prime quattordici settimane della gravidanza. La violazione della legge comporta fino a quattro anni di reclusione.

L’aborto, così concepito, costituisce una vera e propria negazione del diritto di autodeterminazione della donna rispetto alla propria personale possibilità riproduttiva, una violenza psicologica e fisica cui le donne devono sottoporsi pur di portare a termine una gravidanza indesiderata, e compiere così quel compito biologico stabilito dalle società maschiliste.

La proposta di legge del Presidente Fernández mira, infatti, non solo a legalizzare l’aborto, ma anche a renderlo sicuro e gratuito dato che, a causa dell’elevato costo, moltissime donne argentine sono costrette ad accedere a metodi clandestini e informali, mettendo a repentaglio la loro stessa vita.

Un varco di luce rispetto al diritto all’aborto è stato aperto il 28 maggio 2018, quando il Congresso aveva approvato la proposta di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza con 129 voti a favore, una data molto importante poiché coincidente con il quindicesimo anniversario di nascita della “Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito“. Il comitato ha duramente lavorato in questi anni insieme al Consiglio Superiore delle Università Pubbliche affinché il tema fosse discusso al Congresso. Malgrado ciò, lo scorso 2018, il Senato ha rifiutato la proposta di legge con 38 voti contrari. 

La dichiarazione del Presidente Fernández lascia ben sperare che questa sia la volta buona per l’approvazione alla legalizzazione e depenalizzazione dell’aborto. Inoltre, nel suo video Twitter, il Presidente ha affermato di aver inviato al Congresso ben due progetti di legge che garantiscono alle donne l’accesso alla salute integrale: mentre il primo legalizza l’interruzione volontaria della gravidanza, il secondo istituisce il programma dei “mille giorni” con l’obiettivo di rinforzare il sistema di supporto sanitario delle donne durante la gravidanza e dei loro figli nei primi tre anni di vita.

«Sono convinto che lo Stato abbia la responsabilità di prendersi cura della vita e della salute di coloro che decidono di interrompere la gravidanza durante i primi momenti di sviluppo» ha poi continuato il Presidente nel suo video dalle moltissime visualizzazioni. Se anche il Senato accoglierà positivamente la proposta di legge, l’Argentina potrebbe diventare il primo Paese dell’America Latina a garantire questo importante diritto. 

Potrebbe dunque diventare realtà il sogno auspicato dalle donne dei pañuelos verdes, il simbolo di lotta rappresentativo dei movimenti femministi che si sono battuti per la legalizzazione dell’aborto. A fianco del viola e del bianco, colori che caratterizzano le femministe di tutto il mondo, i fazzoletti verdi, nati in occasione dell’undicesimo Encuentro Nacional de Mujeres nel 2003, sono diventati, negli ultimi anni, un efficace strumento mediatico con cui le manifestanti e i militanti si sono identificati. 

Contrariamente ai pañuelos verdes, il movimento pro vida spererebbe che il Senato, anche questa volta, bocci il progetto di legge sulla legalizzazione dell’aborto, portando avanti il celeste come colore simbolo della loro campagna. Ma l’impegno mantenuto dal Presidente Fernández, che già a marzo di quest’anno aveva dichiarato di voler inviare al Congresso la proposta di legge per la legalizzazione dell’aborto, rinviata poi allo scorso 17 novembre a causa della pandemia Covid-19, sembra ostacolare le richieste delle proteste cattoliche.

I gruppi femministi che oggi aderiscono alla Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito sono circa 305. Il loro obiettivo è attuare un’inversione di rotta degli ideali su cui si erige la società odierna, pertanto lottare affinché sia difeso istituzionalmente il diritto all’aborto, un diritto che i gruppi femministi auspicano possa essere riconosciuto come parte integrante dei diritti umani, all’interno di uno Stato che autorizza e non obbliga la società civile.

Secondo quanto riportato dai movimenti argentini, si stima che più di 500 mila donne ricorrono ogni anno a pratiche clandestine di aborto, una via alquanto pericolosa che porterebbe alla morte moltissime donne (dal 1983 oltre 3 mila). La mancanza di mezzi gratuiti, sicuri e liberi da ogni giudizio morale costituisce un vincolo alla libertà di scelta della donna sul proprio corpo. 

L’aborto legale e il programma dei mille giorni non sono gli unici obiettivi dei due progetti di legge. Infatti, il Presidente Fernández prevede l’estensione del supporto economico dell’Assegnazione Universale per la Gravidanza a nove mensilità, coprendo così tutto il periodo di gravidanza, supporto previsto anche per le nascite e adozioni.

Inoltre è stata prevista la fornitura pubblica e gratuita dei servizi essenziali durante la gravidanza e anche durante la prima infanzia, la creazione di un sistema di allarme immediato delle nascite e un certificato di identificazione, con l’obiettivo di garantire il diritto all’identità di bambine e bambini nati recentemente. Infine, sono state inserite politiche prioritarie di genere per prevenire e individuare in maniera tempestiva situazioni di violenza di genere, sessuali o abusi verso donne in gravidanza, bambine o bambini e adolescenti. 

Così, con tali riconoscimenti per i diritti delle donne, il Presidente Fernández intende promuovere una politica sociale che faccia dell’Argentina un Paese più inclusivo e vicino agli ideali di giustizia e uguaglianza


Foto in copertina di María Belén Altamirano

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