Tempo di lettura: 4 minuti

Il nostro orgoglio al Massimo: la raccolta fondi di Arcigay Palermo contro la chiusura

Condividi

 

Quarant’anni di storia, orgoglio, ma anche difficoltà, raccontati da Marco Ghezzi, presidente di Arcigay Palermo. Una realtà che rischia di non avere più una casa.


Arcigay Palermo si appresta a festeggiare un compleanno importante: quarant’anni di attività sul territorio che Marco Ghezzi, presidente dal 6 Settembre 2020, ha raccontato in questa intervista. Arcigay Palermo è sempre stato un tassello importante nella lotta per la difesa dei diritti umani attraverso attività di sensibilizzazione, formazione e informazione; a questi si aggiungono molteplici servizi essenziali che l’associazione eroga gratuitamente a coloro i quali lo richiedano, come la consulenza legale, medica e psicologica. 

La pandemia ha messo a dura prova anche una realtà consolidata come questa, tanto da voler richiamare l’attenzione di tutti con una campagna di crowdfunding, “Il nostro orgoglio al Massimo”. Ne abbiamo parlato con Marco Ghezzi che ci ha raccontato lo stato di salute dell’associazione, attiva da quarant’anni sul territorio, e le sfide da affrontare ai tempi della pandemia. 

Qui la campagna di raccolta fondi sul sito “Produzioni dal Basso”

«L’anno scorso avevamo pianificato tanti eventi per festeggiare questo importante traguardo, creare momenti storici, di divertimento, ma anche di memoria collettiva per l’associazione LGBT più longeva in Italia. Da marzo, ma già avevamo dei sentori a febbraio, abbiamo iniziato a rinviare più volte fino a dover annullare gli eventi. Da un lato c’era il forte dispiacere di non avere dato, secondo noi, il giusto valore, momento e spazio a ciò che è stato, per ricordare chi ha aperto le strade a tutte le libertà che abbiamo, ed è stato lungimirante nel fondare un’associazione così grande che conta circa 33 mila iscritti in Italia. Questo è un anno che ha una doppia valenza: è stato difficile, intenso ed esasperante, per la situazione della crisi sanitaria, ma d’altra parte è un anno importante perché Arcigay Palermo compie quarant’anni dalla sua fondazione a Palermo. Il primo comitato nasce proprio qui, un comitato fra le settantadue sedi territoriali sparse in tutta Italia».

Arcigay ha da sempre un’agenda ricca di attività. Come si realizzano questi progetti? «Arcigay Palermo è una realtà che si autofinanzia attraverso il tesseramento, le donazioni e le attività volontarie. Da pochi anni le attività vengono finanziate dalla Chiesa Valdese attraverso l’8×1000, come nel caso del progetto PrevenGo – la prevenzione viene da te. Abbiamo acquistato un laboratorio mobile, allestito ad hoc, per poter somministrare all’interno del camper test gratuiti per HIV, sifilide ed epatite C. Nel giro di tre anni abbiamo fatto oltre cinquemila test HIV; è un numero elevato al quale siamo arrivati toccando più di tre province siciliane: Palermo, Trapani e Agrigento, ma siamo arrivati in realtà anche a Caltanissetta e Messina. L’idea di base di questo progetto è portare una cultura della sessualità consapevole e sicura ovunque ce ne sia bisogno. Dalle scuole, dove facevamo e facciamo tutt’oggi educazione sessuale, alle piazze, ai locali e ai luoghi di divertimento. Anche in spazi, uso un termine un po’ più ampio, a “rischio di emarginazione sociale”, che possono essere quelli dove avviene la prostituzione o i luoghi di battuage in cui c’è anche il rischio di una marginalità, dove molte donne sono vittime di tratta e non sempre la sanità pubblica è accessibile.

L’altro progetto riguarda lo sportello “La Migration”, rivolto alle persone migranti LGBTQI+, ovvero quelle persone che scappano dal loro paese dove essere persone LGBTQ è un reato oppure c’è un rischio elevato per la loro vita. Quello che noi offriamo attraverso questo servizio è accoglienza, supporto psicologico e legale, un accompagnamento alla loro richiesta di protezione internazionale perché, in quasi tutti i casi, quando arrivano qui non conoscono la situazione delle persone come loro in Italia e in Europa. Inoltre, facciamo un accompagnamento alla richiesta di protezione internazionale e una preparazione ad affrontare il colloquio con le commissioni territoriali».

Dove hanno casa le attività di Arcigay? «Noi non abbiamo uno spazio concesso dal Comune ma siamo affittuari di un immobile in Via della Rosa alla Gioiamia, alle spalle della Cattedrale. È la prima sede di Arcigay, nello stesso anno sono sorti il Gruppo Giovani e il Gruppo Trans. Questo è anche il luogo dove facciamo i test per il progetto PrevenGo, ma anche formazione, counseling, momenti ludici, ed altri politico-assembleari. Fra le altre attività in corso c’era l’allestimento di una biblioteca che vuole essere un archivio storico LGBT, il primo a Palermo: fino ad ora abbiamo raggiunto seicento volumi. Arcigay è il luogo dove accogliamo i ragazzi che vengono seguiti dallo sportello La Migration. Abbiamo capito quanto ancora oggi sia importante ritrovarsi all’interno della comunità, fare socializzazione e aggregazione, in spazi sicuri e protetti.

Oggi è più facile fare coming out rispetto al passato ma ancora, sicuramente, non è il mondo che vorremmo, e non è il migliore dei mondi possibili. Secondo noi c’è stato anche un peggioramento: all’inizio di questo mese siamo usciti con un comunicato stampa in cui denunciavamo sei segnalazioni di violenze in strada, di ragazzi buttati fuori di casa o di violenze familiari, oltre al fatto che i dati stessi ci dicono che un’adolescente LGBT su quattro ha avuto negli ultimi dodici mesi pensieri suicidi, rapporto maggioritario rispetto ai loro coetanei non LGBT; uno su due ha avuto episodi di depressione».

Durante il lockdown la missione di Arcigay non si è scontrata con una forzata battuta d’arresto? «Ci sono dei progetti che ci portano a doverci adeguare alle nuove condizioni che ci sono state dettate. Probabilmente ripartiremo come abbiamo fatto in lockdown dove avevamo un calendario fitto in cui il distanziamento fisico era importante, ma non era distanziamento sociale. Il rischio è quello di aumentare quelle solitudini che già ci sono a prescindere dalla pandemia.

Una cosa su cui è importante focalizzarci è che oggi molti utilizzano il dibattito parlamentare sulla legge contro l’omofobia come pretesto per opporsi con frasi del tipo “ci sono altre priorità, c’è la salute”: quello che non si capisce è che quando parliamo di contrasto all’omolesbotransfobia, o comunque di supporto a persone che sono isolate, significa parlare della loro salute. Quando una persona è in una situazione di vulnerabilità e fragilità, magari è stato buttato fuori casa o ha vissuto in un contesto di violenza come lo stare in una casa “non proprio accogliente” per mesi, rischia tante cose a livello psicologico. Non è facile, parliamo anche di salute, parliamo di benessere: ci sono vite, corpi, persone, esistenze, che il distanziamento sociale lo conoscono da ben prima della pandemia, che lo vivono da sempre forzatamente. Noi abbiamo scelto di provare a fare tante attività, anche a distanza, per provare a stare vicini, insieme come comunità: tutti avevamo bisogno di confrontarci rispetto a quello che stava accadendo intorno a noi e nel mondo, ed ogni scusa era buona per stare insieme.

Diventa rilevante l’importanza di una realtà atta a seguire e supportare i ragazzi per contrastare le solitudini che ci sono, e che vengono aggravate in una situazione di costante richiamo al distanziamento sociale. In un momento come questo bisogna stare socialmente più vicini, c’è bisogno di solidarietà, di rivedersi negli altri, anziché cercare capri espiatori».

Una campagna di crowdfunding per supportare Arcigay, di cosa si tratta? «Non aver potuto fare autofinanziamento mette a rischio la possibilità di dare casa a tanti giovani, a tante persone che lì dentro possono esprimere loro stessi. Noi non abbiamo organizzato molti eventi: in estate, quando è stato possibile riaprire, abbiamo fatto tre presentazioni di libri e abbiamo mantenuto i nostri servizi alla comunità, quali il supporto psicologico, lo sportello “la Migration” e le giornate di test. Tutte queste, però, sono attività assolutamente gratuite che rivolgiamo a chi ne ha bisogno.

Quest’anno per noi non è stato possibile fare attività di finanziamento. Per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna di crowdfunding attraverso la piattaforma “Produzioni dal basso”. Su sito infatti si può fare una donazione dell’importo che si vuole tramite carta di credito, carta prepagata, tutte le carte bancarie o paypal in maniera semplice, veloce e sicura, previa iscrizione sulla piattaforma. Per noi è importante la donazione quanto la condivisione della campagna. A questa iniziativa abbiamo associato dei video di chi è vicino non solo all’associazione o alla causa, ma anche alla promozione, alla difesa e alla tutela dei diritti che non sono acquisiti per sempre in maniera immutabile.

Ci sono soci attivisti, volontari, personalità, che sono vicini alla causa; che augurano un buon compleanno ad Arcigay Palermo e a tutti noi, proprio perché questa è l’idea dell’associazione: non è fatta solo dai volontari che la vivono ma da tutti noi. Quarant’anni di storia vuol dire che l’associazione appartiene alla città».

Qui di seguito il link per la campagna di raccolta fondi sul sito “Produzioni dal Basso”: https://bit.ly/3ebaKHF


Condividi

Martina Bonaffini

Viaggiatrice solitaria alla volta di nuove terre, mai immobile e sempre (o quasi) con l'ironia in tasca.

error: Content is protected !!