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“Pilastri. Cultura, Politica e Partecipazione”: intervista all’autore palermitano Giuseppe Verrigno

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Cultura, Politica e Partecipazione sono i “Pilastri” nel libro di Giuseppe Verrigno. Studio e conoscenza come antidoto ad ogni crisi sociale e politica.


«Nel tempo dell’apatia, del disinteresse, dell’insensibilità, possono forse cultura, politica e partecipazione rappresentare l’autentica speranza e la sicura via per raggiungere quel tanto agognato cambiamento?». È questo l’interrogativo a cui il giovane autore palermitano, Giuseppe Verrigno, cerca di dare risposta nel suo primo libro, Pilastri, pubblicato lo scorso settembre da Edizioni Ex Libris, con l’autorevole prefazione di Laura Lorello, Professoressa Ordinaria di Diritto Costituzionale e Coordinatrice del Corso di Laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo.

IbsPilastri. Cultura, politica, partecipazione – Giuseppe Verrigno

Il saggio ricostruisce le radici storiche e le attuali necessità della “partecipazione”, da intendersi come forma autentica di comprensione della politica, ed individua nello studio e nella conoscenza l’antidoto alla crisi politica e sociale, oggi ulteriormente aggravata dall’emergenza sanitaria in corso.

«L’idea di scrivere un libro sul significato e l’importanza della partecipazione, in realtà, mi balenava in testa da un pezzo», racconta Verrigno. «Durante i mesi del lockdown, che ci hanno costretti ad abbattere la quotidianità e a rallentare i nostri ritmi frenetici, scrivere dei temi di cui quotidianamente mi occupo, è però diventata un’esigenza, il mio modo per dare sfogo a tutto ciò che avrei voluto fare (e che, in tempi normali, avrei forse messo a punto) per la comunità».

Dottore in giurisprudenza, Giuseppe Verrigno, nel corso dei suoi studi all’Università di Palermo, ha fondato e presieduto diverse associazioni studentesche ed è adesso impegnato nella divulgazione dei contenuti e dei valori della Costituzione Italiana, del Diritto dell’Unione Europea e dei temi dell’educazione civica tra i giovani e nelle scuole secondarie di secondo grado. Proprio a partire dalle esperienze vissute e dalle attività promosse, in questi anni,  in campo sociale e politico, è sorta la necessità di affrontare tematiche connesse alla partecipazione politica diretta o indiretta, ora cuori pulsanti di Pilastri

«La partecipazione sta alla base della vita comune. La dimensione individuale, con la cura e la ricerca dei propri talenti, che possono diventare professione o hobby, deve potersi coniugare anche con una dimensione sociale, che permetta al singolo di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di una comunità all’interno della quale impegnarsi attivamente e mettere a servizio le proprie competenze e conoscenze», afferma l’autore palermitano.

Nel tentativo di riscoprire l’essenza della cittadinanza attiva, nei cinque capitoli di cui si compone, il saggio approfondisce il rapporto tra comunità e vita politica, ricostruendo anzitutto la storia e i mutamenti che hanno riguardato i partiti politici dal Secondo dopoguerra ad oggi, per poi concentrarsi sulle caratteristiche e le forme della partecipazione e infine sugli strumenti che la Costituzione offre per dar voce alle esigenze degli individui.

«Per prendere consapevolezza della necessità di costruire una comunità più solidale, che si fondi sulla partecipazione e l’impegno dei singoli cittadini, ho pensato potesse essere utile partire dalle caratteristiche del nostro sistema politico. Così, ho cercato di ripercorrere nelle linee generali e in maniera quanto più fruibile possibile la storia dei partiti politici, per rilevare come il ruolo di promozione del dialogo e di circolazione delle idee svolto dalle organizzazioni politiche subito dopo la nascita della Repubblica, determinante per la vita della democrazia, abbia progressivamente lasciato spazio a “partiti-individuo”, che fanno leva sulla centralità della figura di un leader. Da organizzazione strutturata e capillarmente diffusa nel territorio – con affollatissime sezioni di Paese, manifestazioni e comizi in piazza, che si configuravano come grandi indotti culturali –, il partito ha assunto una dimensione sempre più verticistica e digitalizzata, che fatica a generare proposte che non siano identificate con le parole dell’uno e dell’altro personaggio di spicco e non riesce, in questo senso, a fare a meno dei nuovi mezzi di comunicazione: le “piazze” social di Facebook o Instagram».

Di nuovi linguaggi e digitalizzazione Giuseppe Verrigno parla nel terzo capitolo del suo saggio, sollevando la preoccupazione per una “politica del fumo”, fatta di vuota retorica, nella quale i cittadini rischiano di rimanere intrappolati, trasformandosi in spettatori immobili e indolenti, nell’attesa che qualcosa o qualcuno, dall’alto, possa dare slancio alla quotidianità.

«Il nuovo modo d’essere e di operare dei partiti rischia di allontanarci ancora di più dalla vita politica. Nel “partito-individuo”, infatti, pare non esserci più posto per il cittadino, che diventa così sempre più indifferente alle questioni che interessano più da vicino partiti e schieramenti. Certamente, non è possibile tornare all’organizzazione dei partiti così come l’abbiamo conosciuta dall’inizio della storia repubblicana fino agli anni settanta – gli anni del primo referendum contro il finanziamento pubblico, per intenderci –, e che ha come unica disciplina l’art. 49 della Costituzione (una norma di principio che prevede genericamente il diritto degli italiani di associarsi in partiti politici, ndr). A mio avviso, varrebbe la pena percorrere la strada individuata dal legislatore a partire dal 2012, di disciplinare più dettagliatamente la struttura dei partiti così da garantire procedure ancora più democratiche e trasparenti nella scelta del personale dirigente e dei candidati, il dialogo e, quindi, la varietà delle proposte».

Maggiore democraticità, trasparenza e dialogo dovrebbero dunque poter conferire “nuova linfa” ai partiti, incentivando la partecipazione attiva dei cittadini alla comunità costituzionale. Partecipazione che va certamente nutrita di sano confronto e buona informazione.

«Partecipare, oggi, è un atto di coraggio», conclude Verrigno. «È vero che c’è poca fiducia e molta repulsione nei confronti della politica. Diversamente da quanto si possa pensare, però, c’è tanta gente, ci sono tanti giovani che ne parlano. Secondo gli ultimi dati ISTAT, infatti, il 67, 7% delle persone al di sopra dei 14 anni d’età parla, anche inconsapevolmente, di politica, mentre il 73% legge di questi temi. Sono dati che stupiscono e che, tenendo certamente in debito conto il problema della qualità dell’informazione, denotano comunque un certo interesse e consapevolezza dell’importanza della vita politica. Quanto ai giovani, sebbene probabilmente sia difficile per loro confrontarsi con il mondo sempre più chiuso dei partiti, questo non significa che non vogliano e non scelgano di “partecipare”. Del resto, Politica”, nella sua derivazione etimologica, significa contribuire alla costruzione della città, mettersi a servizio degli altri. Informarsi e parlare, allora, sono i modi migliori che, come giovani, abbiamo per “fare politica” e comprendere il ruolo che ognuno di noi, anche nel suo piccolo, è chiamato a svolgere nella costruzione della comunità. A prescindere che si traduca o meno nella partecipazione diretta alla vita istituzionale del Paese. Così intesa, la politica non potrà che essere “una cosa bella”».


 
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Martina Sardo

Racalmutese dal 1994. Dopo la laurea in legge, ho avviato la pratica forense in diritto dell’immigrazione, senza però rinunciare all’altra mia grande passione: il giornalismo.

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