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Artiglieria pesante e cavalleria aerea

 

La svolta è avvenuta in tutte le aree geografiche, Europa inclusa. La Banca Centrale Europea (BCE) ha allargato il suo Quantitative Easing (QE) portandolo a 750 mld di euro l’anno e diminuito la quantità di capitale di riserva richiesto alle banche, allargando in questo modo la loro disponibilità di elargizione di credito. Sono state anche modificate le “regole di ingaggio” di utilizzo dei miliardi stanziati: essi potranno essere concentrati sull’acquisto di titoli di determinati Paesi (si potrebbe addirittura decidere di acquistare soltanto titoli pubblici in base alle circostanze) per sorreggerne le economie in crisi.

Queste misure sembrano essere state concertate a livello di banche centrali mondiali: infatti, non è un caso che tutte quelle principali abbiano alleggerito in modo analogo le richieste di capitale di riserva degli istituti bancari e abbiano aperto linee di credito speciali per mantenere aperta la liquidità. Anche a livello di QE, sembra essere presente una spinta concertata di tutti i Paesi: misure di questo tipo sono state effettuate, in particolare, da Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Giappone e Eurozona.

Le misure prese dalla BCE sono state sostenute anche a livello interno dai Paesi membri. La Germania, in particolare, ha schierato la locale cassa depositi e prestiti come sistema di garanzia per i crediti erogati dal settore bancario, per una cifra complessiva di 550 mld. Una misura analoga è stata presa sia nel nostro Paese, fornendo una liquidità di garanzia per 350 mld, sia in Francia che Spagna, al fine di evitare una riedizione della crisi finanziaria del 2008 quando, in piena crisi, l’economia si trovò in una forte condizione di stretta creditizia che contribuì a soffocare ulteriormente l’economia reale. Le ragioni di quella stretta creditizia furono in parte responsabilità del crollo del mercato interbancario, dove regnava il terrore sulla stabilità delle banche cui si sarebbe eventualmente erogato il credito, e della lentezza di reazione delle Banche Centrali che agirono con poca immediatezza nell’erogazione di liquidi alle banche. Memori di quella lezione, le Banche centrali si sono mosse per contrastare questa eventualità con largo anticipo.

Oltre a queste misure di politica monetaria, gli Stati stanno cominciando a reagire mettendo in campo misure di stimolo di natura fiscale. A livello europeo, questo sta avvenendo con il “liberi tutti” sancito dalla Commissione riguardo la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita (PSC). Per una concreta comprensione di quanto previsto rimandiamo all’articolo Whatever it is necessary” is the new “whatever it takes di Vincenzo Mignano.

In questa sede ci basta sottolineare come siano stati autorizzati gli Stati a mettere in campo politiche espansive sostanzialmente finanziate attraverso deficit e a cascata debito. L’Italia aveva già anticipato le Istituzioni europee attraverso il decreto “Salva Italia” col quale ha stanziato, per un primo contrasto degli effetti economici dell’epidemia, una cifra pari a 25 mld. Misure di natura e dimensione analoga sono attese per il mese di aprile, il che porterebbe il nostro Paese a una dimensione di stimolo fiscale pari a 50 mld, cifra analoga a quanto stanziato nelle ultime due finanziarie. Qualora le condizioni di blocco in quarantena del Paese dovessero prolungarsi, è probabile che misure simili possano essere prese per i mesi successivi.

La Germania, attraverso il suo Ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha annunciato una nuova spesa in deficit di oltre 150 mld, che potrebbe essere raddoppiata nella peggiore delle ipotesi, per contrastare gli effetti economici del nuovo coronavirus. La notizia è rivoluzionaria perché mette definitivamente in soffitta la politica dello “zero nero” tedesco, cioè il rifiuto di fare spesa in deficit (il deficit per quest’anno raggiungerebbe il 4% o l’8% nello scenario più infausto) e, quindi, nuovo debito. Il Paese che, al momento, ha dispiegato le armi più pesanti è rappresentato dagli Stati Uniti. Delle misure pesanti di politica monetaria, fatta di un ingente QE, abbiamo già parlato in precedenza. Dal punto di vista della politica fiscale, le misure sono ancora più rivoluzionarie: il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, la scorsa settimana, ha chiaramente indicato la possibilità che il Governo federale possa inviare denaro direttamente ai cittadini attraverso la posta. Questo tipo di misura in economia è definita “helicopter money, e da sempre occupa una posizione semiseria in tutti i manuali.

A livello teorico, essa sarebbe nella “cassetta degli attrezzi” della banca centrale più che del governo, perché consisterebbe in uno stimolo per la domanda aggregata, e in particolare per la componente dei consumi, da ottenere attraverso la “stampatura” di nuova moneta. Il suo utilizzo dovrebbe avvenire qualora ci trovassimo nella cosiddetta “trappola della liquidità” cioè il caso in cui i tassi d’interesse non sono ulteriormente manovrabili, perché già prossimi o sotto lo zero, e nonostante questo l’economia mantenesse una forma anemica. L’idea nella sua formulazione attuale è figlia di una battuta di Milton Friedman, che sottolineava come, in assenza di margini di politica monetaria, la soluzione potesse essere quella di gettare secchiate di dollari da un elicottero una volta sola. Friedman ne criticava evidentemente l’utilizzo, sostenendo che nulla avrebbe vietato ai “percettori” di risparmiare questi soldi senza stimolare in alcun modo l’economia. Una versione più antica, e che esula del tutto dalla figura dell’elicottero, può essere rintracciata negli scritti di John Maynard Keynes, dove l’autore, in modo semiserio, indica una soluzione simile: “Se il Tesoro si mettesse a riempire di biglietti di banca vecchie bottiglie, le sotterrasse ad una profondità adatta in miniere di carbone abbandonate, e queste fossero riempite poi fino alla superficie con i rifiuti delle città, e si lasciasse all’iniziativa privata, secondo i ben noti princìpi del laissez-faire, di scavar fuori di nuovo i biglietti.”. Il risultato finale sarebbe avere creato un lavoro (molto simile a quello dei cercatori d’oro) che, alla fine, avrebbe come risultato la creazione di reddito e, quindi, dei consumi. Keynes è semiserio perché, qualche riga più avanti, sottolineava come sarebbe più sensato che il Tesoro finanziasse iniziative più utili, come la costruzione di case per ottenere effetti simili, ma non aveva certo visto le società in quarantena, a causa di un’epidemia, impossibilitate di fare qualunque cosa. Negli Stati Uniti se ne sta ventilando un utilizzo di origine fiscale e non monetaria. L’idea sarebbe di inviare 1000 dollari al mese ad ogni statunitense adulto anche per più mesi, attraverso un assegno, fino ad ottenere uno stimolo della domanda accettabile. Al momento, però, questa misura sarebbe alla fase di studio e potrebbe essere utilizzata qualora necessario. Sostenitori di una politica simile da attuare in Europa sono in netta crescita e l’idea sembra aver conquistato molti, se persino una “bibbia” finanziaria come il Financial Times ospita opinioni favorevoli al suo utilizzo. L’idea di molti commentatori sarebbe che, dopo il mega stimolo del QE, resterebbe soltanto il Big Bazooka alla BCE: Eurobonds e helicopter money.

In conclusione, da tutte le parti del mondo si è presa sul serio la minaccia economica provocata dall’epidemia da Covid-19 e dalle sue conseguenze, e le misure attuate sembrano avere tamponato al momento le difficoltà economiche sorte. Le aspettative, cioè quella componente psicologica presente nell’individuo che determina se investire/consumare e stimolare o attendere e aggravare le condizioni economiche, da parte di tutti sembrano essersi volte dal terrore per il crollo all’attesa. Ma queste misure non possono bastare e non basteranno. Il virus si sta ancora diffondendo in tutto il mondo e i Paesi cominciano a rispondere con la quarantena e la chiusura di ogni attività non necessaria. Ultimo fra di essi sono proprio gli Stati Uniti, il maggiore mercato mondiale, che nella giornata di ieri a causa dei timori per la diffusione del virus e la mancanza di concordia nazionale fra le forze politiche hanno affondato i mercati. L’espansione dell’epidemia implica che ulteriori economie, fonti di domanda e di offerta, si prosciugheranno con effetti sull’economia globale. In quel caso, le aspettative volgeranno nuovamente al negativo, se non adeguatamente sostenute, e quelle che sembrano adesso armi decisive risulteranno essere semplici pistole ad acqua.


Francesco Paolo Marco Leti

Francesco Paolo Marco Leti

Tesoriere di Eco Internazionale. Classe 1984, manager culturale, esperto in economia internazionale, storia dell’economia e storia del pensiero economico.

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