Shein alla prova dei mercati: il debutto flop in Borsa
Il flop in Borsa di Shein svela le fragilità dell’ultra fast fashion. Tra dazi, nuove norme, sanzioni e perdite record, sembrerebbe che la moda low-cost sia arrivata al capolinea.
I mercati finanziari hanno inviato un segnale inequívoco al settore della moda a basso costo. La redditività basata sull’estrema convenienza non rappresenta più una garanzia. La recente quotazione alla Borsa di Hong Kong del colosso Shein ha evidenziato una netta inversione di tendenza rispetto agli exploit del passato.
Dopo aver tentato invano l’accesso ai listini di Londra e New York a causa dei timori legati alle dinamiche della catena produttiva, la società ha debuttato con una valutazione di circa 27 miliardi di dollari. La cifra registra un ridimensionamento drastico, pari a una contrazione del 70 per cento rispetto ai 100 miliardi toccati sul mercato privato nel 2022.

Durante le prime ore di contrattazione, la flessione del titolo ha raggiunto la quota del 10 per cento, per poi assestarsi su una sostanziale parità con una raccolta complessiva limitata a circa 1,5 miliardi di euro.
Shein tra crisi finanziaria e aumento dei costi aziendali
I dati contabili mostrano con chiarezza la vulnerabilità del modello economico. L’incremento dei ricavi del gruppo ha subito un forte rallentamento, passando dal 21 per cento a un modesto 8 per cento. Per quanto riguarda l’utile netto, si è contratto del 39 per cento nell’ultimo anno, fino al ritorno in perdita registrato nei primi tre mesi del 2026.
A fronte di questo calo dei profitti, le spese necessarie al marketing e all’acquisizione della clientela sono aumentate in modo sproporzionato rispetto alle entrate. A frenare le prospettive di espansione contribuisce la fine delle agevolazioni doganali sui piccoli pacchi, sia sul territorio statunitense sia nell’Unione Europea (UE).
L’eliminazione dell’esenzione dai dazi UE ha generato un crollo del 45 per cento degli utenti attivi giornalieri sulla piattaforma. Si tratta di un fenomeno che ha colpito in parallelo anche concorrenti diretti come Temu.
Il peso delle normative ambientali e la risposta legislativa dell’UE
Oltre alla stretta fiscale sulle spedizioni transfrontaliere, le Istituzioni dell’UE hanno introdotto vincoli normativi stringenti che impongono la responsabilità estesa del produttore per la gestione e il riciclo dei rifiuti tessili. La Francia ha assunto una posizione d’avanguardia, approvando una legge mirata a penalizzare l’immissione sul mercato di grandi quantitativi di vestiario a prezzi irrisori.

La normativa prevede sovrattasse graduate che partono da 0,25 o 0,50 euro per la biancheria intima e raggiungono i 12 euro per cappotti e giacche, con un tetto massimo fissato al 50 per cento del valore del prodotto al netto delle imposte.
In risposta alle proteste del Governo cinese, che reputa tali misure discriminatorie, l’UE ha introdotto la possibilità di erogare sanzioni pecuniarie che possono ammontare fino al 5 per cento del fatturato globale per le aziende non conformi agli standard di tracciabilità.
Sostanze tossiche e diritti dei lavoratori lungo la filiera
Le criticità strutturali del settore non riguardano solo gli aspetti finanziari o fiscali. Essi, infatti, coinvolgono direttamente le condizioni di lavoro e la sicurezza dei prodotti. Le indagini di laboratorio condotte dalle ONG hanno rivelato che il 32 per cento dei capi analizzati conteneva sostanze chimiche pericolose, come ftalati e PFAS, in concentrazioni superiori ai limiti consentiti dall’UE.
Parallelamente, le inchieste sulle fabbriche fornitrici hanno portato alla luce turni lavorativi gravosi fino a 75 ore settimanali e un singolo giorno di riposo al mese. E ciò in palese violazione delle normative sulla tutela dei lavoratori.
La combinazione tra obblighi di legge, sanzioni e una crescente diffidenza degli investitori sta costringendo i colossi dell’e-commerce a tentare una complessa diversificazione dell’offerta, dimostrando che l’esternalizzazione dei costi ambientali e sociali non è più un fattore d’impresa tollerato dal mercato.


