Battaglia navale Russia-Ucraina: botta e risposta sullo Stretto di Kerch

Di Daniele Monteleone – Gli incidenti tra la marina ucraina e quella russa costituiscono il nuovo capitolo della tensione intorno alla “questione Crimea”, uno scontro mai assopitosi.

Schermata-2018-11-26-alle-09.01.40-680x451Tutto è avvenuto nello stretto di Kerč’, quello tra il Mar d’Azov e il Mar Nero, striscia di mare in cui si trova il ponte che collega la Russia alla Crimea. Lo scorso 25 novembre due navi militari e un rimorchiatore ucraino sono stati intercettati, colpiti e sequestrati dalla marina russa. Nello scontro a fuoco fortunatamente non ci sono state vittime, ma solo alcuni feriti tra i membri dell’equipaggio ucraino. Incidente cercato? Nuovo motivo di riaffermazione per Mosca? Il rimpallo delle colpe tra i due paesi continua, il valzer della ragione più forte è solo all’inizio.

1543259182529.jpg--guerra_russia_ucraina_la_nato_minaccia_mosca_ultimatum_allo_zar_putinLa vicenda. Una nave della Guardia costiera russa sperona un rimorchiatore ucraino durante uno spostamento di navi ucraine dal porto di Odessa verso il Mar d’Azov. La zona, bloccata al transito a causa della sosta di una nave cisterna russa, diventa il “luogo del mistero”: c’è stato l’ordine da parte della marina russa di fermare la nave ucraina ma si è arrivati, dopo ore di crisi, a uno scontro a fuoco.

Secondo la marina militare ucraina, le proprie navi militari stavano effettuando un trasferimento programmato. Dopo lo speronamento, l’Ucraina ha deciso di far proseguire il viaggio anche alle altre due grandi navi militari. Da Mosca, invece, il servizio di sicurezza federale (FSB) inizialmente non ha fatto sapere alle agenzie di stampa dell’avvenuto speronamento, e la notizia trapelata era stata che le navi ucraine avevano mantenuto la loro rotta nonostante lo stop da parte della Russia. E così la reazione russa è stata quella già descritta, senza sconti.

La Russia sostiene che quelle navi ucraine siano «transitate illegalmente in un’area temporaneamente chiusa delle acque territoriali russe», un’azione che avrebbe direttamente portato all’utilizzo delle armi «per fermare con la forza le navi da guerra ucraine». Pare che l’accusa principale sia quella di aver portato volontariamente allo scontro con una chiara provocazione: un passaggio non consentito e la conseguente reazione dei militari a fermare quel passaggio.

9d96c4095fb30d460252bdaa85904219-kPTC--835x437@IlSole24Ore-WebLo Stretto di Kerč’ e il Mare di Azov, da oltre 15 anni – dopo la firma di un trattato – sono acque territoriali condivise, ma negli ultimi anni la Russia esercita un controllo pressante sulle imbarcazioni transitanti, siano esse militari o commerciali. A questa presenza forte da parte della Russia, l’Ucraina ha sostanzialmente risposto con la militarizzazione della zona, a contrasto di questo “blocco” russo e dei disagi annessi, fra cui, i più importanti, ritardi negli spostamenti e soprattutto il rallentamento commerciale.

Dopo lo scontro navale, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha convocato il suo Consiglio militare parlando di «aggressione» da parte della Russia. E non sono mancati gli scontri anche lungo la linea di confine tra l’esercito ucraino e le forze separatiste sostenute da Mosca. Lo stesso presidente aveva inoltre chiesto al Parlamento di prendere in considerazione l’introduzione della legge marziale, misura che dal 28 novembre è entrata in vigore nelle dieci regioni dell’Ucraina che confinano con la Russia, e che sarà valida per 30 giorni. Questa la risposta al sequestro da parte della Russia delle navi ucraine e, soprattutto, all’arresto dei 24 marinai ucraini presenti sulle navi, condannati tutti a due mesi di carcere dopo un procedimento per direttissima.

In Ucraina si respira comunque il bisogno di prepararsi al peggio. Il presidente Poroshenko prospetta un bisogno di poteri straordinari per fronteggiare una possibile invasione militare russa. Lo stesso leader ucraino non nasconde la necessità di un intervento della NATO con altre navi che aiutino l’Ucraina. Ha dichiarato in una recente intervista: «Non possiamo accettare questa politica aggressiva da parte della Russia: prima c’è stata la Crimea, poi l’Ucraina orientale, ora vuole il Mar d’Azov. Cosa farà Putin se non lo fermiamo?». È comunque ancora dubbio il motivo per cui sia stata imposta la legge marziale in questa occasione piuttosto che nel periodo immediatamente successivo all’annessione della Crimea alla Russia. Una misura più favorevole politicamente, quella attuale, e sconsigliata in passato, secondo le ipotesi di alcuni analisti.

Vladimir Putin ha definito l’episodio «una provocazione» pensata da Poroshenko in vista delle elezioni presidenziali previste per il marzo del 2019. L’attuale presidente ucraino ha effettivamente indici di popolarità piuttosto bassi, e quasi il 50 per cento afferma di non votarlo alle elezioni in primavera. Perfino nelle opposizioni politiche interne è stata sostenuta l’ipotesi che il presidente utilizzi la legge marziale a proprio vantaggio.

Sappiamo bene che i rapporti tra Ucraina e Russia sono molto peggiorati dopo l’invasione e l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Va avanti infatti una vera e propria guerra nelle regioni dell’est tra l’esercito ucraino e le milizie separatiste filo-russe, sostenute militarmente dalla Russia. Un conflitto di cui si parla comunque troppo poco. Anche in questo caso, lo scontro navale arriva dopo una frizione prolungata, partita dalla decisione ucraina di stabilire nuove basi militari nei pressi dello stretto, sempre in risposta del controllo stringente della Russia. Risposta su risposta, l’allentamento della tensione, che i partner internazionali dei rispettivi schieramenti vorrebbero stimolare, sembra davvero lontano.


 

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