Il bivio d’Europa: le tornate elettorali che cambieranno per sempre l’Unione

Il 2017 sarà un anno cruciale per le sorti dell’Europa unita: superato lo shock della BrExit, in cui l’Unione ha visto l’abbandono di uno degli Stati più influenti dell’intera politica comunitaria, il Regno Unito, oggi Bruxelles guarda con attenzione agli sviluppi delle campagne elettorali del cosiddetto “nocciolo duro” dell’ Unione. Le consultazioni in Francia ed in Germania, alle quali si è aggiunta quella nello stesso Regno Unito forniranno una visione post-BrExit essenziale per l’UE.

In Francia il responso del primo turno di domenica scorsa è stato chiaro: per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, i partiti tradizionali (Parti Socialiste e Les Républicains) sono tagliati fuori dalla corsa del ballottaggio per decidere chi sarà il futuro presidente. Emmanuel Macron, indipendente ed europeista, sfiderà Marine Le Pen del Front National, partito di estrema destra, fermamente antieuropeista. I francesi hanno detto no al classico duello tra forze politiche che si sono alternate all’Eliseo, facendo ben poco per combattere la forte disuguaglianza sociale delle banlieues, che ha portato ai recenti attacchi terroristici a Parigi, Marsiglia e Nizza, frutto di una radicalizzazione estrema. Il Paese è oggi in bilico, tra coloro che vogliono l’Europa, un’ Europa diversa e meno commissariale, e coloro che propendono per una FrExit, sulla scia di quello che è avvenuto oltre la Manica.

Prossimo appuntamento elettorale cruciale per l’Europa sarà quello tedesco: l’uscente CDU di Angela Merkel, pronta alla battaglia per ottenere il quarto mandato da Cancelliere Federale, dovrà vedersela con un tenace Martin Schulz, candidato SPD, la sinistra democratica tedesca. Schulz, presidente dell’Europarlamento fino a qualche mese fa, può rappresentare una svolta per le politiche di Bruxelles, accusate di essere orientate verso un “pangermanesimo” sempre più difficile da accettare nel club comunitario.

Rimane spettatrice (forse per poco) l’Italia, alle prese con una crescita stentata e governata dal quarto esecutivo non eletto, quello Gentiloni, subentrato a Renzi dopo la sconfitta referendaria dello scorso dicembre. L’ascesa costante della Lega Nord di Salvini e del Movimento 5 Stelle di Grillo, entrambi antieuropeisti, potrebbe sradicare la lunga egemonia degli schieramenti di Centro Destra e di Centro Sinistra, creando un “Terzo Polo” anti-casta, che promette un rinnovamento della politica italiana.

Appare evidente come i prossimi mesi rappresenteranno un bivio fondamentale per l’Europa nella sua stabilità politica ed istituzionale. La crescita dei movimenti anti-europeisti e xenofobi mina l’assetto moderato e globalizzato dell’Unione, che potrebbe risentire un duro colpo qualora tali formazioni politiche dovessero raggiungere il potere nei principali Stati della Comunità. Tra le cause del consenso verso questi partiti vi è la disapprovazione nei confronti del rigorismo di Bruxelles oltre che la percezione dell’edificio comunitario come un apparato prettamente tecnico, lontano dalle reali esigenze dei popoli europei. Occorre quindi una seria rivisitazione dell’assetto istituzionale europeo, che riduca gli squilibri odierni tra gli Stati settentrionali più sviluppati e quelli meridionali. Uno Stato federale con una sua costituzione, una sua moneta ed un parlamento eletto capace di legiferare su materie più alla portata delle istanze della popolazione, potrà davvero far ricredere i cittadini europei sul reale ruolo che l’Europa deve avere nel mondo. L’Europa è il luogo dove la civiltà ha conosciuto i suoi momenti più alti (con l’impero romano, l’Umanesimo ed il Rinascimento) ed i suoi momenti più bassi, con le due guerre mondiali durante il secolo scorso. La Comunità europea rappresenta una grande conquista per i popoli del Vecchio continente ed i suoi sessant’anni, recentemente celebrati il 25 marzo, ci invitano a sentirci sempre più appartenenti ad una sola grande nazione, quella appunto dell’Unione Europea.

Se nel 1776 le colonie americane riuscirono ad unificarsi, dando vita agli Stati Uniti d’America, perché noi europei, a distanza di sessant’anni dai Trattati di Roma, fatichiamo nel sentirci un unico vero Stato?

Giuseppe Sollami


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