Frexit, Le Pen promette una Francia fuori dall’Unione

Dopo il Brexit e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, l’ondata populista e antieuropeista non manca l’appuntamento con la Francia. La leader del Front National, Marine Le Pen, è pronta alla vittoria e al post-vittoria delle presidenziali di Aprile. Sembra ci sia già un piano per realizzare quella che è stata chiamata Frexit, sulla falsa riga dell’uscita britannica dall’Unione Europea. Non solo. Lo scandalo nel centrodestra che ha visto protagonista François Fillon aumenta le possibilità al ballottaggio tra i repubblicani e l’estrema destra con il potenziale trionfo di quest’ultima.

Se la tendenza di “priorità nazionalista” finora registrata dovesse essere confermata anche dal caso francese – attendendo anche il teatro politico olandese con Wilders – l’impatto dell’elezione di Marine Le Pen sarebbe devastante: l’annunciata uscita della Francia dall’Ue, seppur ostacolata da un improbabile sostegno parlamentare, distruggerebbe in maniera irreparabile la moneta unica. Le recenti dichiarazioni di un referendum sulla Frexit entro sei mesi dall’elezione della leader del Front National stanno già alimentando il caos sui mercati, pendenti dalla politica: sensazioni, paure, dichiarazioni, promesse e scommesse elettorali muovono la giostra finanziaria. E così la paura di una vittoria antieuropeista in Francia provoca scossoni alle borse europee.

L’eventualità elettorale lepenista – e le sue ripercussioni sull’Ue – in ogni caso è stata finora considerata da esperti e stampa piuttosto difficile a realizzarsi. Anche nel momento in cui il Front National dovesse conquistare la maggioranza dei voti al primo turno, i restanti elettori moderati di destra – senza contare tutti gli elettori dei socialisti – avrebbero tutti i buoni motivi per coalizzarsi con tutte le forze politiche rimaste fuori dal ballottaggio contro Marine Le Pen. A meno di uno spostamento dell’elettorato deluso da destra e sinistra sul patriottismo antieuropeista.

Ma qual è l’idea della Le Pen sull’allontanamento della Francia dall’Ue? La leader ha promesso che in caso di vittoria delle elezioni porterà i Francesi alle urne per votare a un referendum sull’uscita dall’Unione Europea. L’iniziativa referendaria di modifica costituzionale appartiene anche al presidente ed è necessaria l’approvazione delle due camere – tutt’altro che scontata a meno di un trionfo alle presidenziali – per divenire consultazione pubblica. Il referendum confermativo metterebbe al giudizio popolare una decisione pesantissima, così come avvenuto in Gran Bretagna. Il passato mette i brividi: una tentazione proveniente dal precedente storico di De Gaulle, episodio in cui l’ex presidente francese saltò il passaggio parlamentare per la consultazione popolare, impaurisce più di qualche giurista francese che ricorda quella storia incostituzionale.

Annose sono le trattative necessarie per attivare un processo di exit europea. Senza contare i tempi biblici di negoziazione per la stipula di nuovi o rinnovati accordi, la grossa rivoluzione che vuole introdurre Marine Le Pen vedrebbe la reintroduzione del franco francese affiancato all’euro e con un sistema di cambi flessibili. La compresenza di due monete – una delle quali di valore maggiore – comporterebbe, secondo gli esperti, l’inevitabile scomparsa di quella più preziosa, vittima di accumulo a vantaggio dell’altra. Insomma sembrerebbe un fallimento in partenza il piano di stravolgimento monetario in Francia. Una controtendenza rispetto al “dominio sull’euro” di francesi e tedeschi, i primi di certo traumatizzabili dallo scarto della moneta unica.

La Repubblica partecipa alle Comunità europee e all’Unione europea, costituite da Stati che hanno liberamente scelto, in virtù dei trattati che le hanno istituite, di esercitare in comune alcune delle proprie competenze” recita così l’articolo 88.1 della carta francese e potrebbe non farlo più se a vincere saranno l’euroscetticismo, il nazionalismo e i muri. Il Front National non ha molte alternative al trionfo plebiscitario se vuole mettere le mani sulla Costituzione e prendere la strada che porta fuori dall’Ue. In questa marcia elettorale gli sfidanti danno una mano: i Républicains vengono risucchiati dagli scandali, quelli della Gauche appaiono goffi e appesantiti dall’eredità “traditrice” di François Hollande.  

Daniele Monteleone


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