Cresce la tensione con la Russia; torna la leva militare in Svezia

Tornerà dopo 7 anni dalla sua abolizione il servizio militare obbligatorio in Svezia. A prevederlo, una proposta avanzata dal ministro della Difesa Peter Hultqvist. Il disegno di legge, discusso dal Consiglio dei Ministri i primi del mese, dovrà giungere in Parlamento. Tuttavia si tratta di una mera formalità, data la larga intesa intercorrente fra la maggioranza e l’opposizione.

Per circa 100 anni la coscrizione obbligatoria è stata parte integrante della Svezia. A porre fine a questo metodo di reclutamento ritenuto obsoleto, fu nel 2010 l’allora governo di centrodestra. In Italia, ad esempio, fu la Legge Martino del 2005 a sospendere la chiamata obbligatoria alle armi.

A partire da questa estate, circa 100 mila ragazzi e ragazze – nati dopo il ’99 – dovranno compilare un questionario motivazionale a fini del reclutamento. Si tratta di una prima scrematura al fine di individuare 13 mila unità valide a servire il paese. Soltanto 4 mila di loro imbracceranno un’arma e partiranno per l’addestramento a inizio gennaio 2018. Il loro servizio durerà 11 mesi.

Per comprendere tale decisione bisogna tener presente più problematiche. 

La prima riguarda sicuramente la “minaccia russa”. Le forti tensioni con il Cremlino, dovute alla corsa agli armamenti e all’annessione nel 2014 della Crimea, hanno portato la Svezia ad un perenne stato d’allerta. A partire dal 2015 si è registrato un notevole incremento della spesa militare per via delle continue esercitazioni militari nel Baltico e le sempre più frequenti violazioni dello spazio aereo svedese.

Una seconda motivazione riguarda il numero delle truppe. Dall’abolizione della leva ad oggi sempre meno giovani hanno scelto l’arruolamento volontario e di conseguenza la permanenza effettiva nelle forze armate. Una scelta dovuta anche alla bassa retribuzione e alla mancanza di prospettive lavorative una volta finito il servizio. Il ripristino del servizio militare obbligatorio, volto soprattutto all’aumento del personale, servirebbe anche a far fronte al delicato problema dell’accoglienza migranti, in cui l’esercito svedese si trova impegnato in prima linea.

La “neutralissima” Svezia si appresta così a rinforzare le proprie schiere. La paura nei confronti delle possibili mire espansionistiche russe e il cambiamento quasi radicale della sicurezza internazionale,  hanno comportato un repentino cambio di rotta in ambito della Difesa.

Nonostante non faccia ancora parte della Nato, è tra i firmatari del patto per la pace del 1994 che prevede una collaborazione fra le forze militari dell’Alleanza Atlantica e i paesi non membri. C’è da chiedersi se questa sia la soluzione migliore e quali altri paesi europei si accoderanno.

Marco Tronci


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