Salvini e la leva obbligatoria: serve davvero al nostro Paese?

Di Marco Tronci – Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di servizio militare obbligatorio in Italia. La leva militare – o comunemente detta naja – ha accompagnato il nostro Paese per oltre 140 anni per poi essere sospesa nel 2005 con la legge Martino durante il secondo governo Berlusconi. 

Le ultime “chiamate alle armi” interessarono i ragazzi nati entro il 1985 e la sua sospensione diede così inizio alla professionalizzazione delle Forze Armate.

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Una compagnia del 151° Reggimento Sassari

A rilanciare l’idea del possibile ritorno della coscrizione obbligatoria è stato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. La proposta – seppur non rientrante nel contratto di governo stipulato con il Movimento 5 Stelle – ha riscosso parecchio successo, soprattutto fra le associazioni d’armi come l’ANA (associazione nazionale Alpini). Quest’ultimi infatti sono stati promotori dell’iniziativa “Pianeta Difesa” circa dieci anni fa. Uno stage formativo diretto ai giovani per immergerli nei valori militari e introdurli alla vita di caserma. Il progetto si è evoluto nello stesso anno con la nascita del corso “Vivi le Forze Armate”, periodo formativo di circa un mese il cui promotore fu l’allora Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Non sono mancate le critiche da parte della sinistra e di alcuni vertici militari; i primi temevano il ritorno dell’Opera Nazionale Balilla mentre i secondi auspicavano un diverso impiego di quelle risorse economiche spese per mettere in piedi l’iniziativa.

La proposta del leader della Lega ribadita sul palco di Lesina, in provincia di Foggia, ha inevitabilmente spaccato in due la piazza. Sono in tanti a essere favorevoli, in quanto cresciuti con la convinzione che la leva sancisca ufficialmente il passaggio all’età adulta e che serva in un certo senso a “raddrizzare la schiena”, ma sono numerosi anche i contrari, sostenendo si tratti di una perdita di tempo.

Ma ha davvero senso ripristinare oggigiorno un esercito di coscritti? Secondo chi vi scrive, l’idea di fondo è nobile, e non ci sono dubbi riguardo l’utilità del servizio militare e sui valori che esso può trasmettere a un giovane di appena 18 anni. Inoltre si tratta di un’esperienza formativa (proiettati in un ambiente nuovo, lontani da casa, con persone provenienti da ogni angolo d’Italia) e lavorativa (attualmente un volontario in ferma prefissata di un anno percepisce circa 800 euro al mese).

Si tratta ad ogni modo di una “idea romantica non al passo coi tempi”, come ha dichiarato l’attuale Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, e soprattutto va contestualizzata. Il nostro Paese non ha nessuna emergenza che richiede un cospicuo intervento militare e la nascita di progetti alternativi legati al mondo universitario, come l’Erasmus, hanno sostituito l’esperienza di vita lontano da casa che un tempo solo il servizio militare poteva garantire.

Salvini sembra deciso ad andare avanti con la sua proposta; una ferma obbligatoria di 6 mesi per ragazzi e ragazze da affiancare al Servizio Civile, quest’ultimo nato per i tanti obiettori di coscienza che rifiutavano di imbracciare un’arma.

Altri paesi europei hanno attuato un piano simile: la Svezia e la Francia infatti hanno garantito il ritorno di una leva obbligatoria sia per una protezione dei confini che per una maggior coesione nazionale. Il caso svedese presenta un particolare non indifferente. Sono in tanti a preferire vie alternative a quella militare, causando così un indebolimento di tutto l’apparato difensivo. Un caso non accostabile all’Italia visto che sempre più giovani decidono volontariamente di vestire l’uniforme.


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