Theresa May: «Fuori dall’Ue per una futura “global Britain”»

Theresa May ha finalmente rotto gli indugi. Sarà un’hard Brexit, ossia una fuoriuscita dall’Unione europea totale e netta della Gran Bretagna. «Non vogliamo più essere membri del mercato unico europeo», ha ribadito il premier britannico Theresa May il 17 gennaio, dal palco del Lancaster House di Londra.

Una dichiarazione netta, seguita da quella al World Economic Forum di Davos. Un’occasione quest’ultima anche per spiegare al mondo intero, e perché no a possibili partner, che ne sarà del paese di Sua Maestà. «Dobbiamo prepararci a un negoziato duro con l’Unione europea, per stabilire il ruolo della Gran Bretagna su scala globale e guardando a una serie di accordi commerciali che non siano limitati all’Europa, ma vadano oltre l’Europa», ha detto la May.

Fuori dall’Europa, insomma, per creare i presupposti di una “global Britain”, altro nuovo concetto con cui si dovrà far i conti da qui alla definitiva fuoriuscita del Regno Unito. Nessuna parziale appartenenza all’Unione europea, nessuna soluzione che “ci lasci metà dentro e metà fuori”, come ha ribadito la May. Piuttosto si lavorerà su un’intesa per possa permettere alla Gran Bretagna di competere nel mercato unico europeo e di commerciare liberamente nel resto del mondo. Una libertà possibile solo una volta che saranno risolti definitivamente i rapporti con l’Unione. E i tempi sono già stabiliti, o quantomeno indicativi, in non meno di due anni. Un periodo di transizione che si vivrà adesso con la certezza delle intenzioni della Gran Bretagna, sintetizzabili nei 12 punti esplicati dalla stessa May al Lancaster House di Londra.

Oltre all’accesso al mercato unico ma senza adesione, la piena sovranità del Parlamento nazionale in ambito legislativo, l’uscita dalla giurisdizione della Corte europea di giustizia, e ultimo nodo fondamentale, la ripresa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione. Temi scottanti e su cui la May ha già lasciato trasparire una certa intransigenza. Una fermezza per cui il Daily Mail, The Sun e non solo l’hanno prontamente ribattezzata come la “nuova Lady di Ferro”, rievocando la Margaret Thatcher.

E nel caso non ci fosse accordo con l’Ue? A proposito di durezza, Theresa May ha rilanciato l’ipotesi di far della Gran Bretagna un paradiso fiscale attrattivo di investimenti, a danno ovviamente degli “amici” europei, come li ha definiti lei stessa. «Non credo che possiamo iniziare un negoziato minacciandoci», ha risposto a distanza il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ribattendo come sia normale pensare a delle conseguenze economiche negative per la Gran Bretagna. Un’evidenza su cui l’Unione europea deve far ancora chiarezza. Per controbattere alle pretese della Gran Bretagna, ma soprattutto per sventare da subito ogni proposito di fuoriuscita emergente nel resto del continente che di certo non mancano.

Mario Montalbano


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