Il genocidio in Palestina non è un’opinione, l’ONU conferma
Un report delle Nazioni Unite conferma, ancora una volta, che in Palestina si sta consumando un genocidio: gli obiettivi primari sono i bambini. Mentre il mondo si volta dall’altra parte e Israele mira a fare del Libano una seconda Gaza, l’ONU ribadisce ancora una volta l’inequivocabilità delle azioni dello Stato occupante nei confronti della popolazione palestinese.
«L’essenza stessa dell’infanzia è stata distrutta», così titola il rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele, pubblicato lo scorso 23 giugno dalle Nazioni Unite. Non ci sono dubbi, se qualcuno ne avesse mai avuti, sulla dolosità degli attacchi rivolti ai minori palestinesi a seguito dell’attentato del 7 ottobre 2023.
Gaza non è Hollywood
Tra i film più disturbanti sulla documentazione dell’Olocausto c’è sicuramente “Conspiracy: la soluzione finale”. Un mappazzone hollywoodiano in cui un eccelso Stanley Tucci chiede consiglio a diversi uomini biondi e importanti per trovare un modo di liberarsi degli ebrei in maniera definitiva. C’è chi suggerisce la castrazione chimica, chi di sparare direttamente ai genitali degli uomini, fino ad arrivare alle docce e alla fabbrica di morte dei campi di concentramento che tutti dispreziamo.
La soluzione finale doveva essere veloce. Nella testa di qualcuno, chissà se del Führer, ci sarà stato il pensiero che se il resto del mondo si fosse accorto di quella strategia di morte, la Germania avrebbe passato un brutto quarto di secolo, per questo non è stata avallata l’idea dell’estinzione per mancato ricambio generazionale.
Israele, invece, questa paura non ce l’ha. Detta le regole della narrazione mondiale, giostra gli stati come un mastro burattinaio e mangia popcorn guardando film come Conspiracy, prendendo appunti, qualora dovesse mancargli l’ispirazione.
Una strategia di distruzione
Il rapporto ONU conferma come l’ampiezza e la sistematicità della violenza esercitata da Israele contro i minori palestinesi rappresentino molto più di un effetto collaterale del conflitto: costituiscono un progetto mirato di distruzione biologica e culturale della popolazione di Gaza. Si documentano oltre 20.000 bambini uccisi e 44.000 feriti dal 2023 al 2026, identificando pattern coerenti di attacchi diretti e deliberati contro loro e le infrastrutture civili che ne garantiscono la sopravvivenza.
Emerge una strategia di annientamento, che mira a spezzare la continuità generazionale palestinese, privando il popolo della sua futura capacità di esistere. In più sezioni del rapporto, la Commissione sottolinea come la volontà delle autorità israeliane non si sia limitata al contenimento militare di Hamas, ma si sia tradotta in un comportamento che riflette la specifica intenzione di distruggere il gruppo palestinese in quanto tale, in particolare attraverso i suoi bambini.
Tiro al bersaglio con tuo figlio
«Sulla base della concentrazione delle ferite e delle parti del corpo colpite, ritengo che i soldati israeliani abbiano sparato deliberatamente contro adolescenti come se si trattasse di un gioco di tiro al bersaglio, prendendo di mira una parte del corpo diversa ogni giorno[…] Si nota uno schema molto chiaro che suggerisce che si tratti di mirare specificamente a diverse parti del corpo [dei bambini]». Queste parole di un medico in missione umanitaria a Gaza, fanno trasalire. Non si parla di casi sporadici, bensì di pattern rituali, ripetuti di settimana in settimana: la testa, la schiena, le gambe, il petto, ripeti.

In questi rituali disumani troviamo l’espressione più nuda della realtà denunciata nel rapporto: una guerra condotta non solo contro un popolo, ma contro la sua possibilità di crescere, amare e generare futuro. Il bambino palestinese, nel linguaggio dei generali e dei ministri israeliani documentato dal rapporto, è definito «nemico», «terrorista fin dalla nascita», «bersaglio legittimo». La Commissione conclude senza esitazioni che tali atti «formano parte di una strategia intenzionale per distruggere il futuro dei palestinesi di Gaza, attraverso l’eliminazione dei loro bambini».
Israele nega, ma anche noi non ci scomponiamo
Lo Stato ebraico risponde, come ad ogni report, denunciando calunnia e diffamazione mentre il resto del mondo non si posiziona. Nessuno punta i piedi, si indigna, minaccia sanzioni o chiede giustizia. Pare che la realtà, la verità, ormai competa solo ai singoli, mentre i nostri rappresentanti cercano di avvalersi di una mera interpretazione.
Se così è, dunque, necessita che ne prendiamo atto. Prendiamoci la responsabilità di essere coloro che sono a conoscenza della “soluzione finale”, e pretendiamo che ci siano delle conseguenze. Del resto, è questo che ci hanno insegnato da bambini quando ci facevano guardare quei film sull’olocausto.


