Tentato golpe in Turchia, riflessione e paragone con un caso siciliano

Leggendo l’articolo pubblicato su corriere.it di Antonio Ferrari riguardo il “golpe fasullo” in Turchia, viene subito in mente un episodio analogo, per certi versi, accaduto a Palermo nel medioevo. La vicenda vede protagonista il conte Manfredi Chiaromonte, padrone indiscusso della città e temuto dallo stesso sovrano Ludovico di Sicilia. Se davvero il “finto” colpo di stato fosse stato tutta una messa in scena da parte del presidente turco potrebbe aver tratto spunto dalla storia del nostro paese.

Quello del quale parliamo è un periodo difficile per la Sicilia in quanto era immersa nella guerra del Vespro che aveva, tra le altre cose, portato anche il sorgere di una guerra civile tra la fazione catalana e latina. Per spiegare la situazione nella quale si inserisce il nostro evento bisogna che si faccia un passo indietro. Ecco una breve cornice dei fatti.

La guerra del Vespro inizia con una rivolta scoppiata a Palermo il lunedì dell’Angelo del 1282. La rivolta era diretta contro la “cattiva” dominazione angioina, che giunse in Sicilia dopo aver sconfitto l’ultimo erede della casa di svevia. A generale l’episodio, secondo la ricostruzione, fu la reazione di un nobiluomo palermitano al tentativo di stupro della sua donna da parte di un soldato angioino, tale Drouet. La rivolta si estese ben preso a tutta la Sicilia. Un gruppo di nobili offrì la corona del Regno a Pietro III d’Aragona che quale marito di Costanza, ultima erede dei sovrani di svevia, poteva avanzare una pretesa sul regno. Così gli aragonesi giunsero in Sicilia e si avviò un braccio di ferro lungo novant’anni con gli angioini per la corona. In questo contesto sorsero le due fazioni: la latina, favorevole alle rivendicazioni francesi sulla Sicilia e formata dai baroni siciliani di antico lignaggio, e la catalana, che appoggiava le pretese degli aragonesi sull’Isola.

Della fazione latina faceva parte il conte Manfredi Chiaromonte autentico signore di Palermo che nel 1351 agì con astuzia, favorendo una rivolta ai propri danni, per smascherare e sconfiggere definitivamente i suoi oppositori. Per prima cosa fece infiltrare un suo uomo nella maglie della dissidenza palermitana e attese fino al giorno della festa di S. Lucia, 13 dicembre, quando un gruppo di soldati si recò a Palazzo Chiarmonte inneggiando il vessillo dei sovrani di Aragona.

Il conte Manfredi si rifugiò immediatamente presso il Palazzo Reale temendo i tumulti. Presto i nemici del conte si recarono in città entusiasti della sconfitta di Manfredi non sapendo però che suo figlio Simone si stava recando in città con diversi soldati. La notte del 25 gennaio 1352, infatti, Simone Chiaromonte e i suoi soldati riuscirono a infiltrarsi in città e catturarono tutti i dissidenti.

I fatti si svolsero probabilmente in modo complesso e poco lineare, ma questo è il resoconto che ne viene fuori dai documenti. In definitiva, le modalità e gli esiti della rivolta di Palermo del 1351 conducono a lasciare in piedi l’ipotesi che dietro la vicenda potesse esservi la regia occulta dei Chiaromonte. Del resto, come ha osservato Jacques Heers, storico francese, nelle città dell’Italia centro-settentrionale “suscitare assalti da parte di folle furibonde sembrava il modo migliore di costringere i nemici ad allontanarsi”. 

Francesco Tronci


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