Erdogan e Merkel: un rapporto amore/odio senza riserve

Traballa l’accordo tra Ankara e Unione Europea sulla gestione dei migranti. E traballa a tal punto che anche il presidente della Commissione Europea Juncker ha sostanzialmente espresso un amaro perché no? su una completa integrazione di due milioni di migranti sul territorio europeo, nel caso la “coppia felice” Turchia e Ue scoppiasse.

Il presidente lussemburghese ha infatti dichiarato alla conferenza dei presidenti dei parlamenti europei “Un continente di 508 milioni di abitanti, dovrebbe essere in grado di integrare 2 milioni di rifugiati. Se resta l’impressione che l’Europa non sia in grado di risolvere correttamente il problema dei rifugiati, la responsabilità non può essere imputata al Parlamento o alla Commissione Ue ”. Anche perché non essendoci stata la volontà di ogni paese di fare la propria parte in un unico processo equilibrato, la soluzione è dovuta arrivare da un paese esterno all’Unione, una soluzione ai limiti della decenza.

Dall’altro lato Erdogan sembra aver rimosso l’ultimo ostacolo alla sua politica – quantomeno nelle dichiarazioni e sempre più nei fatti – aggressiva. L’eccellente dipartita di Davutoglu, promotore principale delle trattative con Bruxelles sulla questione dei migranti, ha di fatto spianato la strada alla realizzazione dei sogni di presidenzialismo del Presidente turco.

Si ricorda il disaccordo sul modo di affrontare la Stampa e applicare la censura tra il Superpresidente e il Premier dimissionario. Se gli accordi erano stati pattuiti grazie alla volontà di collaborazione dell’ex Primo Ministro turco, per una sicura gestione del fenomeno migratorio in cambio della esenzione dei visti per i cittadini turchi per l’ingresso in Europa, adesso la questione si complica: dei settantadue punti da rispettare da parte di Ankara, recenti dichiarazioni hanno dato modo di pensare a un quasi sicuro – se non del tutto certo – inadempimento di alcuni di questi.

E’ evidente come la nomina del più controllabile primo ministro Binali Yildirim, risulta l’ennesimo gradino per imporre una decisa posizione contro le pretese europee in nome della volontà di affermazione politica. Al World Humanitarian Summit di Istanbul lo scontro tutto politico non ha risparmiato parole forti, minacce e ricatti tra i leader di Germania e Turchia. Il braccio di ferro continuerà ancora per molto.

Dobbiamo fare tutto il possibile per continuare il dialogo perché è probabile che entro l’1 luglio alcune cose non saranno pronte, in altre parole, l’esenzione per i visti perché alcune condizioni non saranno soddisfatte ” ha spiegato la Cancelliera tedesca, Angela Merkel. In primis vi è la disputa sulla modifica della legge antiterrorismo turca, uno dei punti da rispettare all’interno dell’accordo. “Troppe promesse vengono fatte senza che poi alle parole seguano i fatti ” continua la Cancelliera di ferro apostrofando la condotta di Ankara sui diritti umani, sulla condizione dell’informazione nazionale e sul trattamento dei giornalisti. Perché – ebbene sì – anche quest’ultime sono richieste forti e importanti all’interno dell’accordo.

La Turchia, paese in guerra con i Curdi del Pkk, in guerra con Assad, in guerra con i suoi intellettuali e con i suoi stessi liberi cittadini, è il paese che si è preso carico di questa annosa situazione migratoria in un momento, quello attuale, che vede avanzare un progresso autoritario, soprattutto dopo la revoca delle immunità parlamentari per cui la Merkel si è dichiarata “fortemente preoccupata”. Erdogan è invece pronto a stracciare l’accordo con l’Ue, mettendo le mani avanti sulle modifiche ai rapporti internazionali, inclusa l’unione doganale. Utile, anzi utilissima la Turchia per evitare una gestione confusa e disorganizzata degli immigrati da parte dell’Ue. Unione che, come per l’arrivo di un fulmine a ciel sereno, si ritrova a dover ripensare l’intera questione nello sfortunato – e se vogliamo, anche meritato – caso in cui arrivi il forfait di Ankara che ha chiarito “non cambieremo la legge antiterrorismo ”.

Il consigliere economico dell’area radicale vicina a Erdogan, Yigit Bulut, in un’intervista alla televisione pubblica turca, non ha usato mezzi termini: “Lasciamo che continuino ad applicare doppi standard, lasciamo che continuino a non mantenere le promesse fatte ai cittadini turchi. Devono sapere che la Turchia molto presto farà scelte radicali se continueranno ad avere questo atteggiamento ”.

Vero è che in un celebre precedente fu la Merkel a cedere alle parole di Erdogan, ma si tratta di tutt’altra storia: l’anno scorso, una poesia satirica di un comico tedesco non fu particolarmente gradita – per usare un eufemismo – dal Presidente turco, il quale richiese subito l’avvio di un procedimento penale contro il personaggio Jan Boehmermann, reo di aver pubblicamente offeso “un leader di un’altra nazione”, come punito dalla legge penale tedesca. Contemporaneamente la Cancelliera accelerava la presentazione di una richiesta di abrogazione per l’articolo sulla diffamazione di un capo di stato straniero. Forse questa breve parabola può rappresentare il complesso rapporto tra i due Stati: una tremolante mano d’aiuto tesa a salvare dal burrone. Ma il burrone sotto chi sta?

Daniele Monteleone


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