Crisi profughi tra Iran e Libano: il dramma dopo gli attacchi USA-Israele
La crisi dei profughi in Iran e Libano si aggrava dopo gli attacchi USA e Israele all’Iran del 28 febbraio 2026, con oltre 330.000 sfollati in una settimana secondo l’UNHCR. Questa emergenza si inserisce in un contesto regionale già fragile, con paesi come Libano e Iran che ospitano milioni di rifugiati da conflitti precedenti. Testimonianze dirette e rapporti ufficiali delineano uno scenario di caos umanitario, con civili in fuga senza bagagli né prospettive.
Le Radici del Caos Umanitario
Gli attacchi hanno innescato un esodo biblico: in Iran, circa 100.000 abitanti di Teheran hanno abbandonato la capitale in pochi giorni, rifugiandosi in zone interne senza prospettive di sicurezza duratura. Il paese, che già ospitava 1,65 milioni di rifugiati afghani, ora barcolla sotto il peso di risorse al collasso e tensioni sociali crescenti.

Nel Libano, la situazione è ancora più disperata: oltre 96.000 sfollati – siriani, palestinesi e libanesi – affollano 440 centri di accoglienza improvvisati, spesso scuole trasformate in tende sovraffollate nel Monte Libano, Beirut e Beqaa.
L’UNHCR stima almeno 330.000 sfollati in una sola settimana nella regione, con più di 30.000 libanesi e siriani che hanno varcato il confine siriano, dormendo in auto o da parenti lontani. Testimonianze strazianti, come quella di Zainab dal sud del Libano “Alle tre del mattino siamo partite con i bambini in macchina, senza niente” ci ricordano che dietro i numeri ci sono vite spezzate. E mentre Hezbollah stringe legami con la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, i raid israeliani mietono vittime: almeno 52 morti e 154 feriti solo nelle roccaforti sciite.
Rifugiati su rifugiati
I più vulnerabili pagano il prezzo più alto. I rifugiati palestinesi in Libano, già relegati in campi di povertà estrema e dipendenti da aiuti minimi, non hanno via di fuga: anziani, disabili e famiglie povere restano intrappolati, esposti a fame, malattie e bombardamenti notturni.
Medical Aid for Palestinians denuncia ordini di evacuazione israeliani che violano il diritto internazionale umanitario, imponendo trasferimenti forzati vietati da norme fondamentali. Il Norwegian Refugee Council parla di un terrore paralizzante: “I bambini non dormono più, il cielo è pieno di paura”.

La crisi non è isolata: Libano e Iran erano già saturi di milioni di rifugiati siriani e afghani da conflitti passati. Oggi, con lo stato di emergenza dichiarato in Libano, le infrastrutture crollano sotto raid incessanti, prezzi del petrolio oltre i 100 dollari e un’economia al tracollo. L’UNHCR mobilita squadre in Iran, Afghanistan, Libano e Siria, ma senza corridoi sicuri e aiuti coordinati, il rischio di collasso sanitario è imminente.
L’impegno e il disimpegno internazionale
La Francia ha risposto con 6 milioni di euro e 20 tonnellate di aiuti, aprendo fondi per donazioni private, mentre a Ginevra l’UNHCR discute strategie per i 30.000 nuovi sfollati libanesi. Eppure, serve di più: un intervento multilaterale che priorizzi vite umane su logiche geopolitiche, con aiuti immediati e diplomazia per spegnere l’incendio.


