Hamas, storia di un movimento in Palestina
Raccontiamo del movimento di Hamas, dalla relativa fondazione nel 1987 al suo ruolo nell’elezione di Netanyahu nel 1996.
L’accordo tra Hamas e Israele vede una tregua in un contesto di crimini di guerra conclamati in ambo le parti. La tendenza di confrontarsi con governi sempre più compromessi in gravi violazione del diritto – iniziata con la prima Presidenza Trump – continua a correre sul crinale dei regimi, come ad esempio quello afghano e siriano.
Oltre al Governo Netanyahu, al tavolo delle trattative di pace figura il movimento di Hamas, responsabile dell’inizio delle ostilità il 7 ottobre 2023. Le stesse hanno portato quasi allo sterminio della popolazione nella Striscia di Gaza, a seguito di uno sconto aperto che ha coinvolto politicamente anche l’Occidente.
Comunicati come quelli del 21 gennaio 2024 – titolato “La nostra posizione. L’Operazione Al-Aqsa Flood” – vedono non solo la rivendicazione di quegli eventi come inseriti nella “giusta” lotta ad Israele. Intendono, altresì, il “conflitto” come «causato dal comportamento aggressivo del sionismo e dalla sua alleanza con le potenze coloniali occidentali». Tutti elementi che lasciano trasparire che questo sarà un cessate il fuoco inserito in uno scontro non concluso, dato che gli attori e le motivazioni che lo hanno causato sono ancora in gioco.
La fondazione di Hamas: Yassin Ahmed e la fratellanza musulmana
La situazione attuale sembra notare una generale vittoria dell’approccio valoriale dei protagonisti della fratellanza musulmana. Hamas – abbreviazione di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya – viene fondata nel 1987 come braccio armato della fratellanza musulmana in Palestina da Ahmed Yassin, attivista della stessa organizzazione.
Tetraplegico, costretto alla sedia a rotelle a vita e quasi cieco, Yassin insieme al suo amico Abdel Aziz al-Rantissi, crea Hamas dopo la Prima Intifada. Contestualmente, un ente caritatevole denominato Mujama al-Islamiya viene fondato, pienamente inserito nella strategia di governo sociale di Hamas ed ancora oggi operante in Palestina.
Nell’originario Statuto del 1988, Hamas spiega che la Palestina storica è un patrimonio islamico che deve essere liberato dagli oppressori (Israele ed il suo sionismo) attraverso la Jihad come strategia di coinvolgimento per la lotta alla liberazione dello Stato nazionale di Palestina.
La Jihad come arma ideologica: la strategia che provocò la vittoria di Netanyahu in Israele
Diversamente da molti altri movimenti fondamentalisti con radici nel movimento della Fratellanza musulmana, Hamas usa all’opposto il dovere della Jihad elaborato dai fratelli musulmani, descrivibile come ottomana. Nella sostanza, si propone di istituire una grande comunità islamica sotto un’unica fratellanza senza confini nazionali, rivolgendo poi la lotta al resto del mondo non islamico.
Il movimento di Hamas, invece, nel suo approccio allo spazio palestinese ha invertito queste due priorità della Jihad nella fratellanza musulmana. In primo luogo, quest’ultima avrebbe dovuto condurre alla liberazione della Terra Santa della Palestina, vista come il centro del mondo. In seguito, gli arabi avrebbero potuto e dovuto rivolgere la restaurazione della vera fede al resto del mondo islamico.
Come tanti altri movimenti fondamentalisti, Hamas è ispirata inizialmente dal successo della rivoluzione iraniana dell’Ayatollah Khomeini, centrata sull’enfasi della Jihad come ideologia panislamica antioccidentale leva per la mobilitazione di massa.
È noto che Hamas si oppose al processo di pace degli accordi di Oslo, lanciando un’ondata di attacchi suicidi contro Israele negli anni ’90, soprattutto poco prima delle elezioni. Questi provocarono il panico nel Paese, consegnando la vittoria al partito ultraconservatore Likud di Benjamin Netanyahu nella votazione del giugno 1996.
Attuando in sintesi una strategia intesa a facilitare la permanenza del Governo di Netanyahu, e implicitamente a sostenere la continuazione della crisi nei rapporti tra l’Autorità Palestinese (AP) e Israele hanno alimentato un conflitto latente negli arabi non solamente in Palestina e nel Medioriente, ma in tutto il mondo con rilevanti problemi anche in Occidente, stimolando il risentimento, con effetti di lungo periodo, sul versante a sfondo religioso in altre nazioni.
Il Movimento di Governo della Striscia di Gaza
L’organizzazione fondamentalista è, quindi, protagonista primaria nel conflitto etnico israelo-palestinese. Di fatto, diventò molto influente nella Striscia di Gaza inizialmente come alternativa islamista alla laica e internazionale Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di Yasser Arafat. In tal modo, rappresentò sulla scena locale le visioni fondamentaliste e reazionarie dei palestinesi.
Dopo la vittoria della sua strategia alle uniche elezioni democratiche nella Striscia di Gaza, svolte 2006 ed indette dalla stessa AP istituita dagli accordi di pace stabiliti ad Oslo, epura immediatamente ogni componente istituzionale indicato come collaborazionista delle prospettive di pace.
Nel corso del tempo mantenne un equilibrio tra il dichiarato radicalismo politico, un’attenzione socialista e un’opposizione interna al nazionalismo arabo incarnato dall’AP. Ciò fu possibile attraverso un astuto uso della violenza rivolta sia agli oppositori interni che allo Stato israeliano come nemico esterno per legittimare una feroce gestione dittatoriale.
Per meglio precisare questo aspetto, un celebre studio dal titolo “The Palestinian Hamas: Vision, Violence, and Coexistence” di Shaul Mishaland Avraham Sela si occupa di analizzare il profilo dei processi decisionali di Hamas. Dallo scritto se ne deduce il marcato equilibrio, combinando considerazioni realistiche con credenze e argomenti tradizionali e obiettivi visionari tipici del terrorismo religioso con il soddisfacimento di bisogni immediati tipico delle forze di governo. In altri termini, rendendo in chiave ideologica la mescolanza delle identità palestinese insieme a quella musulmana.
L’organizzazione di Hamas userà la comunità palestinese dentro la visione dell’umma per l’Islam (la comunità islamica transnazionale e panislamista) come strumento per promuovere odio, all’esterno, per l’Occidente e il terrore, all’interno, dell’Islam. Creando un innegabile anche se perverso legame religioso e sociale con tutto il Medioriente geografico e culturale.
Di Antonino Martorana


