È morto il re, viva il re: addio a Giorgio Armani

È morto il re, viva il re: addio a Giorgio Armani

Lo stilista piacentino Giorgio Armani, simbolo dell’italianità nel mondo, è venuto a mancare lo scorso giovedì pomeriggio, all’età di novantuno anni.


Giorgio Armani, il Re della moda italiana, si è spento all’età di novantuno anni, dopo essere stato ricoverato in ospedale a causa di un’infezione polmonare; da mesi si trovava ormai in convalescenza nella sua casa.

Armani è morto, facendo ciò che più amava fare, ovvero lavorare: attraverso Facetime, ha infatti supervisionato le prove delle sfilate sino all’ultimo. Si stava preparando a un defilé all’Accademia di Brera previsto per il 28 settembre con cui si sarebbero celebrati i cinquant’anni della sua gloriosa carriera. Linee chiare e pulite, uno stile unico e inconfondibile, una missione semplice e al tempo stesso difficilissima, quella di Re Giorgio: liberare le donne e farle sentire sé stesse. In un mondo, quello della moda, in cui tutto corre troppo veloce e si susseguono senza sosta tendenze e ispirazioni, Armani è sempre stato portatore di idee coerenti e coraggiose, cui ha tenuto sempre fede. 

In realtà avrebbe voluto diventare medico, Giorgio Armani, nato a Piacenza l’11 luglio del 1934. Insieme alla sua famiglia si trasferì a Milano negli anni ’50 e si iscrisse alla facoltà di Medicina. Tre anni dopo ecco arrivare la cartolina rosa che lo chiama ad assolvere la leva obbligatoria. Rientrato a casa, Giorgio trovò lavoro alla Rinascente, dove fece prima il vetrinista, poi il commesso. Furono anni di gavetta e duro lavoro durante i quali la moda trovò il modo di incunearsi nell’esistenza del futuro re.

Proprio in quegli anni nasce il sogno. Un sogno che lo ha portato, nel 1975, a creare un marchio tutto suo e a presentare, al Plaza Hotel di Milano, la sua prima collezione primavera/estate che ebbe, da subito, un grande successo. “Essere uno stilista si rivelò subito un mestiere a metà strada tra la fantasia più audace e la grande concretezza. Gli stilisti dovevano essere capaci di creare tendenze, di suggerirne, anche spingendo più in là, desideri e sogni”, scrisse così Armani nella sua autobiografia, edita da Rizzoli nel 2015.

La rivoluzione gentile ma decisa di Armani iniziò con la creazione del suo capo più iconico: il completo destrutturato. Lo stilista piacentino prese le classiche costruzioni sartoriali e le rese più comode e lineari. Giorgio Armani fu un pioniere del ‘less is more’. All’idea diffusa che il lusso sia ostentazione, barocchismi, eccessi, Armani opponeva la sua visione, tant’è che lui stesso dichiarò: “Scelsi la strada del togliere anziché aggiungere, e di reagire all’anacronismo di uno stile che serviva da bandiera di una creatività fine a sé stessa, anziché essere al servizio dei consumatori”.

È morto il re, viva il re: addio a Giorgio Armani

Eliminando controfodere e copririsvolti, la giacca fluida che cade morbida appoggiandosi sulle spalle senza costiparle, indossata da Richard Gere in “American Gigolò”, diventa il simbolo degli anni Ottanta, non solo della casa di moda ‘Armani’. Prese forma così una nuova forma di eleganza, o per meglio dire, prese piede un nuovo concetto di eleganza, ben sintetizzata da quella che è nota come la citazione più celebre dello stesso Giorgio Armani: “l’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”.

Nel 1991 disegnò le divise dell’Alitalia, che grazie al suo talento in quegli anni divennero tra le più eleganti al mondo. Debuttò a Parigi nell’Haute Couture nel 2005 e da lì divenne immediatamente il punto di riferimento e la stella polare di tutti gli attori e le attrici di Hollywood, portando il Made in Italy su tutti i red carpet del mondo, simbolo della bellezza e dall’amore per lo stile del nostro Paese. 

Incredibile stakanovista, Giorgio Armani non aveva alcun problema nell’ammettere di aver sacrificato molto della sua vita personale sull’altare della moda. Uomo sempre discreto nei suoi affetti, con un amore e una fiducia incrollabili nel valore della famiglia, ha tenuto a ribadire fino all’ultimo che il marchio Armani sarebbe rimasto agli Armani, sua sorella Rosanna, da sempre al suo fianco, e ai suoi nipoti.

È morto il re, viva il re: addio a Giorgio Armani

Insieme a Leo Dell’Orco, responsabile del menswear e compagno di vita, il cui anello con diamante lo stilista indossava sempre e al quale nel 2022 salvò la vita da un incendio a Pantelleria, lo stilista creò appunto una Fondazione gestita dalla famiglia per mettere a tacere le voci di una vendita a L’Oreal o di una fusione con la Ferrari. 

Armani fu anche mecenate e filantropo. Nel 2020, quando ancora non si erano capite le reali portate del Covid-19, fu il primo stilista a rinunciare alle sfilate dal vivo proprio durante la settimana della moda milanese per mettere in sicurezza ospiti e impiegati.  Donò milioni ad associazioni di beneficenza per supportare gli italiani in difficoltà ed avviò proprio nei suoi stabilimenti la produzione di camici ospedalieri monouso.

Armani seppe quindi distinguersi con gesti concreti ed utili: non chiacchiere ma sostanza, come d’altronde può essere ricordata non solo la sua moda, ma la sua intera vita. Giorgio Armani è stato quindi un esempio virtuoso di innata eleganza, pulizia, rispetto, decoro e sottile meraviglia. Nella moda, sicuramente, ci sarà un prima e un dopo 4 settembre 2025, con la speranza che un talento così limpido e puro continui ad illuminare il cammino di chi cercherà di portare ancora alto il sogno dell’eleganza italiana.

di Annarita Caramico

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere