Andrea Camilleri, da “Arancini” a “Zolfo”: il dizionario per uno scrittore universale
Il 6 settembre 2025 Andrea Camilleri avrebbe compiuto un secolo. A lui, il quotidiano la Repubblica dedica un volume speciale che racconta il suo mondo parola per parola. La Sicilia lo celebra a Scicli e a Palermo, tra memoria, lingua e futuro.
Nato a Porto Empedocle, Andrea Camilleri fu scrittore, drammaturgo, regista teatrale, ma soprattutto narratore capace di reinventare un genere – il giallo mediterraneo – regalando al pubblico internazionale un personaggio, Salvo Montalbano, diventato icona popolare tanto quanto simbolo letterario.
Il 2025 in onore di Andrea Camilleri è stato inaugurato dal divulgatore Alberto Angela, con una puntata speciale del programma Ulisse, il piacere della scoperta, intitolata “La Sicilia di Montalbano” andata in onda il 17 febbraio su Rai 1.
Oggi, la Repubblica dedica al maestro il volume Le parole di Camilleri. Da Arancini a Zolfo, il dizionario di uno scrittore universale, curato dalla redazione di Repubblica Palermo e distribuito gratuitamente in edicola con il quotidiano il 4 settembre. Un’opera che ripercorre l’universo camilleriano attraverso le parole chiave che ne hanno costruito immaginario, lingua e identità.
Un dizionario come bussola
Non una biografia, né un’antologia. Il volume Da arancini a zolfo si presenta come un dizionario-immaginario, un lessico che non elenca date e trame ma un mezzo per ritrovare frammenti di Camilleri: le sue parole, le sue ossessioni, i suoi simboli. Non a caso la presentazione ufficiale parla di un “lessico vivo, dove ogni voce spalanca una stanza diversa dell’immaginario camilleriano”.
Il viaggio inizia dalla A di “arancini”, un termine che non è solo gastronomia ma identità, disputa linguistica e affetto narrativo. Per Montalbano – e per milioni di lettori – gli arancini sono una passione. Andrea Camilleri ne ha fatto un racconto celeberrimo, Gli arancini di Montalbano, in cui viene mostrato un commissario amante del tipico piatto siciliano.
E poi la disputa infinita: arancina o arancino? La Crusca li legittima entrambi, ma Camilleri ha consacrato il maschile, trasformandolo in marchio letterario. Includere questa voce significa evocare non solo un sapore ma l’intera tensione tra lingua, territorio e affetti, condensata in una parola che racconta la Sicilia “da mangiare” e da vivere.
Il percorso si chiude con la Z di “zolfo”, materia prima che rimanda ad un’altra Sicilia: quella dei giacimenti, delle miniere e del lavoro duro, fortemente presenti nella memoria collettiva.
Se gli arancini raccontano il piacere quotidiano, lo zolfo restituisce il respiro cupo della storia, il peso della fatica, le cicatrici lasciate dall’industrializzazione. È il contrappunto che ricorda come l’isola sia fatta di contrasti: la dolcezza della tavola e l’asprezza della miniera, la leggerezza del gusto e la gravità della memoria. Il circuito alfabetico che va da “arancini” a “zolfo” non è solo un gioco letterario, ma un itinerario sentimentale ed emotivo, che passa dall’ironia alla denuncia sociale. Ogni voce diventa esperienza, un modo per comprendere meglio non solo i romanzi, ma la lingua stessa di Camilleri: un impasto di dialetto e italiano, leggerezza e responsabilità civile.

A firmare le voci del dizionario sono scrittori e studiosi come Gaetano Savatteri, Stefania Auci, Franco Lo Piparo, Elvira Seminara, Picone, Ferlita, Accursio Sabella e molti altri. Il volume è dedicato inoltre alla memoria di Piero Melati, giornalista e scrittore scomparso il 4 agosto 2025, che ha contribuito alla cultura siciliana e nazionale con sguardo critico e amore profondo per l’isola.
I luoghi della presentazione: Scicli e Palermo
La presentazione del libro ha avuto luogo il 28 agosto a Scicli, in piazza davanti al Municipio di via Francesco Mormina Penna 2. Non un luogo a caso: quel palazzo è per milioni di telespettatori la sede del Commissariato di Vigata nella serie televisiva Il commissario Montalbano. Portare lì il debutto del volume è stata una scelta simbolica fortissima: la finzione e la realtà che si incontrano, rendendo la letteratura un patrimonio condiviso.
La seconda tappa si è tenuta a Palermo, lunedì 1 settembre nel chiostro della Galleria d’Arte Moderna (GAM), luogo di cultura e memoria che si apre al pubblico per accogliere la voce collettiva che questo dizionario rappresenta.
Una lingua che non smette di parlare
L’anteprima di Scicli ha dato spazio a un coro di interventi che, oltre che ricordare, hanno sottolineato l’importanza dell’eredità lasciataci dallo scrittore.
Emanuele Lauria, caporedattore di Repubblica Palermo e curatore del volume, ha evidenziato l’ambizione del progetto: «È il dizionario universale della sua poetica. Abbiamo provato a tradurre in voci singole quell’universo di parole, immagini e storie che Camilleri ha costruito in oltre vent’anni di narrazione. Un patrimonio che continua a parlare a generazioni diverse».
Anche Eleonora Lombardo, scrittrice e giornalista, soffermandosi sul linguaggio di Camilleri, ha affermato come quest’ultimo sia finto ma mai falso: «È una lingua artificiale, certo, ma mai artificiosa: riesce a dire il vero proprio perché gioca sull’invenzione, mettendo insieme italiano, dialetto, cadenze e musicalità che sono riconoscibili e comprensibili a tutti». Altri interventi, come quelli di Salvo Palazzolo, cronista giudiziario, e Carmelo Lopapa, giornalista politico, hanno spostato lo sguardo verso il futuro.
Secondo Palazzolo infatti, i racconti del maestro contengono verità ancora attuali sulla politica, sulla società e sulle mafie, sottolineando come sia fondamentale non lasciar cadere le sue parole nel vuoto.
Fa da eco LoPapa: «Camilleri ci ha fatto immaginare un’altra Sicilia, un’altra Italia possibile. Nei suoi libri c’è sempre l’idea di un’alternativa, di un Paese migliore che possiamo ancora costruire».
Continuando a celebrare il maestro
Le celebrazioni del Centenario, coordinate dal Comitato nazionale presieduto dallo storico Felice Laudadio, non sono solo commemorazioni ma progetti di lunga durata. Il dizionario di Repubblica si inserisce in questo quadro come strumento popolare, accessibile e gratuito, che porta Camilleri nelle case di tutti.
Ma non è finita qui: venerdì 5 e sabato 6 settembre, rispettivamente alla vigilia e nella data esatta dell’anniversario, il Teatro Antico di Taormina accoglierà due serate-evento per ripercorrere la personalità dello scrittore.
Le due serate – gratuite e aperte fino ad esaurimento posti – saranno un vero e proprio itinerario tra cinema, teatro e musica: si partirà con la proiezione in anteprima assoluta di «Camilleri 100», film documentario di Francesco Zippel, per poi passare alle letture affidate agli attori Alessio Boni, Sonia Bergamasco, Donatella Finocchiaro.
Spazio poi alla musica, con il concerto della cantautrice palermitana Olivia Sellerio all’esecuzione delle colonne sonore per «Il commissario Montalbano» composte da Franco Piersanti.
L’iniziativa è promossa dalla Regione Siciliana-Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo e co-organizzata con la Fondazione Taormina Arte Sicilia, in collaborazione con il Comitato Nazionale Camilleri 100, il Fondo Andrea Camilleri e Rai Documentari.
Un centenario che è futuro
Il cuore dell’eredità di Camilleri resta quindi la sua lingua: un impasto di italiano e siciliano, ironico, preciso, vivo. Una lingua che – come ha ricordato Lombardo – “non esisteva prima di lui” ma che tutti comprendono. La stessa che ha reso universale un commissario di provincia e che ha fatto della Sicilia non un margine ma un centro narrativo.
A cent’anni dalla sua nascita, Camilleri non è solo un autore da ricordare: è una voce che continua ad interrogarci. Il dizionario “Da Arancini a Zolfo” ne è un esempio evidente: non archivia ma racconta. Parola dopo parola, mostra un’Italia reale e immaginaria allo stesso tempo, una Sicilia che è insieme tavola imbandita e miniera buia, e una lingua che continua a vivere oltre il suo autore.


