Un nuovo inizio nel mondo di Danny Boyle: “28 anni dopo” e il virus della rabbia

Un nuovo inizio nel mondo di Danny Boyle: “28 anni dopo” e il virus della rabbia

Il mondo post-apocalittico di 28 Anni Dopo, il nuovo capitolo di Danny Boyle. Un film che esplora la rabbia, la resistenza e l’evoluzione umana in un contesto di sopravvivenza.


Il nuovo film di Danny Boyle, pluripremiato regista di The Millionaire, si basa sul mondo creato in 28 Days Later, dando vita a una storia post-apocalittica scritta insieme a Alex Garland. Questo lavoro, che debutta nei cinema il 18 giugno (prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures), segna il terzo capitolo di una trilogia, dopo 28 Settimane Dopo, diretto da Juan Carlos Fresnadillo nel 2007. Tuttavia, rappresenta anche l’inizio di una nuova trilogia, con il secondo film già completato.

Nel thriller horror d’autore, un virus sfuggito da un laboratorio di armi biologiche genera una quarantena brutale. Qui, il virus è chiamato “virus della rabbia”, evocando un mondo caratterizzato da aggressività e violenza. La trama si svolge su un’isola di sopravvissuti, collegata alla terraferma tramite un ponte. Un padre e un figlio si avventureranno in questa terra infestata da uomini infetti, dando vita a un’avventura che mescola suspense e orrore, con elementi di romanzo di formazione e film d’avventura old style. Il cast include attori di spicco come Ralph Fiennes, Aaron Taylor-Johnson, Jodie Comer e il giovane talento Alfie Williams, mentre Cillian Murphy, protagonista del film originale, è coinvolto come produttore esecutivo.

Un nuovo inizio nel mondo di Danny Boyle: “28 anni dopo” e il virus della rabbia

La Londra deserta del film precedente riecheggia la pandemia che ha colpito il mondo durante la produzione di questo nuovo capitolo. Danny Boyle commenta: «Il Covid ha influito notevolmente sulla scrittura di 28 anni dopo. Nel 2002, senza saperlo, avevamo anticipato qualcosa di terribile. La nostra risposta al virus è evoluta: i sopravvissuti non muoiono di fame, ma si uniscono per cacciare, affrontando un nemico che si è adattato».

Il “virus della rabbia” riflette l’atteggiamento sempre più aggressivo della società moderna. Boyle afferma: «La rabbia è diventata un sentimento comune, scatenato dalla tecnologia che ci offre potere individuale, facendoci sentire superiori». A Londra, un muro commemorativo ricorda le vittime del Covid, un tributo della comunità piuttosto che del governo.

Quando gli viene chiesto come combatte il cinismo, Boyle risponde: «Sono un ottimista e la mia curiosità è la mia forza». Parlando di resistenza, afferma che oggi mancano figure ispiratrici, e la tecnologia sembra dominare il panorama. Sottolinea l’importanza della BBC come fonte di informazione affidabile, lontana dai pregiudizi.

In questo film, Boyle combina scene spaventose e momenti toccanti, esplorando come il trauma possa fratturare una famiglia. La tecnologia ha reso possibile una nuova dimensione visiva, utilizzando iPhone e droni per catturare immagini uniche. «Non cercavamo la perfezione, ma le imperfezioni che rendono ogni immagine originale».

Infine, Boyle rivela che i veri mostri potrebbero essere svelati nel prossimo film. La colonna sonora, inclusa la marcia militare “Boots” di Rudyard Kipling, contribuisce a creare un’atmosfera inquietante, evocando la brutalità della guerra.

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