I “Ragazzi di via Panisperna”, la storia e le conseguenze sul mondo

I Ragazzi di via Panisperna, la storia e le conseguenze sul mondo

La storia del gruppo di fisici italiani e le conseguenze sul mondo intero che Fermi e i suoi “Ragazzi di via Panisperna” avrebbero creato.


Dalla fine della seconda guerra mondiale, l’esistenza della bomba atomica ha condizionato l’esistenza umana in molti modi, specialmente sul fronte politico internazionale. Ogni attività di contrasto all’uso di ordigni nucleari nel panorama mondiale, dunque, necessita quantomeno di essere riconosciuta.

Il movimento “Nihon Hidankyo”, nato in Giappone per mano dei sopravvissuti alle bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki, chiamati anche “Hibakusha”, ha ottenuto addirittura il Nobel per la Pace nell’Ottobre del 2024, a dimostrazione che i movimenti di questa natura hanno ancora grande necessità di esistere, specie nell’attuale ordine mondiale, nonostante gli ultimi cambiamenti.

Lo studio della fisica nucleare in sé, tuttavia, non ha avuto solo un utilizzo bellico. I primi studi portati avanti avevano altre intenzioni, e questo viene dimostrato anche dalla creazione di gruppi speciali per lo studio della materia. Ne è un esempio il lavoro di Orso Mario Corbino, ministro, senatore, e direttore del Regio Istituto Fisico dell’Università di Roma. Il suo intento di creare un centro di ricerche moderno, nel 1929, venne affiancato da Enrico Fermi, al quale Corbino voleva affidare la prima cattedra italiana di Fisica Teorica.

I “Ragazzi di via Panisperna”, l’origine del nome

Il nome di Fermi venne affiancato a quello di altri grandi fisici dell’epoca, sia nell’ambito teorico con Ettore Majorana, sia sperimentale. Con la collaborazione di Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Segrè, ai quali si aggiunsero nel 1934 Bruno Pontecorvo e il chimico Oscar d’Agostino, ebbe inizio il gruppo che sarebbe poi passato alla storia con il nome di “Ragazzi di via Panisperna“.

Il nome, collegato all’indirizzo della sede dell’istituto fino al 1935, indicava la giovane età degli scienziati che ne facevano parte. Lo stesso Enrico Fermi, punto di riferimento del progetto subito dopo Corbino, aveva 28 anni, ma era già considerato addirittura un prodigio nell’ambito accademico. La storia dei “Ragazzi”, e di Fermi in particolare, ebbe anche dedicato un film, a firma di Gianni Amelio, con titolo “Ragazzi di via Panisperna”.

Gli anni d’oro del gruppo videro grandi scoperte nell’ambito nucleare, ma il clima politico piuttosto pesante gravava anche sugli studi. All’inizio Fermi accettò la nomina di membro della Reale Accademia di Italia, iscrivendosi anche al partito fascista. Le sue scoperte e i suoi congressi attirarono anche molti grandi nomi, ma a poco a poco il gruppo inizierà a sfaldarsi dopo l’anno d’oro, il 1935, per una serie di ragioni.

La fine del gruppo e il Nobel di Fermi

In primis, la morte di Corbino, dovuta a una polmonite, porterà a una serie di manovre politiche, che tolsero a Fermi la successione alla guida del gruppo, che gli spettava di diritto. Inoltre, il clima politico in Italia stava diventando sempre più oppressivo: i vari membri del gruppo decisero di abbandonare il progetto per ricevere nuovi incarichi. La tensione salì parecchio, poi, anche in seguito alla scomparsa, ancora oggi senza risposta, di Ettore Majorana. Degli originali “Ragazzi di via Panisperna” rimasero solo Fermi e Amaldi, e anche Fermi stesso alla fine lascerà il progetto.

Sposato ad una giudea, Laura Capon, che stava subendo tutte le persecuzioni razziali coordinate con la Berlino nazista, durante quel periodo visse sotto stretto controllo. Fu così che, quando le sue scoperte gli valsero il Nobel per la fisica, Fermi decise di partire con la moglie senza tornare più indietro. Alla cerimonia del Nobel rese manifeste le sue intenzioni di distacco, presenziando in frac e salutando con una stretta di mano il sovrano di Svezia, allontanandosi quindi nettamente dalla prassi di saluto fascista con uniforme previsto per le cerimonie.

La partenza per gli USA e il progetto Manhattan

In seguito alla cerimonia, partì direttamente per l’America, dove nel 1939 rincontrerà Albert Einstein: Fermi condivideva la preoccupazione per l’utilizzo delle tecnologie atomiche per un utilizzo offensivo. La lettera al Presidente americano Roosevelt, mandata da Einstein, smosse il governo statunitense. Si iniziò a finanziare i primi gruppi di ricerca su un possibile sviluppo di armi atomiche, portando alla luce il famigerato progetto Manhattan.

A questo punto, la storia probabilmente si conosce già. Dopo il primo test in New Mexico, il primo dei quattro ordigni preparati nel 1945 preoccupò molti partecipanti al progetto. Molti di loro cercarono in tutti i modi, per il resto delle loro vite, di impedire l’utilizzo delle armi atomiche come strumento di guerra tradizionale.

Fermi, tra l’altro, ebbe voce in capitolo sull’uso dell’arma atomica in Giappone, assieme al più noto Oppenheimer. I partecipanti al progetto Manhattan crearono un rapporto che raccoglieva i dubbi di molti dei membri – noto come rapporto Franck – alla presidenza Truman, senza mai trovare riscontro. Sarà poi Truman a convocare quattro grandi nomi del progetto, ovvero Fermi, Oppenheimer, Compton e Lawrence, e consegnare loro il rapporto, che venne ritenuto non convincente.

L’uso dell’arma, però, convinse anche lo stesso Fermi. Si ritrovò a rifiutare, per motivi morali e tecnici, il successivo sviluppo delle bombe all’idrogeno portate avanti dal governo americano. Fino alla morte, dopo la quale ebbe dedicati un elemento chimico (il fermio) e una unità di misura fisica (il fermi), manifesterà la sua opposizione all’uso delle armi atomiche, che ancora oggi contribuiscono a mantenere un equilibrio mondiale freddo, come una guerra mai finita.

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