Sri Lanka: il sogno di una rinascita socioeconomica
Lo Sri Lanka si avvicina alle elezioni del 14 novembre con il presidente Dissanayake, puntando alla rinascita socioeconomica tra sfide di inflazione e riconciliazione tamil.
Dopo l’elezione del nuovo presidente di estrazione marxista, Anura Kumara Dissanayake, la “perla dell’Oceano Indiano” si prepara ad affrontare le elezioni parlamentari del 14 novembre, in attesa di risposte concrete sui diritti umani e sul rilancio socioeconomico dell’isola.
Il “nuovo ciclo politico” sembra aver sortito effetti, sebbene parziali, per quanto riguarda la riduzione dei costi dei beni e dell’inflazione. Infatti, sono state registrate riduzioni nel tasso complessivo di inflazione, misurato dall’indice nazionale dei prezzi al consumo (NCPI): dall’1,1% di agosto al -0,2% di settembre 2024 (Fonte: Dipartimento dei Censimenti e delle Statistiche, Governo dello Sri Lanka). Un contesto che appare promettente per il futuro, con un occhio agli errori del passato che hanno provocato forti malcontenti tra la popolazione verso la classe politica dell’isola. I Paesi stakeholder della regione (India, Cina, Giappone e altre realtà occidentali) hanno espresso la volontà di dialogare con la nuova governance dell’isola per investire in infrastrutture e potenziare la presenza e la partnership strategica.
Il rapporto critico con le Nazioni Unite
La mancata riconciliazione con il popolo tamil e altre comunità presenti sull’isola rappresenta una ferita ancora aperta. Nonostante il “nuovo corso politico” mirasse a dialogare su temi come la lotta alla corruzione politica e il benessere collettivo, senza distinzione alcuna, la posizione sui diritti umani rimane invariata.
Nella 57ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, lo Sri Lanka ha ribadito la propria posizione rigida, respingendo le risoluzioni proposte dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e proponendo, invece, un meccanismo interno che, per essere implementato, richiede ulteriore tempo. Dure sono state le parole della rappresentante permanente dello Sri Lanka presso le Nazioni Unite: «Nessuno Stato sovrano può accettare la sovrapposizione di un meccanismo esterno che sia contrario alla sua Costituzione e che pregiudichi l’impegno dei suoi processi legali nazionali. Inoltre, molti paesi hanno già sollevato una serie di preoccupazioni sulle implicazioni di bilancio di questo meccanismo, dato il suo mandato in continua espansione.»

«Il governo proteggerà la democrazia e i diritti umani di tutti i cittadini, anche affrontando questioni passate. I meccanismi e i processi nazionali che si occupano di riconciliazione, responsabilità e giustizia saranno credibili e indipendenti all’interno del quadro costituzionale, e sarà reso operativo un processo di verità e riconciliazione che abbia la fiducia del popolo. Come affermato dal presidente, il nostro obiettivo è rendere i meccanismi nazionali credibili e solidi… Sarà resa giustizia alle vittime degli attacchi della domenica di Pasqua.»
Le elezioni parlamentari e il destino incerto del popolo Tamil
Le mancate iniziative istituzionali di riconciliazione con il popolo tamil si sommano alle molte altre criticità irrisolte. La società civile e la politica tamil chiedono continuamente di risolvere i problemi legati all’eccessiva presenza militare nelle regioni a prevalenza tamil, oltre a richiedere giustizia e verità per le persone scomparse e la restituzione dei terreni privati ai legittimi proprietari. Tutto ciò rimane ancora in sospeso, creando aspettative ma anche delusioni.
Il neopresidente Dissanayake non è visto favorevolmente dai partiti maggioritari tamil, che lo accusano, insieme al partito JVP, di essere stato fautore, nel 2006, di una causa legale che ha portato alla divisione della regione nord dall’est, rivendicata dal popolo tamil come propria patria. Questa divisione ha ribaltato quanto stabilito dall’accordo indo-srilankese del 1987, riconoscendo l’unione tra le due regioni come illegittima.
Insomma, queste elezioni parlamentari saranno una sorta di doppio referendum. Per il popolo tamil, rappresenteranno l’opportunità di esprimere la propria posizione sul futuro politico e sulle sue ambizioni. L’obiettivo sarà capire come raggiungere l’autodeterminazione attraverso un sistema federalistico, con il coinvolgimento dei partiti maggioritari cingalesi e dell’opinione pubblica dell’isola. Una sfida non facile, vista la frammentazione e le scissioni tra i partiti più rappresentativi. Il popolo cingalese, maggioranza sull’isola, valuterà come “legittimare” il modus operandi del presidente Dissanayake, che aveva promesso, tra le altre cose, di abolire la presidenza esecutiva e di avviare un processo di riforme per portare benessere a tutto tondo.
Riuscirà l’isola della “Serendipità” ad armonizzare il dialogo tra i popoli e risollevarne le sorti economiche? Lo scopriremo a breve.
di Stefano Edward


