Il popolo Tamil, tra silenzi e la lotta democratica per la giustizia

Il popolo Tamil, tra silenzi e la lotta democratica per la giustizia

A distanza di 15 anni dalla fine del conflitto armato nell’isola dello Sri Lanka, i soprusi e le ingiustizie patite dal popolo Tamil nelle regioni del nord-est continuano nel silenzio.


Sugash Kanagaratnam, giovane avvocato e attivista dei diritti umani Tamil, racconta le battaglie giuridiche intraprese nei tribunali cingalesi e le speranze rimesse tra le mani della comunità internazionale. 

L’accaparramento dei terreni dei Tamil  

Uno dei temi più “centrali” della questione Tamil riguarda l’accaparramento dei terreni appartenenti ai tamil da parte delle forze armate cingalesi e dal governo centrale di Colombo. Un problema irrisolto che coinvolge diverse regioni nelle quali vivono in gran parte i Tamil.

“Nelle regioni del nord-est, in particolare nei distretti di Jaffna, Vavuniya, Mannar, Mullaitthivu, Kilinocchi, Ampara, Batticaloa e Trincomalee, vi è ancora in atto l’occupazione, da parte delle forze governative cingalesi con il beneplacito dello stato centrale, dei terreni privati dei tamil – precisa Sugash Kanagaratnam, avvocato ed attivista dei diritti umani. Non solo terreni ma anche le zone costiere sono state rese off limits rendendo difficili le attività ittiche ai pescatori Tamil”. 

In questi terreni “occupati”, le autorità hanno costruito dei templi buddisti creando dissapori e sconcerto tra la popolazione Tamil che si è avvalsa di alcune class action legali per richiedere la sospensione dei lavori e la restituzione di queste aree ai legittimi proprietari. 

Il popolo Tamil, tra silenzi e la lotta democratica

Le azioni legali 

“Dopo le class action intraprese dai Tamil nei vari tribunali per richiedere la restituzione dei terreni e lo stop alla costruzione dei nuovi templi buddisti, solo alcuni di essi hanno emesso delle sentenze significative favorevoli che, purtroppo, non sono state applicate – evidenzia con sconcerto Sugash – In molte occasioni lo stesso esercito aveva detto che non sarebbe stato possibile fare la restituzione di queste proprietà. Siamo arrivati a pensare che la giustizia per i Tamil non potrà passare attraverso i tribunali, ciò rappresenta una utopia. Auspichiamo piuttosto l’impegno della comunità internazionale nell’aiutarci a trovare una soluzione giusta per le famiglie Tamil” termina Sugash.  

La tutela della libertà di manifestazione e di pensiero dei tamil 

Quelle che sono reputate, a livello di diritto internazionale, diritti umani fondamentali quali la libertà di manifestazione e di pensiero, sono ancora represse nei confronti dei Tamil nell’isola. Gli ultimi episodi, risalgono in una delle settimane clou del mese di maggio. Nel periodo che intercorre l’11 e il 18 maggio, si ricordano i drammi subiti nella guerra, conclusasi con una grossa perdita di vite umane nella località di Mullivaikkal nel 2009. 

“Ricordare pubblicamente le persone che non ci sono più a causa del genocidio, distribuire simbolicamente il kanji, zuppa di riso che in quei giorni del 2009 aveva sfamato tante persone in una situazione di crisi umanitaria, ha portato a degli arresti arbitrari da parte della polizia cingalese – denuncia Sugash – 4 persone sono stati presi  per questo motivo dalla polizia a Trincomalee, poi portati  in tribunale. Grazie alla nostra azione legale siamo riusciti ad ottenerne la scarcerazione. Episodi simili sono avvenuti a Batticaloa, con gli studenti dell’università dell’Est (località di Trincomalee). Una situazione surreale ed inaccettabile” conclude Sugash. 

Il ruolo della comunità internazionale e il futuro dei Tamil 

Ciò che emerge è una situazione continua di instabilità politica e fragilità nel dialogo tra i diversi popoli che vivono nell’isola, frutto dell’incapacità da parte dei vari governi centrali, di porre una effettiva soluzione accettabile. I Tamil, dopo aver alternato nella loro storia contemporanea, periodi di lotta nonviolenta, politica e di resistenza armata, oggi intraprende una battaglia politica a livello internazionale che auspica un riconoscimento del “genocidio strutturato” in atto e una soluzione politica condivisibile che possa garantire giustizia alle famiglie tamil che attendono le verità sulle sorti dei loro familiari.

“Sin dall’indipendenza dell’isola, il popolo ha subito ingiustizie e politiche genocide. Inizialmente si richiedeva una soluzione di stampo federalista mai i vari governi cingalesi non ascoltarono le voci politiche dei leader tamil. – Precisa Sugash – Fu così che vi fu un periodo di resistenza armata che portò alla richiesta dell’autodeterminazione. Oggi si richiede a gran voce il riconoscimento di una soluzione in base federalistica ma il governo cingalese non è disposto a concederlo, pensando, di contro, all’implementazione del 13° emendamento della costituzione, già rifiutato dalla classe dirigente politica tamil per la sua inefficacia”. 

“Stanchi dei meccanismi interni che non portano giustizia, auspichiamo un proficuo impegno da parte della comunità internazionale nel fornire una soluzione concreta e delle risposte alle famiglie degli scomparsi, attraverso un meccanismo di indagini credibili, verità contro il genocidio subito e una azione politica concreta che possa passare attraverso gli organismi preposti come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU o un tribunale speciale. – Dichiara Sugash – Speriamo che non vi siano ulteriori temporeggiamenti ma risposte celeri”.

di Stefano Edward

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